La città ancora scossa da un nuovo fatto di sangue: la morte avvenuta venerdì sera, intorno alle 21, in un appartamento di via Salvemini, al civico 32. Sta tenendo banco la morte di Stefania Rago, 46 enne di Foggia, uccisa da quattro colpi di pistola sparati dal marito, Antonio Fortebraccio, guardia giurata. Secondo le prime ricostruzioni si sarebbe trattato di un omicidio a seguito di un litigio da coniugi, come tanti, un fatto ascrivibile alla normale convivenza. Poi, il triste epilogo. L’uomo avrebbe chiamato spontaneamente le forze dell’ordine ammettendo la paternità dell’assassinio. Sul posto sono intervenute diverse pattuglie dei carabinieri, alle quali è stato affidato il caso e un’ambulanza del 118, i cui sanitari non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della vittima. Per l’uomo è stata immediatamente disposta la detenzione carceraria. L’episodio delittuoso per una triste circostanza è avvenuto il giorno dei funerali di Dino Carta, il personal trainer ucciso appena dieci giorni prima in via Caracciolo e il cui omicida è tuttora ignoto. Secondo quanto si apprende da fonti Ansa, pare che all’interno della coppia ci fossero dissapori legati ad una forte gelosia, mista a possessività dell’uomo. “Erano sposati da quasi 30 anni e mia figlia aveva deciso di separarsi. Problemi c’erano nel senso che era troppo geloso. Geloso di tutto quello che faceva. Lei andava in palestra e ultimamente aveva deciso di lasciarlo. Lo aveva detto a noi e lo aveva detto a lui”. Lo ha detto Giuseppe Rago, padre di Stefania. “Mia figlia era un angelo – ha aggiunto l’uomo -, una bravissima ragazza. Non so cosa sia venuto in mente a questo”.
Intanto si sono levate forti le voci dell’associazionismo legato al mondo dei diritti delle donne e dei Centri antiviolenza che ogni 25 novembre – giornata internazionale contro la violenza di genere – si danno appuntamento nelle scuole e nei centri di formazione per parlare della cultura al rispetto. “Ancora una volta ci troviamo di fronte all’ennesimo femminicidio, l’ennesima donna uccisa da chi avrebbe dovuto amarla, rispettarla e proteggerla – fanno sapere con una nota stampa congiunta i 4 Centri Antiviolenza di Foggia e provincia CAV Telefono Donna, Filo di Arianna, Morlino e Rinascita Donna -.La tragica morte di Stefania Rago scuote profondamente l’intera comunità di Foggia e provincia e impone una riflessione seria, concreta e non più rimandabile. Stefania era una donna sensibile e consapevole, vicina alla battaglia contro la violenza sulle donne. Sul suo profilo social pubblicava spesso immagini di scarpette rosse, simbolo universale della lotta ai femminicidi.
Il femminicidio non è mai un fatto improvviso né il frutto di un raptus. È quasi sempre l’esito finale di situazioni già presenti, fatte di controllo, sopraffazione, violenze ripetute e segnali evidenti che troppo spesso restano ignorati. In troppi casi qualcuno sapeva, in troppi casi si è scelto di minimizzare o di voltarsi dall’altra parte – sottolineano le volontarie, tracciando una fenomenologia dei delitti rossi -. Le donne che arrivano ai Centri Antiviolenza rappresentano solo una parte di una realtà molto più ampia e sommersa. Per questo è fondamentale rafforzare la rete di prevenzione, ascolto e protezione, affinché nessuna donna resti sola e nessun segnale venga trascurato. In questo momento di immenso dolore, i quattro Centri Antiviolenza di Foggia e provincia esprimono la più profonda solidarietà, vicinanza e piena disponibilità ai due figli di Stefania. Serve un cambiamento culturale profondo. Serve imparare a riconoscere i segnali della violenza, a non giustificarla, a non normalizzarla, a non aspettare che sia troppo tardi”.
Di impegno concreto verso una massiccia campagna di sensibilizzazione al fenomeno ha parlato Maria Aida Episcopo. Il Sindaco di Foggia ha commentato il fatto a mezzo stampa. “Ancora sangue innocente nelle mura che dovrebbero essere amiche, dove una donna e una madre dovrebbe sentirsi al sicuro, protetta, coccolata, amata. Le lacrime che stiamo piangendo da ieri sera per Stefania le abbiamo già versate per tante, troppe altre figlie della nostra terra e di qualunque altra terra, da donna prima ancora che sindaca non troverò pace fino a quando questa maledetta scia di sangue non verrà finalmente spezzata. Moltiplicheremo l’impegno per supportare i centri antiviolenza e le campagne di prevenzione e di educazione affettiva. Ma come fa a non provare ribrezzo, chi uccide una donna?”.
Ai microfoni de l'Attacco, Vladimir Luxuria ha inteso commentare quanto accaduto nella palazzina di via Salvemini al civico 32, lo stesso dove abita anche suo fratello Glauco e, sempre in via Salvemini, nella palazzina di fronte, dove vivono anche i suoi genitori. “L’episodio è particolarmente amaro e fa riflettere quanto il pericolo sia vicino – afferma -. Ieri sera sono stata chiamata da mio fratello, il quale non è riuscito a rincasare dopo aver visto dinanzi il portone le forze dell’ordine. Penso che quanto accaduto sia inaudito e che occorra un’educazione alla sentimentalità sin dai primi anni dell’adolescenza. In Spagna i numeri legati a tale triste fenomeno sono calati di molto, dopo le campagna di formazione. Penso che valga la pena provarci anche da noi. Credo che se un seme possa dare un frutto, occorre tentare”, ha continuato la showgirl, attivista foggiana ed ex parlamentare di Rifondazione Comunista. Che ha poi proseguito: “L’atto è grave, ma credo che il fenomeno del femminicidio non sia endemico, pertanto bisogna necessariamente cambiare la rotta partendo da un’educazione sui soggetti maschili, ma credo che legare tale fatto ad una diffusa criminalità a Foggia sia sbagliato. Personalmente mi dolgo moltissimo quando la mia città viene collegata ad episodi criminali, ma in questo caso tale fatto sarebbe potuto accadere ovunque, come d’altronde è successo in altre parti d’Italia. I foggiani e le donne foggiane vogliono vivere in pace, ma credo che finchè girino troppe armi in città il pericolo è sempre dietro l’angolo”, conclude.
Non si può più attendere è il monito lanciato dalla senatrice di FDI Annamaria Fallucchi che così si è espressa: “Di fronte a tragedie come questa non può esserci solo indignazione. Ho proposto alla presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, la senatrice Martina Semenzato, una missione istituzionale proprio a Foggia, con l’obiettivo di ascoltare il territorio, verificare il funzionamento della rete di prevenzione e protezione e individuare eventuali criticità. Sul piano nazionale il lavoro prosegue con atti concreti, rafforzando gli strumenti di sostegno alle donne vittime di violenza e le misure di prevenzione, anche rispetto ai fenomeni emergenti come la violenza digitale”.
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