“Ringrazio la Procura di Foggia e il nostro team di tre periti e tre avvocati penalisti (Curtotti, Pedarra e Vaira, ndr), tra i più accreditati della città. Questo è un crimine stradale sotto gli occhi di tutti. Attribuire la corresponsabilità a Camilla è stata la scelta più facile: per mettersi contro il sistema e certi personaggi ci vogliono attributi… o coscienza - scrive Roberta Abbruzzese, mamma della compianta Camilla Di Pumpo -. La velocità del “Cannone” era di 135 km/h, riconosciuta dallo stesso perito della Procura, ma si è preferito indicare 90 km/h a favore dell’imputato. Altrimenti scattava l'aggravante speciale e il bravo ragazzo se la sarebbe vista male”.
“Dalle tre perizie emergono tre diversi punti di scontro e nessuna risulta corretta, poiché l’impatto è visibilmente avvenuto sul tombino, come accertato dalla Polizia Municipale nei verbali. Le ruote della panda erano ancora dietro il tombino. Lo scontro è avvenuto in pieno centro città, su strade a senso unico, e il Cannone guidava completamente spostato sulla carreggiata di sinistra, sarebbe bastato mantenere la destra prudenziale e non l'avrebbe speronata”.
“Inoltre, non sono state considerate le deformazioni delle auto, che avrebbero indicato una maggiore velocità del Cannone, come dichiarato dal perito della Procura”.
“Nessun calcolo reale, nessun contraddittorio (si è scelta una strategia legale), nessun CTU. Il “Cannone” era neopatentato, su una targa prova utilizzata illegalmente, il Pm non ha autorizzato la lettura dei dati estratti dalla centralina. Tutto ignorato, preferendo ipotizzare… insieme a decine di altre incongruenze”.
“Non c’è alcuna responsabilità di terzi. Tirare in ballo il Comune per strisce blu non consone, o Pietro Paciello Quotidiano l'Attacco (proprietario della macchina su cui Camilla è stata scaraventata e parcheggiata in modo illegale in mezzo alla strada) avrebbe richiesto altre indagini, meglio evitare. La velocità di Camilla? Solo ipotesi, nulla di concreto. Era ferma”.
“A chi ha scelto la via più facile, due sole parole: andate a fanculo”.
“Approfittare della fiducia di genitori devastati e della vita di una giovane donna è la cosa più meschina al mondo. Una vita sacrificata a tavolino. Siate fieri di voi… e spero che lo siano anche i vostri figli. Sono orgogliosa di tutte le mie battaglie faticose e mortificanti che mi hanno fatto conoscere la verità e capire come funziona il sistema. Ringrazio i professionisti seri che ho incontrato, anche se troppo tardi, persone che stimo e rispetto. Signori si nasce, non si diventa”.
“Poiché difficilmente i media riportano commenti scomodi per le istituzioni, spero ci siano giornalisti con gli attributi che riportino il mio sfogo. Pronta a rendere disponibili atti e documenti a chiunque voglia capire qualcosa di più”.
“Adesso partiamo con la campagna a favore del “Si”. Questo sistema deve cambiare. Per Camilla e per tutte le Camilla che ci saranno”.
“La pratica è meglio della teoria, e questo caso a Garlasco gli fa un baffo, garantito. E avrei tanto altro ancora da aggiungere”.
“Che provino pure a dipingermi come una mamma fuori di testa: io denuncio solo come funziona questo sistema. La Cassazione poteva ben poco, con tante prove nascoste a monte e un capo d’imputazione sfavorevole a Camilla”.
“Ci tengo anche a precisare che chi legge “condannato a 4 anni" deve sapere che in Italia tutte le pene sotto i cinque anni sono quasi sempre sospese. In pratica, anche se condannati, i responsabili non trascorrono neanche un giorno in carcere”.
“Nel caso specifico, i soggetti coinvolti non si sono nemmeno mai resi conto di essere stati interessati da un procedimento penale: non sono mai stati interrogati dalla procura, nemmeno come persone informate sui fatti, e non sono mai stati presenti alle udienze. In pratica, viene riconosciuta loro la licenza di agire impunemente e commettere ogni violenza e crimine”.
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