Un percorso dal duplice valore, reale e simbolico, che parte dal piccolo centro di Chieuti e giunge fino al Senato della Repubblica. Il Tarallo di San Giorgio prova a uscire dai confini locali e a farsi conoscere su scala nazionale, portando con sé non solo una lavorazione artigianale, ma un intero patrimonio fatto di storia, arte, comunità e identità. E lo fa con un libro di Angelo Brunetti dal titolo: “Il Tarallo di San Giorgio - Storia antica e contemporanea”, che sarà presentato il 9 aprile nella Sala Caduti di Nassiriya. Dietro l’iniziativa c’è l’impegno della Senatrice Annamaria Fallucchi e del suo team. Costantina Tavani, consigliera comunale e docente, impegnata nella valorizzazione del territorio, a l’Attacco racconta di un percorso nato dalla necessità di cambiare narrazione: “Siamo sempre stati un po’ fuori dai circuiti, anche per ragioni geografiche. Siamo al confine col Molise, ma siamo Puglia a tutti gli effetti. Il problema è che nessuno racconta davvero quello che abbiamo”. Al centro, una tradizione che affonda le radici nel tempo e che ruota attorno alla festa di San Giorgio Martire, celebrata ogni anno il 21, 22 e 23 aprile. Il momento più noto è la corsa dei carri, una competizione che attraversa il paese per circa otto chilometri e che richiama, per struttura, i grandi palii italiani. “È un momento fortissimo, adrenalinico, che va vissuto - spiega - ma non è tutto. Dietro c’è un mondo che spesso non si vede”. Quel mondo è fatto anche di gesti più lenti, come la preparazione del tarallo. Un’opera collettiva che prende forma nell’arco di due settimane, all’interno di una casa del paese che diventa luogo di incontro e condivisione. “Parliamo di 100 chili di pasta di caciocavallo lavorata dai nostri mastri casari - racconta Tavani - è una vera opera d’arte. La gente entra, guarda, ascolta. E mentre si lavora si tramandano storie”. Non è solo una produzione gastronomica, ma un’esperienza culturale. Il tarallo viene poi benedetto e, dopo la festa del 24 aprile, distribuito a tutta la comunità. Un gesto che tiene insieme sacralità e appartenenza, passato e presente. Accanto a questo, ci sono altri momenti simbolici, come l’ingresso dei carri con l’alloro, segno di vittoria e rinascita, che viene benedetto e portato nelle case. Elementi che costruiscono un’identità condivisa e che, come sottolinea Tavani, richiedono un lavoro continuo: “Non è una cosa che si accende tre giorni l’anno. Dietro c’è un impegno quotidiano, 365 giorni su 365”.
Eppure, nonostante la forza di questa tradizione, Chieuti fatica a raccontarsi. “Non abbiamo la forza di realtà più grandi - ammette - e quindi restiamo indietro. Il problema è che manca una nuova narrativa”.
“Per anni queste tradizioni sono rimaste chiuse dentro i confini locali, tramandate più oralmente che raccontate in maniera organica e veicolate all’esterno. Oggi invece l’esigenza è quella di costruire un racconto capace di uscire dal paese e parlare anche con chi non conosce questa realtà” - prosegue Tavani. Da qui nasce l’idea dell’eBook. Non una scelta casuale, ma una soluzione concreta per superare limiti pragmatici e allo stesso tempo aprirsi a un pubblico più ampio. “Non avevamo la possibilità di pubblicare il libro in forma tradizionale - spiega - e allora abbiamo pensato a Kindle. È un modo per unire tradizione e innovazione, per far viaggiare questa storia”.
Il libro, scritto da Angelo Brunetti, maestro casaro e custode della tradizione, rappresenta proprio questo intreccio tra manualità e memoria. “Lui fa il tarallo da trent’anni - racconta la consigliera - e mentre lavora racconta. C’è una sacralità in quello che fa, non è solo tecnica”.
Il passaggio al Senato si inserisce in questa strategia più ampia. Non solo visibilità istituzionale, ma un tentativo di portare all’attenzione nazionale una tradizione che, finora, è rimasta ai margini. “Finalmente qualcuno si è accorto che esistiamo - dice - e per noi è importante. Vogliamo portare una cosa bella”.
C’è anche una prospettiva concreta: quella turistica. Tavani, che opera anche in questo settore, è convinta che il Tarallo di San Giorgio possa diventare una leva di attrattività: “Quando le persone vengono a viverlo, restano colpite. È una risorsa culturale e turistica che ancora non abbiamo capito fino in fondo”. Un potenziale che si inserisce in un territorio che, secondo lei, ha molto da offrire ma è poco valorizzato: “Abbiamo boschi, mare, un ritmo lento che oggi piace. Stanno arrivando anche i nomadi digitali. Ma dobbiamo organizzarci meglio”. L’obiettivo, quindi, non è solo raccontare, ma costruire un percorso.
“Dietro questa tradizione c’è un futuro che va scritto e comunicato - conclude - ed è fondamentale farlo adesso”. E forse è proprio da qui che parte il viaggio del Tarallo di San Giorgio: da una storia antica che prova, finalmente, a trovare nuove strade per essere ascoltata.
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