La storia di Francesco Marcone documentata dagli studenti del liceo Volta

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Un modello ben congegnato di scuola di comunità e di continuità è quello che hanno dimostrato di saper attualizzare il Liceo Scientifico “Alessandro Volta” e la Scuola Media di primo grado “G. Bovio” di Foggia.

In una città che appare sempre più disarticolata e che fatica a ritrovare gli spunti per risollevare il suo destino è ancora affidata all’esempio di Francesco Marcone la narrazione di una “storia cruda che ci rende consapevoli di ciò che ci circonda e di cui non ci accorgiamo. Questa storia che si dipana nei silenzi e nei molti misteri ci insegna a non cedere all’omertà che è ciò che dà forza alla criminalità”.

Sono le parole di Martina, studentessa della 5 C del Liceo Volta, che ieri è intervenuta insieme ad un gruppo di compagne alla presentazione del documentario “Lo Stato siamo noi”, che ricuce anche con una bella intervista a Daniela Marcone, fatti, eventi, circostanze e riflessioni a distanza di 27 anni dal delitto del 31 marzo del 1995. La produzione è l’esito di un laboratorio sulla vicenda del Direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia condotto da Damiano Bordasco e Carmen Di Giorgio, docenti della funzione strumentale del Liceo di Via Napoli, presentato in anteprima alla platea dell’Aula magna della Scuola Bovio.

Una storia cruda che ci dice chi siamo - dice bene Martina - che si può e si deve far conoscere ai giovanissimi, come ha ribadito la Dirigente Milena Sabrina Mancini: “Nel nostro PTOF abbiamo inserito una macroarea sulla legalità. A quanti fanno notare che i nostri alunni sono troppo piccoli per affrontare un tema così impegnativo io rispondo che non è mai troppo presto, proprio l’argomento della legalità deve nascere ed essere affrontato all’interno di un contesto scolastico, perché è qui che si può discutere e confrontarsi, indicando dei modelli positivi quanto prima possibile”.

Una elaborazione di senso che si trasferisce su strutturazione, metodologie e contenuti dell’intera offerta didattica della Scuola Bovio. “Io direi che è anche tardi iniziare a parlare di legalità nella scuola di primo grado – ha affermato Gabriella Grilli, Dirigente del Liceo Volta -. Bisogna insegnare a 3,4,5 anni, già dalle scuole dell’infanzia, cosa significa la proficuità di un vivere socialmente corretto. A 18 anni è già troppo tardi.

Crediamo che sia importante per la scuola sviluppare le fondamentali conoscenze disciplinari, ma accanto a queste, non dopo di queste, poniamo quelle valoriali. Se noi riuscissimo, in tutti gli anni che trascorrono tra il ciclo dell’infanzia e quello della secondaria superiore, a raggiungere l’obiettivo di sviluppare nei nostri studenti il senso del dovere e il rispetto di sé stessi, degli altri, e dell’ambiente, penso che potremmo dire di aver vinto la sfida educativa di questo millennio.

Speriamo che i nostri ragazzi possano diventare donne e uomini di valori che vogliamo trattenere in questo territorio a dare il loro contributo. Il problema è che i nostri ragazzi finito il liceo, si guardano intorno a scappano, le scuole di Foggia stanno lavorando molto bene per porre un argine anche a tutto questo”.

“Lo Stato siamo noi”, titolo scelto non per caso dagli studenti per il documentario che si sviluppa a partire da una ricerca sui fenomeni criminali della terra di Capitanata, all’interno di un percorso di educazione civica attraverso il quale ricostruire gli accadimenti dalla fine degli anni Settanta ad oggi.

Lo Stato siamo noi, la frase che come un mantra Francesco Marcone ripeteva ai figli Daniela e Paolo “il cui significato era difficile da comprendere da adolescenti, ma che abbiamo capito pienamente quando lui è morto – riferisce Daniela Marcone, Vicepresidente nazionale di Libera agli studenti in un racconto sulla forza inflessibile dell’onestà che animava Francesco –. Mio padre è stato una vittima degli anni Novanta in cui c’era ancora un’incredulità secondo me colpevole.

Ci sono volute altre vittime, fino alla strage di San Marco in Lamis del 2017, perché le cose cominciassero a cambiare, ma intanto i morti ammazzati sono stati tantissimi e oltre l’80 per cento di casi sono rimasti irrisolti in tutta la provincia. La memoria di ciò che è stato, con una onestà di lettura, deve innervare l’impegno nell’oggi per progettare una vita nuova nella nostra città. Abbiamo diritto ad essere felici qui”.

La vicenda di Marcone, approdata all’archiviazione ed ancora senza colpevoli, trasferisce consapevolezza ai ragazzi, invitati a recuperare la lezione dei “boni cives” tratteggiati nel De Republica da Cicerone, autore inserito nel contesto del percorso laboratoriale dalla professoressa Di Giorgio: “Il titolo Lo Stato siamo noi mi ha fatto pensare subito a Cicerone, autore latino e politico di 2000 anni fa, che tra le tante cose sottolineava l’importanza della Res Publica realizzata dai buoni cittadini che condividono insieme l’interesse per lo Stato, nella concordia e nel rispetto delle leggi.

Ho associato anche Dante al concetto di Stato e di legalità, anche Dante che nel 1300 visse nella città di Firenze divisa tra guelfi e ghibellini, fa appello alla ragione nella Divina Commedia per uscire dalla selva oscura con la guida di Virgilio, ponendola a fondamento della convivenza tra i cittadini” ha aggiunto.

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