La speranza di Monte Sant’Angelo di diventare la Capitale Italiana della cultura 2025 si è spenta ieri tre minuti prima di mezzogiorno, quando il ministro Gennaro Sangiuliano ha proclamato la vittoria di Agrigento.
Sostenuta dalla Regione Puglia e dall’intero Gargano, per una volta unito, la città dei due siti Unesco ci aveva davvero creduto, anche alla luce della positiva accoglienza ricevuta rispetto al dossier presentato e all’audizione dei giorni precedenti. Il tifo del sottosegretario Vittorio Sgarbi per le tre umbre in lizza, e in particolare per Orvieto (considerata dal critico d’arte destinataria di minori finanziamenti rispetto a Spoleto e Assisi, ma anche retta da un’amministrazione di centrodestra dopo tante vincitrici governate dal centrosinistra), aveva fatto temere in quella direzione. E invece no.
L’ha spuntata la città di Pirandello e della Valle dei templi, che punta tutto sul progetto di rilancio della terra in termini accoglienza e inclusione coinvolgendo l'isola di Lampedusa. Si può ben comprendere quanto possa valere questo riconoscimento sul piano simbolico e politico, come messaggio all’Unione Europea. Un progetto basato sulla relazione tra l’individuo, il prossimo e la natura. Le altre candidate erano Aosta, Asti, Bagnoregio (nel Viterbese), Pescina (in provincia de L’Aquila), Roccasecca (in provincia di Frosinone). La prima città ad aggiudicarsi il riconoscimento fu Mantova nel 2016, poi Pistoia (2017), Palermo (2018) e Parma nel 2020, prorogato anche nel 2021 a causa della pandemia. Lo scorso anno Procida, nel 2023 Bergamo e Brescia ma non a seguito di bando bensì per decisione parlamentare alla luce del dramma vissuto per il Covid in quel territorio.
“La ricchezza di articolazioni di luoghi ce l’abbiamo solo noi e ci viene dalla nostra storia: l’Italia è un super potenza culturale, in questo la storia ci ha baciato, dandoci un unicum di diverse civiltà che si sono sedimentate sul nostro territorio”, ha detto il ministro. “L’Italia ha due grandi pilastri su cui fondare la propria crescita: da una parte il genio italico dell’impresa, dall’altra la cultura dei nostri territori”. Sangiuliano ha anche anticipato che dal 2024, oltre alla Capitale della cultura (quest’anno sono Bergamo e Brescia, mentre per il 2024 è stata scelta Pesaro) e quella del libro (quest’anno Genova), ci sarà anche la Capitale dell’arte contemporanea. “Lanceremo una triade. I Comuni potranno quindi candidarsi per diventare la scena di riferimento di progetti di sviluppo contemporaneo”. E non è tutto, perché “avremo, grazie all'Unione Europea, pure la Capitale del Mediterraneo”.
È stato uno strepitoso viaggio attraverso le bellezze e le capacità di questa Nazione”, ha spiegato Desario. “Ci siamo confrontati a 360 gradi seguendo con attenzione le linee guida del bando, ricordiamo che siamo stati chiamati a scegliere sulla base dei progetti e non alla luce della bellezza delle città. Il momento più emozionante di questo viaggio sono state le due giornate di audizioni in presenza, quando a ciascun Comune abbiamo dedicato un'ora di tempo per poter presentare il proprio progetto. Hanno dimostrato capacità organizzative, visioni e valorizzazione delle proprie ricchezze territoriali, ma al contempo non hanno voluto nascondere le fragilità. Anzi, spesso le hanno messe al centro dei progetti trasformandole in tal modo in punti di forza. Abbiamo visto e sentito passione, grande senso di squadra, capacità di unire varie componenti e ideologie. Da quando esiste il riconoscimento la qualità dei progetti si è innalzata sempre di più”. Infine l’appello al ministro: “Le 9 città non vincitrici devono essere orgogliose di aver raggiunto la fase finale, con la consapevolezza che il proprio progetto è valido e merita di andare avanti. Questi progetti non vanno dispersi, vanno supportati. Queste città vanno aiutate e, soprattutto, ascoltate”. Un invito subito raccolto da Sangiuliano, che ha promesso: “Anche per chi non ha vinto troveremo il modo per dare una qualche attuazione a quanto è previsto nei progetti”.
Ma quali sono stati i punti di forza e di debolezza della candidatura di Monte Sant’Angelo? Qualcuno, nella città garganica, ha subito ricondotto la vittoria di Agrigento a logiche politiche, trattandosi di una amministrazione – quella del Sindaco Miccicchè - di centrodestra, dunque in linea col governo Meloni, laddove invece il sindaco montanaro Pierpaolo d’Arienzo è neo segretario provinciale del Pd di Capitanata. Alibi dal sapore complottistico che lasciano il tempo che trovano.
Volendo analizzare, piuttosto, il metodo seguito per portare avanti la candidatura e cosa si è visto col dossier e durante l’audizione al Ministero della cultura, emergono alti e bassi. Il metodo Puglia è stato il principale elemento positivo: la piccola Monte Sant’Angelo ha saputo farsi aiutare dalla Regione e dalle sue agenzie, dal Teatro pubblico pugliese a Pugliapromozione, ad Aeroporti di Puglia, i cui referenti erano presenti a Roma insieme alla delegazione garganica per l’audizione. I limiti oggettivi della città sono stati compensati dalla garanzia dei 40mila posti letto offerti da Vieste da San Giovanni Rotondo, in primis, e poi dal supporto della Biblioteca provinciale La Magna Capitanata e da Camera di commercio. L’esperienza del lavoro in rete si è vista: è vero non solo entro i confini regionali ma deriva anche da quanto scaturito dal sito seriale Unesco in cui rientrano le tracce longobarde della Basilica di San Michele Arcangelo, come pure dalla collaborazione avviata da alcuni anni con gli altri luoghi legati all’Arcangelo, dalla Sacra di San Michele in Piemonte a Mont Saint Michel in Francia.
E’ stato positivo, da parte del primo cittadino, anche aver sottolineato, in audizione, le proprie fragilità senza nascondere nemmeno l’esistenza della quarta mafia nel Gargano e nel resto della Capitanata. Più deboli sono invece apparse alcune risposte data alla commissione giudicatrice, che ha voluto sapere come si pensava di collaborare con Gorizia (che con Nova Gorica sarà Capitale europea della cultura 2025) e di far fronte alle presumibili conseguenze del Giubileo.
Poco convincente è apparsa la risposta specie sul versante della destagionalizzazione: è vero che a Monte Sant’Angelo c’è un cartellone unico di evento che occupa quasi tutti i mesi dell’anno ma nei periodi di bassa stagione i festival e le iniziative organizzate sono lontanissimi dal portare flussi turistici rilevanti e dal dare linfa all’economia locale.
Anche il +32% di flussi di cui ha parlato il coordinatore della candidatura Pasquale Gatta (membro dell’ufficio di staff di d’Arienzo, responsabile della comunicazione e promozione del Comune) lascia estremamente perplessi e va verificato coi prossimi dati ufficiali relativi ai comuni per quanto concerne il 2022. Gli ultimi disponibili, diffusi un anno fa da Pugliapromozione, parlavano per Monte Sant’Angelo, di 14.659 arrivi (il numero di turisti) e 53.659 presenze (le notti trascorse nella ricettività locale).
Quanto allo spot “Un Monte in cammino” il messaggio del progetto era “dar voce ad un’area interna e invertirne la rotta, un viaggio collettivo che punta alla restanza, alla possibilità di sentirci ancorati in un luogo da proteggere e da rigenerare”. Immagini bellissime, fortemente incentrate sull’identità e sulle tradizioni, all’interno delle quali strideva il sindaco in fascia tricolore. Nessuna delle altre candidate si è sognata di infilarci il proprio primo cittadino.
Mugugni e critiche vi sono stati, a Monte, con d’Arienzo anche per la scelta, apparsa ad alcuni dal sapore familistico, che è stata compiuta nel comporre il comitato tecnico scientifico. Ad agosto 2022 il sindaco con proprio decreto istituì il comitato, “formato da enti, organizzazioni e personalità del mondo della cultura e delle arti che si siano particolarmente distinti nel loro campo a livello nazionale”. Le “personalità” sono Renzo Arbore, Michele Placido, Gegè Telesforo, Felice Limosani, Carmine Padula, Fabio Viola, Viola Gesmundo, Luciano Toriello, Ledo Prato, Angela Maria Ferroni, Giuliano Volpe, Elisa Barucchieri, Giusy Caroppo, Milena Tancredi, Claudio Grenzi, Piero Gambale, Franco Salcuni, Giuseppe Piemontese, Luigi Ciuffreda.
Quest’ultimo, trentenne, è stato scelto come “architetto/designer/illustratore (candidato nel 2022 al Compasso d’Oro)” e ha creato il logo della candidatura. In tutto il paese è noto il rapporto di parentela col coordinatore Gatta, di cui è cognato. Qualcuno ha provato, nei mesi scorsi, ad avanzare dubbi al riguardo ma del tutto inutilmente.
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