I luoghi più affascinanti e iconici delle coste garganiche – dall’architello di San Felice a Vieste agli spettacolari due faraglioni che rendono unica nel mondo Baia delle Zagare, tra Mattinata e Vieste – sono destinati a crollare in mancanza di interventi di consolidamento. La loro fragilità, quotidianamente intaccata dal moto ondoso, scatena l’allarme anche nel Gargano dopo il crollo che ha fatto sparire l’arco di Sant’Andrea a Melendugno, che era uno dei tratti di costa salentina più fotografati e instagrammati. I cambiamenti climatici in atto accelerano la naturale evoluzione cui tali elementi sono soggetti, rendendo ancor più urgente la decisione di monitorare le situazioni più a rischio e valutare se intervenire o lasciar fare alla natura, nella consapevolezza che un giorno archi e faraglioni verranno giù. Era il 2015 quando fu pubblicato lo studio “I geositi della Puglia”, una ricognizione e verifica dei geositi e delle emergenze geologiche affidata dalla Regione. “I promontori si presentano con le tipiche forme di erosione differenziale dovute all’azione meteomarina su litotipi tenaci e fortemente fratturati: ad esempio, arco di San Felice, faraglione di Pizzomunno, Baia delle Zagare”, vi si legge.
“Sculture naturali come l’architello sono comuni lungo le coste alte rocciose sottoposte all’opera demolitrice del mare e degli agenti atmosferici. Infatti, l’azione delle onde su rocce sedimentarie può provocare in zone di minore resistenza (per la presenza di fratture, carsismo, etc.) la formazione di un arco naturale la cui volta è destinata, col passare del tempo, a crollare, isolando uno scoglio (faraglione). La presenza di due suggestivi faraglioni di Baia delle Zagare a poca distanza dalla linea di riva, uno dei quali a forma di arco, è indice del suo veloce arretramento; analoghi fenomeni a diverso stadio di evoluzione si osservano nei siti dell’architello e del Pizzomunno”. Per i geologi “il 53% delle coste pugliesi è a rischio erosione e sul territorio sono state censite 839 frane con 63mila persone che risiedono in territori colpiti da frane”. La Società Italiana di Geologia Ambientale, all’indomani del crollo dell’arco di Sant’Andrea, sottolinea l’importanza di una conoscenza geologica diffusa.
“Quanto è accaduto a Melendugno invita ad una riflessione”, sostiene Antonello Fiore, presidente nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA). “Il crollo dell'Arco di Sant’Andrea a Melendugno è un chiaro esempio di naturale evoluzione geologica del paesaggio costiero. Come mostrano alcune foto che ritraggono l’arco prima del crollo il sito è stato intensamente frequentato, a scopo ricreativo, durante la stagione balneare e oltre, con la presenza di bagnanti al di sopra e al di sotto della massa instabile che è crollata, per fortuna senza danni a persone. Questo deve ricordarci che la responsabilità della gestione del territorio non può prescindere dalla sua accurata conoscenza, dalla consapevolezza dei rischi associati ai vari ambienti che, a vari scopi, frequentiamo e, soprattutto, dall’accrescimento della cultura geologica. Sarebbe necessario passare dal censimento dei geositi a un vero e proprio catasto, come prevede la legge regionale, che possa contribuire a promuovere la cultura geologica e diffondere la consapevolezza dei pericoli naturali”.
Netto anche Vincenzo Iurilli, presidente sezione Puglia della Società Italiana di Geologia Ambientale: “La falesia di Melendugno, un gradino morfologico a tratti verticale, per una decina di metri al di sopra del livello marino è costituita da “rocce tenere”, ossia caratterizzate da relativamente bassi valori dei parametri di resistenza meccanica. Il paesaggio geologico del sito è tale da farlo ritenere rappresentativo dei processi in atto, con valore didattico, e anche con un valore scenico che lo rende un’attrattiva di quella località; tutte ragioni, queste, per cui è stato catalogato nel censimento dei geositi e delle emergenze geologiche della Puglia”. Le falesie formate da rocce tenere sono strutturalmente soggette a dinamiche naturali di erosione costiera e crolli. Il collasso di un arco di roccia tenera era una naturale conseguenza dell’evoluzione del paesaggio costiero. Interventi di consolidamento, oltre ad essere onerosi e a forte impatto sul paesaggio, avrebbero rappresentato solo un ritardo temporaneo in un processo intrinseco e ineludibile. La natura ha semplicemente seguito il suo corso evolutivo. La SIGEA-APS ribadisce l'urgenza e l'efficacia del monitoraggio costante delle coste alte. Tale attività è l’unico strumento di prevenzione realmente utile per interpretare l’evoluzione di questi ambienti, non solo geositi, per determinare con precisione le zone di pericolosità e, soprattutto, applicare dove necessario l'interdizione delle aree a rischio per scongiurare incidenti a visitatori inconsapevoli. Inoltre, sarebbe necessario passare dal censimento dei geositi a un vero e proprio catasto, come prevede la legge regionale, che possa contribuire a promuovere la cultura geologica e diffondere la consapevolezza dei pericoli naturali. Infine, SIEGA ricorda che il materiale roccioso crollato assolverà una funzione protettiva per il piede della falesia, contribuendo inoltre come sedimento per il naturale ripascimento delle spiagge adiacenti.
Reazioni
“Non c’è più spazio per i giri di parole: i simboli del Gargano nel mondo hanno i mesi, forse i giorni contati. Le immagini del recente e drammatico crollo dell’Arco di Sant’Andrea a Melendugno sono lo specchio di ciò che sta per accadere a Mattinata se non si rompe immediatamente il muro di silenzio della politica”, tuona l’associazione Italia Nostra – Sezione Gargano terre dell’ Angelo, portando all'attenzione dell’opinione pubblica “un fatto tecnico gravissimo e finora rimasto confinato nei corridoi tecnici: già durante i rilievi per il consolidamento della falesia del 2022, è emerso che il pilone portante del faraglione di Baia delle Zagare risulta paurosamente assottigliato”. A parlare è il vicepresidente della Sezione, Pasquale Di Bari: “I dati parlano chiaro: l’erosione alla base ha raggiunto livelli critici. Il rischio di un crollo imminente non è un'ipotesi pessimistica, ma una realtà geologica documentata. Di fronte a questa emergenza, il silenzio degli amministratori del Comune di Mattinata della Regione e dell’ente Parco è inaccettabile. L’insostenibile indifferenza dell’istituzioni sul rischio imminente del crollo dell’iconico faraglione di Baia delle Zagare parla da solo. Hanno forse deciso che la natura faccia il suo corso, che il crollo è un evento naturale ed evolutivo delle nostre coste. Il Gargano e la Puglia ne possono fare a meno?”. Italia Nostra denuncia l'esclusione della comunità da una scelta storica: “Perché i cittadini, gli operatori turistici e gli stakeholder non sono stati informati di questa perizia? Siamo davanti a un bivio identitario e ambientale che non può essere deciso in una stanza chiusa. Vogliamo un consolidamento strutturale che ne preservi l'integrità, pur sapendo che sarà una sfida ingegneristica senza precedenti? Oppure dobbiamo accettare che la natura faccia il suo corso, assistendo impotenti alla scomparsa dei nostri giganti di pietra? Questa non è una scelta tecnica, è una scelta politica e culturale. Gli operatori turistici, che su quelle icone hanno costruito l'immagine del territorio, e i cittadini, che in quei faraglioni riconoscono le proprie radici, hanno il diritto sacrosanto di sapere e di confrontarsi. Chiediamo la convocazione immediata di un dibattito pubblico”, continua Di Bari. “Le istituzioni devono mettere le carte sul tavolo: mostrate i rilievi del 2022, spiegate i costi, i rischi e le possibilità tecniche. La Regione Puglia ha recentemente approvato il Progetto Rinascimento, un pacchetto di interventi strutturali da circa 16 milioni di euro. Per il Gargano i fondi sono destinati ai Comuni di Rodi Garganico e Zapponeta, nulla è stato finanziato né previsto per la messa in sicurezza del faraglione Arco di Diomede. Il cuore pulsante del nostro paesaggio rischia di finire in mare nell'indifferenza generale. Il tempo dei segreti è scaduto. Melendugno insegna: la natura non aspetta i tempi della burocrazia. La politica batta un colpo prima che il fragore di un crollo renda ogni dibattito inutile”, conclude il vicepresidente.
A l’Attacco Di Bari sottolinea: “Rispetto a Baia delle Zagare è stato fatto un progetto di consolidamento relativo alla sola falesia, mentre non si è mai discusso di interventi sui due faraglioni. Anni fa il dipartimento di Scienze geologiche del Politecnico di Bari spiegò che erano possibili almeno due tecniche di consolidamento e che dunque si poteva intervenire. Sarebbe una tragedia per il Gargano e la Puglia se crollasse anche il faraglione Arco di Diomede, dopo quanto avvenuto a Melendugno. Con la mareggiata che giorni fa ha interessato la Sicilia sono certo che sarebbe venuto giù”.
“Come WWF Foggia”, dice a l’Attacco il presidente Maurizio Marrese, “ribadiamo con forza che la costa della provincia di Foggia rappresenta un patrimonio naturalistico e paesaggistico di valore straordinario, che non può essere considerato una semplice risorsa da sfruttare, ma un bene comune da custodire con responsabilità e lungimiranza. Dalle dune sabbiose, da Punta Pietre Nere fino alle falesie e alle baie del Gargano e alle isole Tremiti, siamo di fronte a un mosaico di ecosistemi delicatissimi: dune costiere, zone umide, habitat prioritari, corridoi ecologici fondamentali per numerose specie di flora e fauna. Un equilibrio sottile, che basta poco a compromettere. Chiediamo quindi alle istituzioni maggiore attenzione nella tutela dei siti e pianificazione, controlli efficaci contro l’abusivismo, l’erosione costiera spesso causata dagli invasi artificiali a monte o da opere pubbliche non ben progettate (porti, pettini, etc.) e un confronto pubblico trasparente sui progetti che incidono sul paesaggio costiero. Proteggere oggi significa garantire alle generazioni future non solo bellezza, ma qualità della vita, identità e opportunità. Questo vale anche per la questione dei geositi”, conclude il vertice del WWF Foggia.
Preoccupato è anche Matteo Falcone, guida ambientale di Monte Sant’Angelo e membro di AIGAE (Associazione italiana guide ambientali escursionistiche), esperto conoscitore del territorio garganico: “Penso che si sia capito che queste coste, che attirano milioni di turisti per la loro bellezza, non siano strutture fisse e immortali ma sono la conseguenza o il risultato di un lungo processo di erosione marina che ha come risultato l'arretramento della costa e quindi l'avanzamento del mare. Da questa premessa si dovrebbe comprendere come la presenza dell'uomo con le sue strutture turistiche potrebbe essere un fattore di rischio. Ma c' è un altro dato ormai confermato da molti esperti: il processo di avanzamento e di erosione marina sta subendo un'accelerazione in conseguenza dell'aumento del livello dei mari e dello scioglimento dei ghiacciai, fenomeni collegati a loro volta ai cambiamenti climatici. Quindi i fenomeni di crollo nelle coste alte potrebbero essere in futuro più frequenti anche a causa di violente tempeste”.
“Non dobbiamo stupirci se anche i nostri faraglioni e i nostri archi naturali cadranno un giorno, vicino o lontano che sia”, fa eco Domenico Sergio Antonacci, esperto di turismo e guida. “Nella seconda metà degli anni '70 cadde la cosiddetta finestrella su uno dei faraglioni di Baia dei Mergoli. E il Pizzomunno a Vieste? Avvicinandovi al monolite, nei periodi di bassa marea più o meno prolungata, è facile notare a terra una moltitudine di piccole pietre appena cadute; stessa cosa succede sotto le falesie. Insomma, una bellezza fragile. Qualcuno invoca un rinforzo per preservare questi monumenti naturali ma non è il caso di lasciar fare alla natura la natura, almeno una volta?”.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).