Una riflessione, ma anche una guida. I libri possono trasformarsi in ciò di cui più ha bisogno il lettore, rendendo così un messaggio, un insegnamento o anche solo semplice diletto. Studiare, esporre, condividere. Realizzano un saggio-inchiesta dal titolo “La scomunica della cupola” (edito da Di Carlo edizioni, 2023) i giovani giornalisti Fabio Beretta (foggiano) e Damiano Mattana. Un viaggio attraverso tre città, che rispecchiano un po’ come le famiglie di Tolstoj tutte le altre. Foggia, Palermo e Reggio Calabria sono il focus di questo volume che attraverso un’analisi giornalistica, culturale e antropologica indaga come le organizzazioni criminali strumentalizzino la religione cattolica per giustificare il proprio potere. A parlare le voci di chi è in prima fila a scontrarsi con questa realtà, dai poliziotti ai parroci, fino a magistrati e cardinali.
Un saggio che analizza il simbolismo di una vita votata alla lotta, al contrasto della criminalità organizzata, spingendo sul bisogno di rivalsa. Esempio, la cupola di San Pietro, emblema di bellezza e imponente, votata ai fedeli e a cui si fa riferimento. Un viaggio tra i marmi decorati, tra i silenzi custoditi nella pietra e nel modo in cui il mondo evolve e si sviluppa. Ma la cupola può essere anche una metafora, il simbolo primo di una mente e di un cuore stritolati dalla pressione esigente della criminalità. L’opera e l’ingegno di chi sorregge intere organizzazioni, legittimando le proprie azioni nascondendosi dietro i legami e i simboli della chiesa cattolica. Una cupola che si affida ai bisogni della gente e che nella disperazione trova la voce e le orecchie che possono ascoltarla e seguirla. I giovani sono tra i principali soggetti che corrono rischi.
Palermo, Foggia, Reggio Calabria: realtà diverse, ognuna complicata e con migliaia di sfaccettature, toccate con mano. E così il volume analizza come la mafia strumentalizzi riti, preghiere e ogni aspetto del cattolicesimo per legittimare il proprio operato. Alle voci degli agenti di Polizia di Stato si uniscono quelle di magistrati e preti di frontiera, come don Maurizio Francoforte, parroco che nel quartiere palermitano di Brancaccio ha raccolto l'eredità spirituale di don Pino Puglisi, ucciso da Cosa nostra esattamente trent'anni fa. Ma anche di vescovi come mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania, autore della prefazione al testo, e mons. Michele Pennisi, arcivescovo emerito di Monreale.
“Da qui la necessità di realizzare l’opera attraverso un linguaggio che fosse accessibile a tutti e fosse di facile fruizione”, afferma a l’Attacco Damiano Mattana. “In realtà, abbiamo parlato con chi è in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata - afferma Beretta a l’Attacco -. Questo però non riguarda solo le Forze dell'Ordine, all'interno del volume ci sono anche interviste a diversi magistrati, c'è l'ex questore di Palermo. Abbiamo voluto parlare anche con i parroci, con chi proprio vive quotidianamente un clima che è diverso. Le forze dell'ordine fanno un lavoro meraviglioso e bellissimo di repressione, però poi tutto quello che c'è dopo, chi accompagna effettivamente i giovani e le famiglie sono spesso i parroci che suppliscono purtroppo in quella assenza dello Stato.
Il volume, costituito di cinque capitoli, affronta il tema attraverso due distinte prospettive. Nella prima si analizza la questione da un punto di vista storico-antropologico, dall'Unità d'Italia fino alla guerra di mafia degli anni Ottanta, tra riti di affiliazione e silenzio o azione della Chiesa nelle zone del Sud. La seconda si inoltra nella contemporaneità vera e propria, analizzando, i fenomeni degli inchini da un punto di vista mediatico e dei testi ecclesiastici.
L'obiettivo del testo è dimostrare, nonostante tutto, l'inconciliabilità concettuale, oltre che spirituale, tra Vangelo e operato criminale. A chiusura dell'opera, la postfazione del giornalista Nicola Graziani, vaticanista dell'Agi, e la poesia “Ventu’nfami” di Antonello Di Carlo, editore del libro. “L'interessante lettura che ci propongono Fabio e Damiano sul fenomeno mafioso - dice -, studiato e raccontato dagli albori a oggi, rappresenta una vera e propria ricerca che, attraverso la narrazione di fatti di cronaca che hanno lasciato ferite ancora aperte nella nostra società, muove un'indagine quasi scientifica sul fenomeno mafioso e sui suoi rapporti con il tessuto sociale, religioso e istituzionale, affrontato e descritto, partendo dalla leggenda”.
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