Zerocalcare a Foggia (per chi l’ha visto): tra generazioni, successo, patriarcato e “Quando muori resta a me”

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Un grande nome del fumetto italiano, è giunto in città, riscuotendo un enorme successo. Lo scorso 30 novembre, il Cineteatro Cicolella di Foggia ha ospitato Michele Reich, in arte Zerocalcare per la presentazione del suo ultimo libro, Quando muori resta a me. L’evento, organizzato da Generact in collaborazione con la Libreria Velasquez e moderato da Alfonso Errico e Lello Saracino, ha fatto registrare il tutto esaurito in tempi record, nonostante una promozione limitata e canali di comunicazione non particolarmente efficaci, moltissime sono state le lamentele di quanti sono venuti a conoscenza dell’evento solo in seguito allo svolgimento. Questo non ha impedito che la sala si riempisse di un pubblico variegato, pronto a confrontarsi con uno degli autori più rappresentativi della cultura contemporanea italiana. Per Foggia, un’occasione così importante non ha rappresentato solo un evento culturale, ma un segnale del bisogno di maggiori iniziative simili, capaci di attrarre appassionati del settore e nuovi lettori. La partecipazione entusiasta, in sostanza, ha dimostrato l’attrattiva che Zerocalcare esercita grazie alla sua autenticità e alla capacità di raccontare temi universali, ampiamente condivisi dal pubblico locale. L’autore e fumettista ha condiviso una riflessione personale sul rapporto con suo padre, evidenziando quanto sia difficile comunicare con persone cresciute in un contesto culturale che considera l’espressione dei sentimenti una debolezza: “Io con mio padre non ho mai parlato molto - ha affermato a l’Attacco -, non sapevo mai cosa gli passasse per la testa. Tutt’ora non ce la passiamo bene in termini di comunicazione. Tant’è che ha dato a mia madre il feedback del libro che ho dedicato a lui, senza lasciar trapelare nulla a me”. 

Zerocalcare ha riconosciuto la difficoltà di abbattere queste barriere emotive, ma ha sottolineato l’importanza di trovare modi per esprimersi, anche attraverso forme non verbali: “Non deve essere necessariamente fatto a parole, ci si può aprire attraverso tutti gli strumenti possibili - ha aggiunto -, io stesso utilizzo il fumetto per canalizzare le mie emozioni. Ciò che conta davvero è non chiudersi in sé stessi".

Altro tema cruciale toccato dall’artista è stato il confronto tra le generazioni, con un focus sulla trasmissione dei valori del ’68. Michele ha spiegato che l’idea del libro è nata guardando il film Aftersun, che esplora le dinamiche intergenerazionali. Ha criticato il fatto che il periodo temporale vissuto dai suoi genitori, pur avendo segnato lotte per conquiste importanti, non sia riuscito a lasciare un’eredità tangibile. 

“Allo stato attuale, a noi giovani non è andata tanto bene la trasmissione dei valori del ’68 - ha dichiarato sorridendo amaramente -. Sono state fatte lotte generose ma che non hanno redistribuito tanto alla nostra generazione. I nostri genitori vengono visti un po’ come fraudolenti, come se avessero lasciato terra bruciata sotto i nostri piedi”. Nonostante ciò, l’autore si è detto speranzoso verso la nuova generazione, che percepisce come più consapevole, reattiva e pronta a mobilitarsi per un cambiamento.

La discussione si è poi spostata sull’effetto che la serie animata Strappare lungo i bordi, distribuita da Netflix, abbia avuto sul rapporto con il pubblico. Zerocalcare ha spiegato come prima della produzione, i suoi lettori fossero persone già vicine alle sue tematiche, mentre dopo il successo Netflix, si sia ampliato ad un pubblico eterogeneo, inclusi molti bambini attratti dal formato cartoonesco. 

“Dopo la serie TV, si sono avvicinate moltissime persone diverse, molti bambini di otto-dieci anni circa, visto che comunque si tratta di un prodotto animato - ha raccontato -. Mi fa ridere però, che molti non si aspettavano un pensiero politico così radicato in me. L’hanno capito troppo tardi, qualcuno si è trovato a cancellare il tatuaggio dell’armadillo solo dopo avermi sentito parlare di Ilaria Salis”.

L’umorismo e l'acume di Michele Reich, ha confermato il successo dell’incontro al Cineteatro Cicolella, testimoniando quanto l'artista riesca a catalizzare l’attenzione e a creare dialogo. La sua presenza a Foggia ha dato alla città un momento di riflessione culturale memorabile, dimostrando quanto sia importante investire in eventi di qualità. 

Con la sua capacità di affrontare temi personali e universali con autenticità e ironia, Zerocalcare ha lasciato un segno profondo, dimostrando che la cultura, quando ben proposta, può essere uno strumento potente per unire comunità e generazioni. 
(Debora Cicconetti - l'Attacco)

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