Il blu e l’oro. Eleganza e opulenza. Due colori ricorrenti che si ripetono in maniera mai ridondante nell’ambiente. Tanto oro che viene bilanciato da tanto blu. La ricchezza, il potere, il lusso. Se non sono controllati diventano eccessivi e l’eccesso qui non è consentito. Tutto è misurato, come il tono di voce, il sorriso e anche la pazienza. Lui è un giovane medico, e anche un marito e un padre e lo sforzo è quello di dare il meglio sempre. Optima Me è un mantra. Dare il meglio di sé stessi e metterlo a servizio degli altri in modo etico. Ecco perché, tanto oro se non ci fosse il blu, trarrebbe in inganno. Oggi, che la rincorsa alla bellezza e alla perfezione è la nuova malattia, chi possiede le chiavi per aprire questa porta, dovrebbe o potrebbe sentirsi potente.
Antonio Fabrizio è una miscela perfetta di oro e blu. Lui lo ha capito da piccolo, quando già in casa era attratto da tutto ciò che era bello e capiva di essere capace di vederlo, ricrearlo o sistemare gli ambienti in modo da ottenerlo. Una predisposizione che non ha voluto sprecare. Tutto inizia nel 2013 quando termina il percorso di Medicina all’Università di Foggia e decide di intraprendere un percorso privato diverso rispetto al normale.
“Ho sempre avuto questa predisposizione per l’estetica, in casa ad esempio. Oppure se dovevo scegliere un posto in cui andare a cena o in vacanza, un tavolo a cui sedermi al ristorante: sceglievo sempre quello che mi rimandava un’immagine più bella. Più pulita. Più ricercata. Che rispondesse insomma al mio gusto per l’estetica”. Amante dell’armonia, dell’accostamento di colori, Antonio inizia questo percorso a Milano e nei quattro anni trascorsi lì aumenta il suo culto del bello. Frequenta mostre, eventi specifici e segue un percorso di medicina estetica in una delle scuole più prestigiose in Italia. E’ uno tra i medici più assidui. Oggi da allora sono trascorsi circa dieci anni. E la strada imboccata non è una stata di ripiego, o una decisione presa dopo. “Sono partito con questa idea, e sapevo che volevo realizzarla in grande. Volevo mettere in piedi uno studio bello e avere un bel team. Fare in modo che la persona che entra in questo studio si senta avvolta in un mondo bello”.
La ricercatezza stilistica degli spazi nel tempo è una costante. “Per me il canone estetico è una proporzione aurea. Mi rifaccio a quel numero, a quella proporzione, in cui il classico rapporto estetico è dato dalla proporzione precisa delle parti del corpo. Infatti molto spesso quando si crea un profilo o si lavora al miglioramento di un volto si utilizzano questi canoni. Qualsiasi persona può essere trasformata, può migliorare, e andare verso un canone estetico più accettabile. Tutti insomma hanno la possibilità di diventare più belli. Proprio perché basta ricreare queste proporzioni, andare a risistemarle come una piccola scultura”.
Se fa sentire potenti l’idea di restituire bellezza? “No, mi consente la possibilità di dare una mano a qualcuno, la vedo come una missione, quella di dare gioia magari in un momento in cui una persona non è felice o non si sente al suo meglio. Una vita è abbastanza lunga ed è fatta anche di momenti negativi. Magari, in quei momenti, prendersi cura di sé stessi può dare una forza in più e la capacità di affrontare altre sfide. Quando si è in quella fase di stacco, dopo un lutto, una separazione, una persona sta ferma uno o due anni senza guardarsi nemmeno allo specchio e poi decide di riscoprirsi e quello è il momento giusto di avvicinarsi un po’ alla medicina o alla chirurgia estetica, magari a piccoli passi, senza esagerare. La medicina estetica dovrebbe diventare un’abitudine, ma a piccole dosi, naturalmente”.
E a sorpresa scopriamo che il primo approccio alla medicina estetica arriva tra i diciotto e i vent’anni. “In genere il regalo di diciotto anni è mamma e figlia che fanno insieme un trattamento. Le labbra o il naso che è in assoluto uno dei trattamenti più richiesti, anche rispetto al seno. La loro fissazione, quella delle diciottenni, è vedersi con i filtri. Ed è difficile garantire lo stesso risultato che si ottiene con un filtro facendo un trattamento estetico. Io metto sempre dei limiti al trattamento, cerco di costruire un approccio e di portarle gradualmente a quel risultato. Rendere il filtro di Instagram reale non è facile, perché quei filtri agiscono sulla forma del volto cambiandola”.
La medicina estetica insomma non è più correttiva, ma preventiva. L’idea giusta è quella di iniziare presto a piccole dosi per prevenire l’invecchiamento: “Esistono diversi punti chiave del volto e già a trent’anni si capisce come potrebbe invecchiare quel volto”. Per il corpo invece l’attenzione si sta spostando sul volume dei glutei. “In tutte le pazienti c’è il desiderio un aumento del gluteo in stile brasiliano. Un’altra richiesta quasi ossessiva anche in chi è molto magro è la tonificazione del corpo e l’eliminazione della cellulite. Stiamo sempre al passo con i tempi, con protocolli nuovi e nuovi strumenti; le promesse sono tante, ma poi ci si scontra con la realtà”. Anche per gli uomini il trend è in forte crescita. Il primo punto debole per loro? “I capelli. Poi l’uomo è ossessionato dal peso delle palpebre, che con l’età vanno a chiudere lo sguardo. Devo dire che una volta che l’uomo inizia ad entrare in questo mondo, è difficile che esca. Piccole cose possono dare grandi risultati”.
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