Da quegli anni Ottanta in cui una discreta parte della gioventù foggiana trascorreva le sue serate al Dirty Dixie Club di tempo ne è passato. Buio, insolito, pieno di angoli appartati e zone estese in cui proporre spettacoli dal vivo, lo storico spazio di via Manzoni inventato da Vladimir Luxuria, fu il primo locale gay della città. E se è vero che la vitalità di un mondo che esiste dalla notte dei tempi era ricca di spunti (sotterranei) anche allora, è però innegabile che il dialogo con le scuole, le istituzioni e i luoghi della cultura sia oggi del tutto cambiato.
Tanto che se si chiede ad uno degli esponenti del mondo LGBT quanto sia mutata la percezione della solitudine nelle biografie individuali questi risponde sereno che dell’isolamento di un tempo oggi non c’è più traccia. “A parte casi eccezionali, la solitudine non l’avvertiamo più”, spiega a l’Attacco Salvatore D’Alessio della libreria Ubik. “Io sono stato tra i primi attivisti ed era davvero pesante. Nell’ascolto degli altri ricevevi quotidianamente storie che erano come cazzotti. Da allora qualcosa è cambiato. Le persone LGBT vivono molto più pacificamente: la scuola, la famiglia e i luoghi di lavoro sono diventati accoglienti. Dieci anni fa, venivamo a conoscenza di episodi molto tristi, ma oggi c’è una comunità che è uscita allo scoperto. Il prima e il dopo della comunità LGBT a Foggia, è rappresentato dal Pride del 2015. La città ha visto per la prima volta un Pride ed ha capito che c’era una comunità. Così le persone hanno avuto meno difficoltà a fare coming out”.
I luoghi dell’Arcigay Le Bigotte sono fatti di passato e presente: c’è il Fuori Squadro, in cui nei mesi scorsi si organizzavano serate; spazi amici come il Carlitos e Anime Brille. E poi il futuro rappresentato dal Centro Aria, che aprirà i battenti in via Ciampitti.
Tra le attività che operano in tandem con i luoghi della cultura, anche il Gruppo di Lettura chiamato Circolo PickQueer, che fa il verso al Circolo Pickwick di Charles Dickens. Si tiene una volta al mese presso la Biblioteca Magna Capitana.
“Il gruppo è partito a novembre grazie a Salvatore D’Alessio. La spinta finale è arrivata dalla Biblioteca Magna Capitana, che ci ha aperto le porte in vista del Puglia Pride 2023”, confida a l’Attacco la presidente de Le Bigotte Alice Stella.
“L’idea era quella di formare un laboratorio politico. Con la scusa dei libri si finisce a parlare di temi che ci interessano: il futuro della nostra comunità, il queerness, oltre a tanti i nodi da sciogliere. Devo dire che non ci aspettavamo una tale affluenza. Il gruppo si ingrandisce ogni volta di più”.
Composto da circa venti persone, il Circolo PickQueer lavora legandosi alla contemporaneità, al fine di mettere in luce questioni che riguardano anche la Storia. “Nell’ultimo incontro abbiamo trattato il tema dell’Olocausto e del nazifascismo”, continua Stella. “Personalmente mi interessa portare l’attenzione su un piano politico, se in un testo si parla di poli-amore, ad esempio, mi piace calarlo nel presente”. Tra i temi che ricorrono con maggior frequenza quello intorno all’identità di genere non binaria, che Stella giudica bistrattato dalla politica, oltre alla necessità di una legge contro i crimini di odio e le discriminazioni di genere. “È urgente uno sveltimento delle procedure per le cure ormonali, una maggiore formazione per il personale sanitario e un disegno giuridico che renda più agevole l’ottenimento dei documenti del genere che si è scelti”, conclude Stella.
La collaborazione con la biblioteca regionale è dunque un’occasione fertile per stare insieme e trovare interlocutori attenti. Diretti dallo stesso D’Alessio, insieme a Francesca Capone della Magna Capitana, gli incontri godono del sostegno della libreria Ubik. “C’è tanta gente anche nei giorni più brutti dal punto di vista climatico”, continua D’Alessio. “Abbiamo età ed estrazioni sociali differenti. Ogni mese scegliamo due titoli, un libro ed una graphic novel, così da andare incontro alle esigenze di tempo di tutti”.
Ma quanto conta la lettura per tenere insieme una comunità? Cosa nasce dal leggere insieme? Che tipo di seme rappresenta il libro?
“È un momento di confronto per mettersi in connessione, ascoltarsi, generare empatia”, conclude D’Alessio. “Darsi forza no, non ha più senso. Oggi ha senso la condivisione, l’incoraggiamento dei più piccoli. Molti ragazzini stanno facendo la transizione e tra loro si raccontano, si consigliano”.
È la costruzione di una consapevolezza condivisa, il frutto maturo di un’epoca trascorsa, quegli anni ottanta in cui Vladimir scelse il nome Dirty Dixie per un luogo che fu arte, società, divertimento, sballo e costume. Un notturno luogo d’ombra, in cui si stava insieme senza libri né introspezioni, con gli occhi lucidi e i corpi vicini. Molto diverso da quelli pomeridiani in cui si può fare rete e Storia oggi.
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