“Il crollo dell’arco di Sant’Andrea si poteva evitare”, dice a l’Attacco Antonello Fiore, presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale. “E’ stato il risultato di un'evoluzione naturale, la conformazione dell’arco e le fratture della roccia tenera lo facevano presagire. Con un intervento strutturale si sarebbe potuto rinforzare l’arco di roccia, ora quelle rocce franate andranno a proteggere il piede della falesia e ad alimentare varie spiagge”. Anche nel Gargano non mancano geositi molto fragili. “Le formazioni geologiche sono diverse nel Gargano rispetto a quello del Salento: quest'ultimo è una roccia tenera, mentre il Gargano presenta falesie formati da strati, anche sottoli, di roccia calcarea che però è molto più alta di quella del Salento e quindi soggetta a un rischio crollo maggiore”, analizza l’esperto.
“I faraglioni di Baia delle Zagare e l'architello di San Felice sono elementi strutturali residuo di un paesaggio costiero passato interessato da erosione, tuttora costantemente soggetti all'erosione da parte del mare. Non possiamo escludere nulla. C'è un'evoluzione naturale dei paesaggi costieri interessati da mareggiate ed erosione, che può condurre fino al crollo come avvenuto a Melendugno. Vanno individuati gli elementi di pregio paesaggistico, storico, culturale e scientifico. Poi va presa una decisione: si può scegliere di lasciare i luoghi così come sono, e quindi soggetti all'evoluzione naturale, oppure fare interventi di consolidamento. Il primo passo è dato dalla conoscenza e dal monitoraggio, poi vengono gli eventuali interventi, tenendo presente che non si può intervenire su tutto il territorio nazionale e lungo tutte le coste. I faraglioni di Baia delle Zagare e l’architello di San Felice prima o poi inevitabilmente cadranno se non si interviene. Se noi riteniamo che i faraglioni siano un elemento caratterizzante non solo del Gargano e della provincia di Foggia ma di tutta la Puglia allora si deve agire con la messa in sicurezza per prolungarne la loro esistenza. Io ritengo che si possa intervenire in tempi rapidi analizzando la situazione sul piano geotecnico e statico, in accordo con la Soprintendenza e con gli altri enti preposti alla tutela del paesaggio, rinforzando il piede e realizzando un intervento che sia il meno invasivo possibile”.
Entrambi, architiello e faraglioni, sono dunque elementi residui in evoluzione del paesaggio costiero, ma quale dei due geositi suscita maggiore preoccupazione? “Preliminarmente sembra molto precario lo stato dei faraglioni di Baia delle Zagare perché si nota chiaramente come si stia assottigliando l'appoggio di uno dei due elementi, che oggi è molto sottile”, spiega Fiore. “L'analisi andrebbe fatta in tempi veloci individuando le criticità, capendo se sono reali e concrete, decidendo se vogliamo preservarli come elementi del paesaggio costiero e identitario. In quel caso, ripeto, bisogna fare studi condivisi e mitigare gli effetti delle mareggiate in modo da evitarne il crollo. Inoltre, per le coste alte, come quelle del Gargano bisogna trasferire la consapevolezza alla cittadinanza e ai bagnanti, con l’invito a stare sempre molto attenti. A Melendugno per fortuna il crollo è avvenuto nel periodo invernale, quando non ci sono bagnanti, e dunque non ci sono state vittime. Non bastano i cartelli: serve trasferire una concreta consapevolezza a bagnanti e avventori anche sul Gargano, dove ci sono falesie alte anche 20-30 metri e tante piccole grotte dove ci si ripara dal sole e dal caldo estivo. Non si può intervenire su tutta la costa alta, né pensare di risolvere i problemi di sicurezza con i cartelli o con l'interdizione alla balneazione. E rispetto al Pizzomunno, simbolo di Vieste, si può star tranquilli? “Non è soggetto all'azione diretta delle mareggiate e non è in erosione”, chiarisce Fiore.
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