Quando si parla dei piccoli borghi delle aree interne, quelli che Arminio e Ferretti definiscono l’Italia profonda, è facile scadere nella retorica che li vorrebbe raccontare come realtà incontaminate, dove la vita scorre lenta e serena. La realtà, però, è molto diversa. Come in diverse occasioni ha provato a spiegare anche il Sindaco di Biccari, Gianfilippo Mignogna, i piccoli comuni dei Monti Dauni non sono la cartolina patinata che si vorrebbe vendere, ma comunità spesso alle corde, fiaccate dallo spopolamento e dalle poche opportunità a disposizione.
In mattinata, il quotidiano l’Attacco è stato ad Alberona, un paese di 400 abitanti, dove la popolazione media supera gli 80 anni di età. Nelle piazze ci sono poche persone, quasi tutte anziane.
Le attività commerciali si contano sulle dita di una mano: due bar, in cui nell’ora di punta (alle 12:00) ci sono al massimo due persone, e due trattorie senza nessuna prenotazione. Lungo le strade e nelle piazze solo gente in pensione, che nel pomeriggio si incontra nella sede locale della Pro Loco per giocare a carte.
“Alberona resiste, ma ormai è quasi finita”, racconta qualcuno con un velo di malinconia. “Roseto è messo uguale, e Volturara ancora peggio”, sottolinea. “Nelle scuole ci sono classi di cinque bambini, e poi la vita costa. Devi tenere il riscaldamento acceso tutto l’anno, e non conviene stare”, spiegano.
La maggior parte degli anziani cammina solo. Qualcuno di loro, seduto sulle panchine che affacciano sul meraviglioso panorama boschivo, guarda nel vuoto. Alcuni camminano in coppia, e scherzano. Rispondono alle domande del giornale, ricordando il passato all’estero.
Alle 13:00 circa i locali sono chiusi, e la poca gente è tornata a casa. Nelle piazze regna il silenzio, rotto solo dalle campane della chiesa.
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