Un’Accademia di Belle Arti che reclama riconoscimento e soprattutto spazi, per sè e per la città. Per incoraggiare un ruolo più centrale della proposta culturale legata ad eventi ed esposizioni correlati alle arti figurative (da accogliere in sedi consone come gallerie e pinacoteche) e per superare i limiti atavici con cui l’articolazione e l’organizzazione dell’offerta didattica si trova a dover fare i conti. E’ stato questo uno tra i temi centrali emersi durante la cerimonia di inaugurazione della mostra antologica “Giuseppe Ar. Visioni meridiane (1926-1955)”, allestita alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Dogana, aperta al pubblico sabato scorso con un evento che ha segnato anche l’avvio ufficiale dell’anno accademico dell’Istituzione AFAM di Corso Garibaldi.
La lectio magistralis di Vittorio Sgarbi, che ha prestato otto opere della sua collezione privata, visibili tra le settanta tele, ha rivendicato l’essenzialità dei percorsi delle Accademie “che testimoniano la vitalità della ricerca e delle prassi della produzione artistica”, ha detto il professore di Ferrara e attuale Sottosegretario di Stato alla Cultura, ricordando la sua battaglia per attestare anche la presenza dei giovani artisti in formazione nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2011 di cui fu Direttore, ritenendo importante documentare l’attività dei luoghi dove l’arte si costruisce e si insegna, e cioè nelle 25 Accademie esistenti, fra statali e parificate. Tema divisivo all’interno dei circuiti della critica, come sta ad indicare la censura dello storico dell’arte e divulgatore Philippe Daverio sempre contrario all’inserimento della produzione dei giovani allievi all’interno dei grandi allestimenti sul racconto dell’arte.
Sgarbi è stato anche promotore in Parlamento della legge delega per il compimento della riforma delle Accademie di Belle Arti e delle istituzioni AFAM ad indirizzo musicale e coreutico, a favore del loro riconoscimento di istituti superiori di rango universitario. Ad oggi non si è giunti ancora alla definizione dell’iter attuativo della legge di riforma 508 introdotta in ordinamento nel 1999, e le Accademie sono ancora in attesa degli strumenti legislativi della prevista equiparazione. Ad oggi risulta incompleta la messa a regime della formazione superiore nel campo delle Arti visive, ferma a metà del cammino di transizione tra il sistema universitario e quello scolastico.
“Arte e musica sono ancora le cenerentole del sistema della formazione in Italia - ha detto a chiare lettere la Direttrice amministrativa Angela Siena nel suo intervento -. La legge del ‘99 avrebbe dovuto trasformare le nostre Accademie, ma così non è stato ed oggi ci troviamo ad erogare servizi di livello universitario ai nostri studenti senza disporre delle risorse che vengono riconosciute alle università” la sua denuncia.
La buona notizia per l’Accademia di Foggia è che presto si doterà con fondi propri di una nuova sede, come annunciato dal Direttore Pietro Di Terlizzi a l’Attacco: “Abbiamo un tesoretto di 3 milioni di euro rinveniente dalla gestione degli ultimi anni e con questa somma potremo dotare la nostra istituzione di una logistica che ci permetta di allargare i nostri spazi al di fuori della storica sede di Corso Garibaldi. Abbiamo già qualche idea su dove sarà edificato ex novo l’edificio, ma non posso anticipare ancora nulla” le parole di Di Terlizzi. Anticipazione confermata anche dal Presidente Massimiliano Arena che a Palazzo Dogana ha rivolto il suo saluto a Siena e Di Terlizzi, al vicedirettore Antonino Foti, a tutti i componenti dello staff amministrativo, con un augurio per il nuovo anno a docenti e studenti presenti in sala.
Centrale anche il tema della sinergia istituzionale tra Unifg, Conservatorio musicale e Accademia, come ha rimarcato Nicola Delle Noci, già presidente di AbaFg, che ha portato il saluto del Rettore dimissionario Limone: “La strettissima collaborazione è suggellata anche dalla possibilità per gli studenti di scegliere la doppia carriera, di essere cioè iscritti contemporaneamente ai corsi di due istituzioni”.
“Una mostra di così alto livello su un artista pugliese è una manifestazione che qui vale assai più che altrove” ha detto Aldo Patruno, Direttore generale del Dipartimento Turismo, Economia della Cultura della Regione Puglia, annunciando un accordo per il recupero della Galleria di Palazzo Dogana, con l’allestimento di Casa Arbore per il prossimo anno.
Più orientato a salvaguardare la memoria storica della transumanza è apparso il professor Saverio Russo, Presidente del Conservatorio “U. Giordano”: “Questa città deve ripensare la sua offerta museale come già fatto dalle maggiori realtà del Mezzogiorno, e fare sintesi dei tre poli museali. Auspico che Palazzo Dogana accolga un museo della transumanza”.
Tra gli attori delle sinergie culturali della città, un ruolo di presenza attiva è quello svolto dalla Fondazione dei Monti Uniti, tra i patrocinatori della mostra di Ar: “La Fondazione riserva risorse ed attenzioni per l’arte a la cultura, anche per far uscire i nostri artisti dalla marginalità” ha detto il consigliere ed architetto Gianfranco Piemontese, con un invito a visitare anche l’antologica di Alfredo Bortoluzzi alla Pinacoteca Giaquinto di Bari, con un corpus di opere su carta di proprietà della Fondazione, inaugurata sempre sabato scorso.
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