La clamorosa lettera resa pubblica sabato scorso, o almeno alcuni stralci, girava già da un paio di giorni in città, evidentemente era in mano a qualcuno di più vicino sia a Fabrizio Gifuni (che l’ha scritta) che al Sindaco Giuseppe Pitta (che l’ha ricevuta assieme all’assessore comunale alla Cultura, Maria Angela Battista, al coordinatore di Lucera Capitale, Pasquale Gatta, al vice presidente della Regione, Raffaele Piemontese, alla Soprintendente Anita Guarnieri e al direttore di Puglia Culture, Sante Levante). Come si è saputo poi successivamente, era stata inviata in via riservata lunedì 16 giugno, ma visto che ancora nessuna conseguenza aveva sortito, allora tre giorni fa è stata diffusa direttamente dall’ufficio stampa di “Prima Vera al Garibaldi”, il format ideato otto anni fa dall’attore di origini lucerine assieme al suo braccio operativo in termini di organizzazione teatrale, Natalia Di Iorio. L’obiettivo era quello di riesumare le attività del Teatro Garibaldi che sorge all’interno della sede dell’ente, e a poche decine di metri dalla casa paterna di Gifuni che negli ultimi anni ha cercato di mantenere vivi i rapporti con la sua terra, attraverso rappresentazioni che avvicinassero il pubblico alla cultura e a certi temi di attualità. Nei primi anni la rassegna aveva riguardato solo la stagione invernale al coperto, per poi raddoppiare anche nel periodo estivo direttamente all’anfiteatro romano con l’allestimento di spettacoli inseriti all’interno del cartellone promosso da Comune e Regione, con l’organizzazione dell’ex Teatro Pubblico Pugliese, oggi Puglia Culture. Il rapporto con l’Amministrazione di Antonio Tutolo prima, e di Pitta poi, sembrava solido, anche perché non c’erano compensi diretti da erogare per la direzione artistica che Gifuni si vanta di aver donato, tanto che lui stesso è stato il frontman all’audizione ministeriale di marzo 2024, quando la città si è presentata alla finale per il titolo di Capitale della Cultura 2026. Poi ha vinto L’Aquila, ma Lucera ha ottenuto il ruolo “regionale” 2025 attorno al quale si sarebbe dovuto costruire una proposta di pregio, considerato anche il budget di 2 milioni di euro che verrà certamente contato alla fine della giostra in realtà non ancora partita.
L’iniziativa è stata ancora più deflagrante di quella di marzo scorso a opera di Luciano Toriello, portavoce del Comitato Tecnico Scientifico (di cui faceva parte anche lo stesso Gifuni) che ha rivelato di non essere mai stato interpellato e neppure coinvolto nella redazione di un programma, tanto meno della visione strategica del dossier condotto in solitaria da Pasquale Gatta, con il sostegno d’acciaio di Pitta che continua a difenderlo anche dagli strali ora provenienti pure dai suoi sostenitori.
E per cercare di parare i colpi, il Sindaco sabato pomeriggio ha inviato un audio nella chat Whatsapp della maggioranza, spostando incredibilmente l’attenzione sul metodo anziché sul merito delle parole pesantissime rivolte prima di tutto a lui.
“Non capisco come sia stato possibile che una lettera riservata, non istituzionale, inviata sulla mia mail personale (e degli altri destinatari di cui sopra, ndr) sia poi finita ai media locali – sono le parole che l’Attacco ha potuto ascoltare – e questo non va bene perché non doveva essere pubblica. E comunque già quattro mesi fa avevamo messo a disposizione il doppio dei fondi per questa rassegna e come sempre avevamo lasciato totale autonomia artistica. Sicuramente ci saranno state delle problematiche con Gatta e Puglia Culture che però non conosco e che mi farò spiegare, spero anche da Gifuni che non riesco più a contattare da una settimana, dopo che mi aveva scritto. A ogni modo, tutte le cattiverie e le porcherie che stanno scrivendo sul nostro conto sui social sono di carattere politico, perché devono fare campagna elettorale contro di noi. Sono sempre fiducioso di poter risolvere il problema”.
Il risentimento contro Gifuni è parzialmente rientrato ieri mattina quando ha diffuso una lettera aperta, chiedendogli di ripensarci e di comprendere le difficoltà operative di tutto il sistema organizzativo messo in piedi. E visto che l’attore gli ha chiuso le porte anche telefoniche, è stata chiesta l’intercessione addirittura di Michele Emiliano, invitato a fare tentativo di recupero della situazione.
Nel frattempo le reazioni locali non si sono fatte attendere, a partire dalla consigliera comunale di minoranza, Francesca Niro, che è tra le madrine dell’iniziativa partita nel 2007 quando era lei presidente della commissione Cultura: “Quando avemmo l’idea di chiedere a Gifuni se volesse aiutarci a rilanciare il nostro piccolo teatro comunale, non ci sembrò vero che un attore così importante, famoso e premiato, potesse accettare. Egli non solo lo fece, ma con grande entusiasmo e generosità si calò nell'impresa, coinvolgendo anche Natalia Di Iorio, una delle maggiori esperte di programmazioni teatrali. Nacque così la prima stagione al Teatro Garibaldi e poi seguita dall’edizione estiva all'anfiteatro che hanno portato in una città di provincia, come la nostra, attori come Toni Servillo, Alessio Boni, Luca Zingaretti, Luigi Lo Cascio, Isabella Ragonese, solo per citarne alcuni. Nella realtà distopica in cui si sta trasformando Lucera, succede però che un simile privilegio, tra l'altro a costo zero, venga buttato alle ortiche proprio nell'anno in cui la città assurge ambiziosamente a Capitale regionale della cultura. Lucera non merita questo modo cialtrone e improvvisato di essere amministrata, per cui chiediamo che chi ha avuto responsabilità in questo fallimento ne risponda”.
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