Processo Big Bang, assolti Sinesi e Aprile: non furono loro mandante ed esecutore dell'omicidio (tentato) di Pellegrino

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Non fu Francesco Sinesi, mafioso foggiano di 35 anni, figlio del capo-clan Roberto, il mandante dell'omicidio del boss rivale Vincenzo Antonio Pellegrino, sfuggito alla morte il pomeriggio del 5 maggio del 2007 perchè la pistola del killer s'inceppò. E non fu Alessandro Aprile, 36 anni, l'esecutore materiale del tentato omicidio, essendo più basso e robusto del sicario filmato dalle telecamere come dimostrato dalle perizie antropometriche. E' la sentenza della terza sezione penale della Corte d'Appello di Bari nel processo Big Bang per l'agguato che scatenò la quinta delle sette guerre di mafia della Società  Foggiana. E' un'intercettazione ambientale l'elemento principale in mano all'accusa. Il 18 febbraio del 2008 la squadra mobile, grazie a una microspia nascosta nell'auto di un foggiano, intercettò un colloquio tra un soggetto classe '91 (all'epoca minorenne, poi condannato in via definitiva per associazione mafiosa quale affiliato al clan Sinesi) e alcuni conoscenti: "Lo sai cosa ha detto Francesco? No vengo io, non vengo io. Oh, lo sai cos'ho fatto io: vengo io, però io...con lo scooterone seduto là  sopra. Alessandro ha detto 'Daniele se è qualcosa che me ne vengo a piedi'. Quando quello è entrato là  dentro, si è inceppata la pistola. Lo sai che ha detto Francesco, lo ha guardato in faccia e ha detto: 'Che cazzo, neanche ad uccidere sei buono'". Per l'accusa, Francesco è Sinesi, mentre Alessandro è Aprile. Sinesi prima si disse disponibile ad accompagnare Aprile, poi si tirò indietro, tant'è che fu il minorenne ad accompagnarlo. Dopo il mancato agguato - secondo gli investigatori - Sinesi avrebbe rimproverato il killer. Le perizie antropometriche, però, hanno stabilito che Aprile è più basso e robusto del sicario. La difesa dei due maggiorenni, poi, ha sostenuto che l'intercettazione si riferisse a un altro episodio. Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Immagine di repertorio

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