Ci sono momenti nella vita delle città in cui la memoria sembra bussare alla porta. A Manfredonia, questo momento è tornato giovedì sera, nell’aula consiliare del Comune, dove due iniziative culturali hanno riportato al centro della scena ciò che spesso viene dato per scontato: i luoghi che ci raccontano, le pietre che ci hanno preceduti, le storie che continuano a parlarci anche quando crediamo di non ascoltarle più. La presentazione del calendario fotografico “Manfredonia meravigliosa” dedicato a tredici luoghi simbolo della città e l’annuncio della “statua parlante di Re Manfredi” rappresentano un invito collettivo a fermarsi, a guardare, a ricordare. A riconoscere che la storia non è un capitolo chiuso, ma un dialogo continuo tra ciò che siamo stati e ciò che vogliamo diventare. “Ho voluto coinvolgere i fotografi amatoriali della nostra città - riferisce a l’Attacco l’assessora Maria Teresa Valente, che ha ideato le iniziative e vi ha anche preso parte attiva -, che nutrono un amore immenso per Manfredonia, per il proprio territorio”. Un amore che, secondo l’assessora, “andava condiviso”, soprattutto in un tempo in cui online prevale “il solito odio a cui spesso assistiamo dagli haters. Noi abbiamo bisogno di bellezza”, ribadisce, indicando proprio nella cultura visiva un modo per ricucire il rapporto tra cittadini e territorio. Sulla stessa sintonia anche il Sindaco Domenico la Marca, che ha sottolineato proprio come “ci stiamo abituando alla bruttezza, invece dobbiamo rispondere con la medicina più efficace: mettere in evidenza le bellezze. Questo non vuol dire non avere coscienza che abbiamo problemi – ha specificato -, però noi ci dobbiamo abituare alla bellezza”. Quando i dodici fotografi amatoriali di Manfredonia hanno iniziato a scattare – Patrizio Di Gennaro, Manuel Assisi, Bruno Mondelli, Matteo Nuzziello, Nicola La Torre, Matteo Muscettola, Ottavio Greco, Saverio De Nittis, Antonio Beverelli, Michele Vitulano, Pasquale Di Bari, Pasquale Amoruso -, forse non immaginavano che stavano costruendo qualcosa che somiglia a un album di famiglia. Un racconto affettuoso, a tratti nostalgico, dei luoghi che definiscono l’identità della città. Accompagnata dal ricordo di un evento storico avvenuto in quel mese, ogni pagina è una finestra aperta su un luogo simbolo.
Un elenco che è già di per sé un manifesto culturale, visto che ogni luogo è un tassello della storia cittadina. Un frammento di un mosaico che racconta secoli di trasformazioni, dominazioni, rinascite.
C’è il loggiato di Palazzo San Domenico, con le sue arcate che sembrano dargli respiro; piazza Duomo, che da secoli osserva il passaggio delle generazioni; l’Oasi Laguna del Re, dove la natura ricorda che la storia non è fatta solo di uomini; il castello svevo‑angioino‑aragonese, che porta ancora addosso le impronte dei poteri che lo hanno attraversato nei secoli.
E poi la fontana Piscitelli, la basilica di Siponto, il faro, la chiesa di Santa Chiara, Palazzo Delli Santi, il Tritone di piazza Marconi, l’abbazia di San Leonardo, Palazzo Celestini. Luoghi che sono capitoli di un romanzo collettivo.
E infine c’è lui: Re Manfredi. Il re giovane, colto, elegante, figlio di Federico II. Il sovrano che scelse di fondare una città nuova quando Siponto, ferita dai terremoti e dalle paludi, sembrava destinata a scomparire. La statua equestre che oggi lo rappresenta, inaugurata nel 2015, è diventata in pochi anni uno dei simboli più riconoscibili della città.
A breve, quella statua avrà qualcosa in più: una voce. L’idea è semplice e, al tempo stesso, al passo coi tempi: trasformare un monumento statico in un narratore, un testimone capace di dialogare con cittadini e turisti. Un modo per rendere la storia più accessibile, più emozionante, più vicina alle nuove generazioni, che spesso vivono la città senza conoscerne davvero le radici.
Grazie alla tecnologia NFC e a un QR code su una targa che sarà apposta, chiunque potrà ascoltare la voce di Re Manfredi – interpretata da Matteo Conoscitore – che racconta la sua storia in prima persona. Non un’audioguida, ma il racconto di un re che spiega perché scelse quel luogo, che ricorda le sue battaglie, che confida le sue speranze.
È un modo nuovo di vivere il patrimonio culturale: non più soltanto osservandolo, ma dialogando. Non più solo guardare una statua, ma ascoltarla. E forse è proprio questo il senso più profondo della “statua parlante”: ricordarci che la città non è fatta solo di strade e palazzi, ma di voci. Voci che aspettano solo di essere ascoltate.
In fondo, la storia non è mai solo passato: è un dialogo continuo tra ciò che siamo stati e ciò che vogliamo diventare. E Manfredonia, oggi, sembra aver deciso di tornare a raccontarsi.
(Foto: P. Amoruso)
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