Casanova: “Sono scomodo, ho fatto decine di denunce tutte archiviate. Venga l’esercito in Capitanata”

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Molti danni ma nessuna paura. Anzi, determinato ad andare avanti con ancora più forza e coraggio per provare a cambiare qualcosa per davvero in questo Paese e in questo straordinario territorio, tra i più belli ma anche tra i più complicati”. All’indomani del tentato omicidio, parla Massimo Casanova, europarlamentare uscente della Lega e patron del Papeete Beach, il famoso stabilimento balneare della riviera romagnola.

Nei giorni scorsi L’Attacco aveva raccontato in esclusiva la brutta vicenda capitata la sera dell’8 marzo all’imprenditore lesinese e messa nero su bianco presso la Guardia di Finanza di Torre Fantine: prima il furto di bestiame all’interno della sua azienda agro-zootecnica, a Bosco Isola, quindi il tentato investimento da parte di un’auto scagliatasi contro di lui a tutta velocità. Solo la prontezza di riflessi della vittima ha evitato che le accadesse il peggio. 

Casanova come sta?
Diciamo bene. Certo, ho scampato un pericolo serio ma ora va meglio. E poi, la solidarietà, grande e straordinaria, che mi sta pervenendo in queste ore sta avendo un vero e proprio effetto detonatore: nessuna paura, non si molla. Al contrario, si va avanti con più determinazione e coraggio.

Lei ha denunciato che non è la prima volta che subisce atti del genere.
Sì, infatti. È da almeno dieci anni che convivo con furti di bestiame, invasione di proprietà privata e minacce di morte, anche davanti alla mia famiglia.

Sempre da parte della stessa persona?
Esattamente. Che a Bosco Isola agisce indisturbata, comportandosi in maniera padronale nonostante non ne abbia la titolarità e occupi abusivamente terreni comunali.

Ci spiega la vicenda dall’inizio, per quanto possibile?
Guardi, la verità è che qui io sono scomodo. Frequento Bosco Isola e Lesina da quando avevo i calzoni corti e accompagnavo mio padre. Quindi so bene cosa c’era in questa zona: una vera e propria terra di nessuno, gente che faceva il bello e il cattivo tempo. Addirittura mi consta venisse utilizzata come base per il contrabbando di sigarette e stupefacenti grazie alla posizione privilegiata dell’isola, tra il mare e il lago su cui si affaccia il paese. Io stesso, quattro anni fa, scoprii una piantagione di marijuana che aveva preso il posto di un buon pezzo di pineta, completamente abbattuta. Mentre, in quelli che sarebbero stati i miei terreni, c’era un cimitero di auto rubate, almeno duecento. Poi...

Dica.
Decido di comprare e di metter su casa e famiglia proprio qui, posto di cui sono assolutamente innamorato. Assieme ai pochi altri proprietari privati del posto e alle amministrazioni comunali interessate, facciamo quadrato per ripristinare un minimo di ordine. Da quel momento inizia il mio calvario, ma anche quello degli altri privati.

In che senso?
Naturalmente, a chi spadroneggiava in questi luoghi non è mai andato giù il nuovo corso inaugurato con la mia presenza. Le hanno provate tutte per farmi desistere. Recinzioni divelte decine e decine di volte, animali portati comunque a pascolare sui miei terreni, razzie di bovini con danni per migliaia di euro.

Deve sapere che qui, piano piano, sono riuscito a metter su due belle aziende agricole e zootecniche, in perfetta armonia col territorio, nel rispetto della natura del posto e che producono economia ed occupazione laddove c’era il nulla. Questo, per chi vuole fare i propri interessi o pensava di poter continuare a farli, è un bel problema.

Da lì cominciano i guai, insomma.
Sì. Ho subito danni incalcolabili, per non so quante migliaia di euro. E sono stato minacciato di morte più volte, anche in presenza di mia moglie e dei miei figli piccoli. L’ultima qualche giorno fa, come avete raccontato. Ma anche il 28 ottobre scorso, per esempio, mi veniva vietato l’accesso alla mia proprietà con un minaccioso “ti sparo in testa”. In auto c’erano i miei due gemelli di nove anni. Sono rimasti attoniti ed impauriti. Ma non è un problema che riguarda solo me.

Anche gli altri proprietari?
Certo. Il mio vicino si è visto minacciare da questi ceffi che volevano spaccargli una mazza in testa solo perché stava arando i suoi terreni e non doveva farlo poiché questo avrebbe loro impedito di continuare a portare gli animali a pascolare abusivamente nella sua proprietà. Alla fine hanno tirato fuori un coltello e gli hanno tagliato le gomme del trattore. Lui era su quel mezzo.

La domanda nasce spontanea: ma ha denunciato? Se sì, quali sono state le conseguenze?
Non so quante decine di denunce e cause giudiziarie ho incardinato. Una volta le minacce sono arrivate anche in presenza di un ufficiale dei Carabinieri. Tutto archiviato. Hanno persino minacciato di morte la donna che vive con noi e gli operai. Ed è stata sfregiata la torre saracena “Scappamorte”, che è bene culturale prezioso, recintandola e piantandoci dentro tubi e chiodi.

Insomma, da quel che ci racconta, quasi non ci sarebbe verso di ripristinare un minimo di ordine e di sicurezza in questi luoghi.

Guardi, io voglio ringraziare forze dell’ordine e magistratura per il grande lavoro che svolgono ogni giorno, ci mancherebbe. Credo, però, che debbano essere messi nelle condizioni di effettuare un’azione più incisiva di controllo del territorio, con uomini e risorse. Così non ce la fanno più neanche loro. Bene l’azione antimafia ma c’è anche la microcriminalità che nelle campagne è diventato un problema serio.

Agricoltori e allevatori quasi non tornano più a casa a dormire per sorvegliare i loro terreni e gli animali. Ogni perdita costa migliaia di euro. Io stesso le ho subite. Talmente tante che ormai le compagnie assicurative non mi coprono più nulla. Vogliamo rischiare una fuga di massa dalle campagne e il ritorno di gestioni illegali ed indisturbate dei territori? Oppure che i terreni se li comprino le multinazionali?

Come si interviene?

Anzitutto mi auguro che qui venga ripristinato l’ordine e che i soggetti in questione non abbiano più accesso a terreni rispetto ai quali non hanno alcuna autorizzazione ad accedervi, men che meno a farvi pascolare gli animali. Il sindaco di Lesina ha appena emanato ordinanza di sgombero nei pressi della foce del canale Schiapparo, dove insistevano abusivamente. Il problema è che c’è stato anche un po’ un rimpallo di responsabilità tra enti e istituzioni. È in questo brodo che poi trova linfa l’illegalità.

Questo per quanto riguarda il mio caso. Ma, come spiegavo prima, c’è un tema molto più ampio e complesso che riguarda le campagne e rispetto al quale bisogna intervenire. Se non ci sono abbastanza forze dell’ordine, che venga l’esercito. Bisogna agire e subito. Io lo farò, per quel che mi è possibile. Con ancora più determinazione e coraggio di prima. 

Sta parlando del suo ruolo politico? Si ricandida alle elezioni europee del prossimo giugno?
Assolutamente sì. Guardi, se prima avevo qualche perplessità dovuta anche alla difficoltà di conciliare i tempi di lavoro e di famiglia con quelli politici, che sono estremamente assorbenti, quasi totalizzanti, ora, assieme a mia moglie e ai miei figli, abbiamo deciso che bisogna continuare.

Mi candido al servizio del territorio, per provare insieme a risolvere i problemi che lo attanagliano e a dare ai foggiani quel che meritano. Spero che a questo appello rispondano anche gli altri dirigenti politici e gli eletti, ad ogni livello. Bisognerebbe essere coesi, fare fronte comune, a prescindere dalle sigle di partito. Divisi non si va da nessuna parte ma si resta succursale di Bari e di Lecce. Qui si prendono i voti, lì le decisioni. Vogliamo continuare così? Lancio una proposta.

Quale?

Mettiamoci tutti attorno ad un tavolo, ma seriamente, e vediamo di aiutare questa provincia meravigliosa a risalire la china. Qui c’è tutto, dal mare alla montagna, ai laghi. Potrebbe essere un eldorado. Siamo gli ultimi in classifica. La classe dirigente, se c’è, economica, politica, sociale, abbia uno scatto di reni. Io ci sono.

Disponibile ad impegnarmi al massimo, più di quanto non abbia già fatto. C’è da lavorare sodo ma possiamo farcela. Abbiamo anche il governo centrale dalla nostra parte. È un po’ difficile, però, se poi si litiga anche nel centrodestra. Penso alle prossime elezioni amministrative, in particolare ai Comuni di Manfredonia e San Severo.

Cosa sta succedendo?
Né più né meno quello che succede da altre parti. Fin quando non si capirà che la coalizione potrà considerarsi tale quando tutte le forze in gioco hanno pari dignità, si continuerà con questi balletti. Bisogna che si trovi il giusto punto di incontro e non dire esclusivamente “questo è mio”. Saper fare un passo indietro. La Lega ne ha saputi fare tanti. Tocca anche agli altri.

Si potrebbe obiettare che chi ha più voti dà le carte.

È un ragionamento, ripeto, che non va, altrimenti che senso avrebbe stare in coalizione se tu che prendi il 30% ti becchi tutto ed io, al 10%, nulla? A me perché dovrebbe giovare, che ci guadagno? Piuttosto, bisognerebbe fare ragionamenti più concreti, individuando davvero uomini e progetti che fanno il bene del territorio. Anche utilizzando lo strumento delle primarie.

È una proposta ufficiale che sta lanciando?
Certo. Facciamo le primarie a San Severo, ad esempio. Facciamo scegliere al popolo di centrodestra. Se si vuole, si possono fare anche subito. Sarebbe un metodo di scelta democratico e dall’alto valore civico e politico. Tiriamoci fuori dalle segreterie e diamo la parola al popolo.

Siamo in chiusura, onorevole. Qual è lo stato di salute della Lega?
Stiamo lavorando. Ringrazio Salvini, al Ministero delle Infrastrutture sta facendo molto bene. La strategia adesso è colpirlo. Lo è da dieci anni. Ma andiamo avanti e combattiamo. 

Lo ha sentito in queste ore?
Sì. E mi incoraggia ad andare avanti.

Le europee saranno uno spartiacque per il segretario federale?
Matteo resterà saldamente alla guida del partito. Non c’è alternativa a lui, né per numeri né per qualità di azione. Se qualcuno lo pensa, è bene che si metta l’anima in pace.

Ultima domanda. Qual è il futuro della provincia di Foggia?
Come in una schedina, può essere 1 X 2. Dipende da noi. Da cosa vorrà la gente di questa terra. Da come saprà rispondere la sua classe dirigente. Io mi metto a completa disposizione per cambiare le cose, stravolgerle totalmente. Abbiamo toccato il fondo. Ripeto, è una delle province più belle d’Italia. Il suo futuro è nelle mani di ciascuno di noi. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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