A 23 anni il rampollo del boss dei Montanari voleva avere il controllo sugli spacciatori della zona. Sarebbe questo, secondo gli inquirenti, lo scenario all’interno del quale sarebbe avvenuta l’aggressione a colpi di fucile a pompa che ha portato in carcere nei giorni scorsi Antonio Miucci, figlio di Enzo, reggente del clan Libergolis-Miucci di Monte Sant’Angelo. Quest’ultimo anni fa è salito alla guida dell’organizzazione mafiosa - dominante nell’area tra Monte, Manfredonia e Vieste - a causa della detenzione dei fratelli Libergolis, coi quali è imparentato (il padre Antonio era cognato del capostipite Ciccillo Libergolis). L’arresto di Miucci jr, classe 2000, è avvenuto da parte dei carabinieri della Compagnia di Manfredonia dopo quanto avvenuto a Manfredonia la sera del 3 gennaio scorso.
I carabinieri intervennero presso l’ospedale di San Giovanni Rotondo, dove i medici avevano segnalato la presenza di un uomo con lesioni da arma da fuoco tipo fucile a pompa (munizionamento a pallini).
Si tratta di un pregiudicato con precedenti in materia di stupefacenti, Tommaso Tomaiuolo, considerato dagli investigatori dedito allo spaccio di droga e parente a quanto pare del più famoso Tommaso Tomaiuolo, finito varie volte agli onori delle cronache in quanto appartenente al clan dei Montanari. Il giovane, non in pericolo di vita, aveva ricostruito in modo dettagliato quanto accadutogli qualche ora prima in un vicolo di Manfredonia e, nonostante affermasse di non aver riconosciuto l’aggressore, ne aveva fornito una parziale descrizione.
I militari dell’Arma, mettendo a sistema gli elementi gravemente indiziari raccolti, hanno poi eseguito, con il fondamentale supporto della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo del Comando Carabinieri Provinciale di Foggia, una mirata perquisizione, con opportuni accertamenti tecnici finalizzati a rilevare la presenza di micro particelle di polvere da sparo (lo stub) che, a seguito delle analisi poi effettuate dal Ra.C.I.S. di Roma, hanno dato esito positivo. Le risultanze investigative acquisite, concordate dalla Procura della Repubblica di Foggia che ha coordinato le indagini, hanno quindi determinato l’emissione della misura cautelare in carcere nei riguardi del presunto responsabile.
Nell’ordinanza della giudice per le indagini preliminari Marialuisa Bencivenga, sulla richiesta di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere avanzata dal pubblico ministero Enrico Infante, si evidenziano i “gravi indizi di colpevolezza”.
Pochi minuti dopo le ore 20.00 del 3 gennaio, nella frazione Monticchio di Manfredonia, Tomaiuolo fu colpito alle gambe con un fucile mentre percorreva a piedi via San Leone IX e poi raggiunse il Pronto Soccorso dell'ospedale di San Giovanni Rotondo per farsi curare. Ai carabinieri disse, in ospedale, che quella sera, dopo essere uscito intorno alle ore 19,30 dalla propria abitazione, all'altezza di viale Beccarini, notò un soggetto che, andandogli incontro a piedi, estraeva da sotto il giubbotto un fucile, probabilmente a canne mozze. Tomaiuolo tentò di allontanarsi ma fu raggiunto alle gambe da un colpo di arma. Vide l’uomo fuggire a bordo di una Fiat Punto di colore scuro (forse grigio). Tomaiuolo descrisse l’aggressore come un giovane di corporatura robusta che indossava un piumino rosso. I militari, recatisi sul posto, trovarono in effetti un oggetto in plastica, verosimilmente parte della cartuccia di fucile. Dalle telecamere del negozio Coop lì presente si è arrivati a Miucci di cui è stata perquisita l’abitazione a Monte Sant’Angelo.
Non è stata trovata alcuna arma ma in compenso c’erano un piumino rosso e un paio di scarpe ginniche di colore bianco e con profilo nero e striscia argento tra la scarpa e la suola, marca Plein, “assolutamente uguali a quelle indossate dall'aggressore”. L’esame dello stub sul piumino, sulla Fiat Panda usata da Miucci e sulla persona ha consentito di rilevare 7 particelle di piombo, antimonio e bario sul piumino e mano lato destro e 4 sul lato sinistro. Invece la successiva acquisizione delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del Comune di Monte Sant'Angelo ha permesso di ricostruire il percorso effettuato dalla Fiat Panda nelle ore immediatamente antecedenti e successive all'agguato: alle ore 19,44 del 3 gennaio la Fiat Punto transitò sotto la telecamera installata sulla SP 55 incrocio via S. Torinese, con direzione Manfredonia; alle ore 23,07 stesso percorso ma con direzione contraria, ossia verso Monte Sant'Angelo. I carabinieri hanno calcolato che in condizioni ordinarie e rispettando limiti di velocità e segnaletica sono sufficienti 21 minuti per giungere dalla SP55 al luogo dell'agguato, una distanza di 14 km; inoltre, che la Fiat transitò sulla SP55 alle ore 19.44, ossia circa 26 minuti prima dell'esplosione dei colpi di fucile e che alle ore 20,08 l’auto si trovava a Manfredonia in viale Beccarini (dalla telecamera della Coop emerge la presenza dell'autore dell’agguato che percorre a piedi viale Beccarini dirigendosi verso via San Leone IX).
Altro riscontro lo forniscono le telecamere del distributore di carburanti Petrol Garganica di Monte Sant’Angelo, situato in viale Kennedy, che hanno ripreso una Fiat Punto entrare nel distributore alle ore 19,26: dall’auto, di cui si intravedono le ultime tre cifre identiche a quelle della vettura in uso a Miucci, si vede scendere lo stesso soggetto ripreso nel corso dell’agguato.
Si vedono chiaramente le scarpe sequestrate nell’abitazione di Miucci e in un frame il volto del soggetto la cui visione, confrontata con la foto di Miucci, per l’accusa non lascia dubbi sull’identità dell’autore dell’aggressione.
Anche dall’acquisizione dei tabulati telefonici emerge la presenza di Miucci a Manfredonia alle ore 20.07. In particolare dalle celle di aggancio a seguito di uno squillo che Miucci ricevette dall’utenza intestata a tale Antonio Albonino.
La gip evidenzia infine il pericolo attuale e concreto di reiterazione dei reati della stessa specie, la gravità delle condotte e della personalità di Miucci che, nonostante la giovane età, è stato già arrestato lo scorso marzo per detenzione di armi.
“Emerge una personalità proclive a risolvere "questioni" (verosimilmente con il Tomaiuolo vi erano pregressi rapporti e ragioni di astio) col ricorso all'intimidazione armata. La pericolosità è accentuata dalla circostanza che nell'hinterland di Foggia e provincia è prassi utilizzare questo modus procedendi per “regolare conti”. Pertanto adeguata e proporzionata alla gravità dei fatti appare la misura richiesta dal PM. della custodia in carcere risultando altra misura, compresi gli arresti domiciliari, inidonea a contenere la caratura criminale dall'indagato”.
La difesa di Miucci, la penalista sipontina Innocenza Starace, fa sapere che il 23enne si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio e si dice innocente; nel fascicolo completo, Tomaiuolo non riconosce nella foto di Miucci il proprio aggressore; come pure che molti punti non corrisponderebbero, come il colore dell’auto e gli orari, con le celle che lo aggancerebbero al momento dell’aggressione in altra località. Il riesame ci sarà a settembre.
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