Sono tanti gli interrogativi che la vicenda dell’infermiera, dipendente dell’Asl di Foggia arrestata il giorno di Pasquetta mentre cercava di introdurre nel penitenziario 8 telefonini (microtelefoni e smartphone) e quasi 200 grammi di hashish, ha sollevato nelle ultime ore. Trapela ad esempio che si tratti di una lavoratrice in servizio a San Severo, non deputata in via ordinaria alle attività in carcere. In occasione delle feste pasquali il personale addetto al penitenziario infatti era in ferie, anche se assunto solo a gennaio, riferiscono beninformati. Nonostante questo i sanitari avrebbero comunque maturato qualche giorno di vacanza. La donna in questione sarebbe una incensurata ma avrebbe contiguità con famiglie malavitose del territorio, secondo sommarie informazioni, il che però spiegherebbe come una persona non assidua frequentatrice del carcere abbia potuto intessere così rapidamente rapporti tra esterno e interno del penitenziario.
Ancora una volta, in altre parole, il carcere di Foggia finisce agli onori della cronaca per fatti poco edificanti.
“In questo caso va detto che i controlli hanno funzionato – ha precisato in premessa a l’Attacco Ruggiero Damato, segretario generale del sindacato Osapp, della polizia penitenziaria -, nonostante poche risorse, pochi uomini e pochi mezzi. Da anni denunciamo questi fenomeni, però ormai parliamo di casi frequenti, quasi consuetudinari. Se non si riesce a rafforzare l'intelligence e l’organico in servizio sarà molto difficile stare dietro a questi criminali che ormai dispongono di mezzi all'avanguardia, compresi i droni; mentre noi stiamo sempre in affanno. Da qui la nostra instancabile richiesta di un incontro con i vertici del dipartimento e con la Procura di Foggia”.
Lo stesso sindacalista fu autore, circa un anno e mezzo fa, di un esposto presso la Procura di Foggia, anche rispetto a questi fenomeni, che al momento non ha sortito alcun effetto.
“Cominciamo a vedere queste cose anche in un carcere che era considerato un fiore all’occhiello, a Lecce, due mesi fa abbiamo beccato un drone che stava portando cellulari nel penitenziario. Tutto questo mette a rischio il personale all'interno. Paradossalmente, fin quando arrivano droghe e telefonini poco male. Ma cosa succede se cominciano ad entrare armi, che facciamo? Sembrava che il nuovo Governo fosse intenzionato a rinnovare tutto e invece troviamo sempre le stesse persone a gestire le carceri e gli stessi problemi ma forse non si rendono conto che in questo modo le case circondariali finiscono per diventare polveriere e vere e proprie scuole del crimine. I vertici intanto fanno finta di non sapere e di non voler capire. Sono loro i diretti responsabili, lo dico senza mezzi termini. Tutti sono rimasti al loro posto, remunerati, serviti e riveriti; mentre la polizia penitenziaria prende schiaffi, pugni e agli occhi dell'opinione pubblica è quella che resta inerme di fronte a questi problemi. La figuraccia la facciamo noi, non la fa il capo di dipartimento o il provveditore”, ha evidenziato Damato.
Eppure, ricorda, proprio a Foggia si è consumata una delle evasioni più eclatanti degli ultimi tempi. “Non c’è stato nessun riscontro penale o quanto meno disciplinare, però quando c'è da punire un poliziotto si interviene con il pugno di ferro. Di questa situazione però nessuno se ne fa carico, nessuno ne parla, a parte qualche testata giornalistica”. Intanto gli episodi come suicidi, aggressioni e introduzioni illegali aumentano.
“Sta succedendo di tutto come l’Osapp aveva preannunciato da anni. Oggi è capitato all'infermiere di turno? Domani può essere il cappellano di turno, può essere l'avvocato di turno, può essere il poliziotto corrotto di turno, se continueranno a non esserci controlli capillari e una presa di coscienza che il carcere di Foggia è una scuola a delinquere. Non ci possiamo meravigliare, quando poi vengono alla luce tali casi, anzi sono ancora pochi; questa non è altro che la punta di un iceberg. Non esito a dire che se oggi i detenuti di Foggia (ma anche di Taranto, che è una struttura molto simile a quella daunia) volessero mettere in atto una nuova evasione, la organizzerebbero non in 48 ore ma in 48 minuti, viste le falle che l’immobile ha. Non solo non è cambiato niente, è addirittura peggiorato. Ma quello che è davvero grave è che ancora non si registra una non presa di posizione della politica e dei vertici dell'amministrazione, iniziando dal direttore e finendo al ministro”.
Non c’è solo però la questione sicurezza in ballo, addetti ai lavori fanno notare che questi fenomeni finiscono per svilire il ruolo fondamentale della detenzione che è il recupero dei condannati.
“Sorvolando sulla questione cellulari, una riflessione va fatta sull’introduzione della droga: come possono i detenuti affrontare un percorso di riabilitazione se possono reperire sostanze stupefacenti? Non è ammissibile in un contesto nel quale già di per sé la disperazione la fa da padrona e dove si perde quasi del tutto l’umanità. Non basta la buona volontà del direttore generale che oggi pare essere attento a questi temi, occorre porre una attenzione maggiore a tutti gli aspetti che riguardano i detenuti che, forse occorre ricordarlo, sono esseri umani e come tali vanno rispettati”.
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