Martedì 6 dicembre il Liceo Galilei Moro di Manfredonia ha ospitato Giovanna Montanaro, sociologa, consulente della Commissione parlamentare antimafia.
Collaboratrice con la rivista Narcomafie e l’associazione Libera. Ha studiato la criminalità organizzata, in particolare di tipo mafioso, e il fenomeno del pentitismo. Su questi temi si è tenuto un incontro-dibattito all'interno del progetto "La legalità al centro", curato dalla referente PCTO Matilde Lauriola con la collaborazione delle tutor Iris Di Gennaro, Donatella di Candia ed Elisabetta Starace.
Alla presenza del rappresentante del Cav. Uff. Lorenzo Brunetti quale rappresentante dell’Istituto del Nastro Azzurro al V.M., la Montanari ha dialogato con alcune classi terze del Liceo sui temi emersi dalla lettura del suo libro "Le verità del pentito". Attenendosi rigorosamente agli atti processuali, solo a quello che è riscontrabile, provato, "senza mai cadere nella tentazione di dipingere scenari opinabili, anche se suggestivi, ipotetici e non dimostrabili" (cit. prefazione di Piero Grasso),
il libro aiuta a conoscere il fenomeno del pentitismo, ma è anche uno spaccato della realtà mafiosa in un quartiere come Brancaccio che, segnato dal degrado e dalla mancanza assoluta di legalità, costituisce un serbatoio privilegiato di reperimento della manovalanza mafiosa. Parte da lì la carriera criminale di Gaspare Spatuzza, che comprende l’uccisione di un martire come don Puglisi e il rapimento del piccolo Di Matteo e attraversa tutte le stragi, fino all’arresto nel 1997.
Un "pentito da manuale": si potrebbe definire così, Gaspare Spatuzza. Vi sono soprattutto due ragioni che rendono la sua vicenda di particolare interesse: il vero pentimento sul piano religioso e morale e lo straordinario contributo offerto ai magistrati come collaboratore di giustizia. Spatuzza si autoaccusa della strage di via D’Amelio e fornisce una ricostruzione dei fatti che risulta "rivoluzionaria", tanto che i magistrati chiedono la revisione dei processi, la scarcerazione di innocenti, la riapertura delle indagini, l’arresto di nuovi soggetti.
Singolare è il percorso lungo e travagliato che Spatuzza compie prima di giungere alla decisione di collaborare con la giustizia. In genere gli "uomini d’onore" arrestati, quando decidono, per le più svariate ragioni, di passare dalla parte dello Stato, maturano la scelta in tempi decisamente più brevi. La collaborazione, infatti, non richiede un autentico pentimento, sul piano morale, per i reati commessi.
In questa vicenda tutto è diverso. Al contrario, il cammino di conversione e di consapevolezza interiore del male commesso, e dunque di pentimento, Spatuzza lo compie interamente prima di avviare la sua collaborazione con la giustizia. Si può dire che si pente molto prima di diventare un "pentito" nelle mani dello Stato. Il risultato sconvolgente e inatteso è stato anche questo: la verità di Spatuzza ha costretto gli altri a dire anch’essi la verità.
Gli studenti hanno avuto l'opportunità di rivivere fatti storici dolorosi del nostro Paese, esperienze professionali e umane di una sociologa e giornalista di alto rilievo, di riflettere, infine, sul significato più profondo e autentico di 'legalità".
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