Oltre le orme di Caravaggio c’è una città che riapre sue porte alla cultura: catalogo “perla” di Claudio Grenzi

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Durante la presentazione dei risultati della mostra caravaggesca non si è parlato solo di quadri, reliquiari e sculture ma è stata anche una riflessione collettiva sul futuro culturale della città, sul ruolo delle istituzioni, sulla responsabilità di custodire e rendere accessibile un patrimonio che per troppo tempo è rimasto “muto”. Il Sindaco Domenico la Marca non ha nascosto che “Siamo contenti quando questa aula diventa un laboratorio, uno spazio di incontro e confronto, ma soprattutto uno spazio dove nascono e prendono vita le idee”. A suo avviso, il compito di un’Amministrazione è “ricercare e poi valorizzare le bellezze di un territorio in tutti i settori, non solo nell’arte, nella cultura, nel sociale, nell’impresa”. La cultura viene esplicitamente indicata come leva per rendere Manfredonia “attrattore di visitatori”, ma a partire da una condizione imprescindibile: “Deve vivere bene la città, ma soprattutto deve avere la capacità di far provare ai nostri visitatori un’esperienza”. E quest’ultima della mostra “ci fa capire che abbiamo bisogno di aprire le porte della città perché di ricchezze ne abbiamo tante e abbiamo tante cose belle da raccontare”. L’assessore al Turismo, Francesco Schiavone, ha sintetizzato in poche frasi che “questo è stato un passo concreto, perché questa città sente la necessità di raccontarsi in maniera diversa”. Richiamando le presenze di Manfredonia alla BIT e alla BTM, ha indicato la cultura come “seme per raccontare una Manfredonia diversa e più bella. Per scoprire davvero ciò che di prezioso magari era ancora nascosto”. Il Comune mette sul tavolo la volontà politica, l’arcidiocesi porta la profondità della memoria e la concretezza dei luoghi. L’arcivescovo Franco Moscone ha parlato di “gioia” nel vedere l’aula consiliare così gremita – tutti i posti occupati e c’era altrettanta gente nel corridoio - per raccontare la bellezza di Manfredonia: una storia che tante volte resta un po’ nascosta”. Ha rimarcato che la mostra e il catalogo diventano un “segno di collaborazione tra le istituzioni e la Chiesa per diffondere, osservare e usufruire quello che è un patrimonio di storie e di bellezza che abbiamo ricevuto e che dobbiamo trasmettere a chi verrà dopo di noi”. 

L’assessora alla Cultura, Maria Teresa Valente, ha insistito sul ruolo dell’arcidiocesi come partner imprescindibile e ha sottolineato un elemento che si è discostato da prassi più semplici da adottare. “Il bello della mostra che abbiamo allestito è che le opere ce le avevamo noi e non lo sapeva nessuno”. Niente prestiti esterni, ma un’operazione di scavo interno che ha consentito di riportare alla luce opere già presenti in città, ma invisibili o inaccessibili.  

“E il bello di questo catalogo è che racconta della mostra, ma racconta anche il mistero che si celava dietro queste opere”. Come detto, il catalogo realizzato da Claudio Grenzi Editore è un’opera di alto valore documentale e anche scientifico. 

“Non è soltanto il ricordo della mostra, ma un meraviglioso e agile strumento di aggiornamento scientifico – ha annotato il professore Gianpasquale Greco -. Abbiamo infatti interventi dell’architetto D’Ardes e del professor Tomaiuoli che non sono necessariamente solo a commento  della mostra. Ma ci raccontano Manfredonia in età barocca, aggiornando il pubblico e aggiungendo qualità e novità nella ricerca”.

Il fatto che sia stato stampato “con tutti i crismi e i criteri dell’arte” da un editore di livello, e che raccolga contributi originali, lo rende uno strumento di lavoro per studiosi e appassionati, ma anche un biglietto da visita per la città nei circuiti culturali e turistici.

La mostra “Sulle orme del Caravaggio” ha messo in moto un’alleanza tra Comune e Arcidiocesi, una rete di studiosi, una cittadinanza curiosa che chiede “e adesso?”.  La risposta non può essere un semplice “replicheremo la mostra”. Deve passare per scelte concrete: tenere aperto più a lungo il Museo diocesano, completare il Museo Civico Manfredi, programmare restauri, costruire percorsi integrati tra archeologia, barocco, devozione, architettura. La bellezza può cambiare il modo in cui una città si pensa e si racconta. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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