Caposiena segnalata ad Agcom per suo post social contro Pistillo da un cittadino sanseverese... che non esiste

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Il dibattito politico a San Severo sembrerebbe aver preso proprio una brutta piega. Dagli epiteti “bestia” e “faccia di corno” piovuti addosso alla Presidente del Consiglio comunale Rosa Caposiena dalla sua predecessora Alessandra Spada durante una seduta consiliare, al botta e risposta social tra la stessa Caposiena e Ciro Pistillo a margine della pubblicazione de l’Attacco dell’intervista al dimissionario consigliere comunale. Ieri, invece, la denuncia inviata all’Agcom da un cittadino sanseverese per i contenuti lesivi del post Facebook della Presidente del Consiglio comunale. Tuttavia, aleggia il mistero attorno al segnalante Matteo Fiore. La scrittrice Elena Ferrante, il cantautore Liberato, lo street artist Banksy. Tutti hanno una caratteristica in comune: nessuno sa chi siano. A questa schiera di personaggi che hanno deciso di restare nell’ombra, da ieri ne fa parte anche il cittadino sanseverese Matteo Fiore. Prima di ricostruirne il profilo, facciamo un piccolo passo indietro.

Sabato scorso, nel giorno di San Valentino, sembrerebbe che Cupido abbia dimenticato di scoccare la sua freccia verso Rosa Caposiena e Ciro Pistillo. A distanza di poche ore l’uno dall’altro, su Facebook sono comparsi due post di reciproco attacco. Prima la Presidente del Consiglio comunale che ha definito l’ex consigliere comunale un fantasma e un burattino nella mani di Alessandra Spada. Poi Pistillo che ha risposto a tono rivendicando il suo operato politico e ricordando che nessuno, eccetto l’assessore Rosario di Scioscio, gli sia stato vicino allorché ricevette minacce di morte. “Se avesse avuto coraggio avrebbe fatto il consigliere d’opposizione ma evidentemente non sapeva fare né l’uno e né l’altro. E dunque trovo nauseante far passare per eroico un atto vigliacco”, ha scritto la Presidente del Consiglio comunale. “Durante la mia breve esperienza ho portato idee e proposte verificabili, soprattutto su temi che riguardano i più giovani. Ho presentato mozioni, in particolare sul tema del bullismo, e ho lavorato a un progetto di doposcuola gratuito per famiglie fragili, coinvolgendo circa quaranta volontari. Il fatto che non sia mai partito non dipende dalla mia mancanza di impegno. Ho inoltre organizzato personalmente eventi inclusivi per tutti sia il 31 ottobre sia durante le festività natalizie. Ritengo doveroso dire che a questi eventi non si è presentato nessun rappresentante dell’amministrazione. Ero solo soletto, come sempre. Durante il mio breve mandato ho fatto qualcosina, e avrei voluto fare anche tanto altro. Lei in undici anni cosa ha fatto per la gente? Ce lo dica”, ha replicato l’ex consigliere comunale. Insomma, botte social da orbi per i due litigiosi. Evidentemente, poco eleganti per i ruoli ricoperti. Arriviamo a ieri, in mattinata giunge in redazione da un indirizzo mail con server Proton Mail – un servizio di posta elettronica sicuro e crittografato, progettato per proteggere la privacy degli utenti – la denuncia per hate speech online nel post Facebook di Rosa Caposiena in risposta all’intervista, pubblicata sabato scorso su l’Attacco, all’ex consigliere comunale Ciro Pistillo, che denunciava minacce e opacità amministrativa. La segnalazione proviene da chi finge di conoscere – o finge di non conoscere – i provvedimenti. Si fa infatti riferimento alle delibere Agcom n. 522/15/CONS e n. 116/20/CONS. Ma, mentre la prima è un atto in materia di concorsi pubblici, la seconda riguarda la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica. Discorso diverso per l’art. 8 Regolamento UE 2022/2065, che ha effettivamente norme stringenti per le piattaforme online in merito alla rimozione di contenuti illegali, tra cui l’incitamento all’odio, e per l’art. 39 T.U.E.L. D.Lgs. 267/2000, che obbliga il Presidente di un Consiglio comunale all’imparzialità e alla neutralità. Nella PEC inoltrata all’Agcom sono visibili tutti i dati sensibili del segnalante. Il codice fiscale inserito, a margine degli elementi forniti, combacia perfettamente. Lo stesso nome è meno fittizio di quanto si possa pensare. Nella Città dei Campanili, il cognome Fiore è uno dei più diffusi, e lo stesso Matteo Fiore presenta più di un omonimo. Ma c’è altro che non torna, e che l’Attacco ha verificato personalmente. L’indirizzo di residenza che viene riportato nella mail non esiste. Siamo stati sulla via indicata per un accertamento, ma il numero civico citato non trova riscontro nella realtà. Lo stesso dicasi per il contatto telefonico. Abbiamo più volte composto il numero trascritto, ma la chiamata viene stroncata sul nascere. Probabilmente, si tratta di un numero esistito, ma non più esistente. Nessuno, poi, conoscerebbe tale Matteo Fiore. Nemmeno i diretti interessati. Pistillo ci ha tenuto a precisare, ben prima che glielo chiedesse l’Attacco, che non ha alcun legame né è a conoscenza del soggetto, come ha ribadito anche in un post Facebook. Mentre Caposiena, raggiunta da l’Attacco, ha affermato di non conoscerlo e di credere si tratti di un falso. Ha inoltre aggiunto che sta già facendo le verifiche con il suo legale Michele Vaira. È una situazione surreale quella che sta vivendo la città di San Severo. Lo scontro politico, seppur ridotto ai minimi termini, resta tale. Ora si è andati oltre. Utilizzare un’identità falsa per una denuncia formale è moralmente inaccettabile, a maggior ragione se lo si fa consapevoli che ciò arrecherebbe un danno alla denunciata. L’interrogativo persiste: chi c’è dietro tutto ciò?

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testatina dillo al direttore WEB

 

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