"Alessandro Moretti, detto "Sassolin" è stato ucciso ieri sera a Foggia. Aveva 34 anni ed era il nipote del "noto" boss della mafia foggiana, Rocco Moretti, da tempo in carcere".
"Moretti era sul suo scooter, i colpi esplosi in una via molto vicina al centro città, non gli hanno lasciato scampo: è morto poco dopo. Emerge la paura che sia iniziata in città l'ennesima guerra di mafia, tra famiglie che si contendono da decenni. I cognomi sono noti e sempre gli stessi: un manipolo di gruppi familiari che fin dai primi passi della mafia foggiana, si sono avvicendate al potere".
"Io sono convinta che la guerra non sia mai terminata, ogni batteria ha i suoi arsenali pronti e vive facendo i propri affari illegali, ma anche controllando e pesando costantemente la batteria avversaria. Senza mai abbassare la guardia, senza tregua e remissione. Mettendo in conto che pezzi di famiglia passano terminare la loro vita sotto i colpi del nemico storico ed eventualmente dei nuovi affiliati. Nel loro dna la vita e la morte sono impastati non nella spiritualità, come accade in alcune religioni, ma nella necessità della sopravvivenza della famiglia, del suo potere, della sua ricchezza".
"Ieri sera mi sono fermata a pensare, ancora una volta, che nonostante i tanti anni d'impegno di numerose persone in questa terra, le loro guerre continuano ad accadere, le loro convinzioni di poter sopravvivere a ogni colpo restano in piedi, senza arrendersi nonostante schiere dei loro capi siano in carcere. Ecco perché, lo dico anche a me stessa, è determinante non arrendersi alla sensazione che "tanto non cambia mai nulla" e restare organizzati e in rete con tutte le realtà che in città si occupano del bene comune".
"La stanchezza di vivere qui c'è ed è innegabile. Proviamo però a nutrirci di impegno comune. Tante persone che potrebbero dare molto alla città, non hanno mai sentito che quanto accade riguarda tutte e tutti. Questo continua a sconcertarmi profondamente: ogni persona, con gli strumenti che ha a disposizione, può determinare o rafforzare forme di contrasto a questo ciclo sanguinario che, lo sappiamo bene, sottende il controllo di affari che danneggiano profondamente la nostra terra. Ieri, ancora una volta, del sangue è stato versato nella nostra città: questo resta gravissimo, non mi ci abituo e non può essere considerato un normale accadimento periodico di questo luogo. Non ci sto!".
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