Sembra quasi esserci un paradosso che attraversa la storia culturale di Manfredonia: alcuni dei suoi luoghi più antichi e, magari, anche tra i più studiati al mondo, sono al tempo stesso i meno riconosciuti dalla comunità che li ospita. Grotta Scaloria è un esempio emblematico di questo scarto tra il valore reale e la percezione pubblica. Un luogo che la letteratura scientifica internazionale considera fondamentale per la comprensione delle società preistoriche del Mediterraneo, ma resta ai margini della narrazione identitaria della città. La recente polemica sulla mancata inclusione di Manfredonia nel percorso regionale verso la candidatura UNESCO delle “Grotte carsiche della Puglia preistorica” ha riacceso l’interesse. E con deliberazione di Giunta la città ha aderito formalmente al Protocollo d’intesa regionale e si inserisce nel processo che potrebbe portare Scaloria nella World Heritage List. L’assessora alla Cultura Maria Teresa Valente ricorda che “Grotta Scaloria, oltre ad essere un patrimonio importantissimo, è riconosciuta, forse, più all’estero che a Manfredonia stessa”. Una considerazione che gira il dito in quella piaga rappresentata dalla distanza tra la comunità scientifica internazionale, che da decenni studia la grotta, e la comunità locale, che spesso non ne percepisce la portata. Valente sottolinea a l’Attacco che “sono stati fatti scavi da studiosi e archeologi importanti. È stata oggetto di studio anche in Canada e nel resto del mondo. Ma noi non riusciamo ancora a darle la giusta importanza, la giusta risonanza”. Un’ammissione che l’assessora non vuole che suoni come una resa, ma come un punto di partenza. Perché la candidatura UNESCO, se ben gestita, può essere l’occasione per colmare questo divario. Nel dicembre scorso, la Regione Puglia ha approvato lo schema di Protocollo d’intesa per la candidatura UNESCO delle “Grotte carsiche della Puglia preistorica”. Undici comuni sono stati coinvolti. Manfredonia no. La notizia ha sorpreso, dal momento che Scaloria è indiscutibilmente uno dei siti più rilevanti dell’intero complesso carsico pugliese. “La Regione Puglia ha messo insieme 11 Comuni senza nessun avviso e nessuna possibilità di accesso da parte di altri – la ricostruzione dell’assessora, che spiega anche la polemica sollevata dal professor Giovanni Ognissanti -. Noi lo abbiamo appreso quando la delibera regionale è stata pubblicata. Ho scritto immediatamente alla Regione, anche se in quel momento si era in una fase di passaggio tra il vecchio governo regionale e il nuovo”.
La transizione politica – la fine del governo Emiliano e l’insediamento della nuova amministrazione regionale del presidente Antonio Decaro – ha complicato ulteriormente il quadro. La svolta arriva con il contatto diretto con la neo-assessora regionale Silvia Miglietta.
Valente riferisce che “ho sentito l’assessora Miglietta e le ho preannunciato che, avendo Manfredonia un sito importantissimo a livello mondiale come Grotta Scaloria, avremmo fatto adesione al protocollo già stretto con altri 11 Comuni”. La risposta ricevuta dalla Regione è stata positiva. “L’assessora mi ha detto di procedere e di inviarle la delibera per conoscenza”. Un passaggio che sancisce l’apertura formale all’ingresso di Manfredonia nel percorso UNESCO.
La delibera approvata dalla Giunta riconosce la necessità di riportare Scaloria al centro della narrazione culturale della città. “Noi stiamo cercando in tutti i modi di valorizzarla – conferma l’assessora - anche con i lavori di rigenerazione urbana che si andranno a fare lì”. Perché non si tratta solo di aderire a un percorso regionale, ma di costruire una strategia locale che integri ricerca, tutela, accessibilità e narrazione.
La valorizzazione di un sito così delicato non può essere improvvisata né affidata a logiche esclusivamente turistiche. Deve essere guidata dalla comunità scientifica, che conosce la grotta meglio di chiunque altro. E uno spunto significativo a questo riguardo, arriva quando l’assessora alla Cultura del Comune di Manfredonia anticipa a l’Attacco che ci sarà il coinvolgimento degli archeologi che da anni lavorano su Scaloria. “Li abbiamo coinvolti nel progetto di rigenerazione urbana con l’assessore Gianni Mansueto e a breve li sentiremo, perché verranno a Manfredonia nuovamente”.
Tra questi, la professoressa Eugenia Isetti, figura di riferimento negli studi sulla grotta e membro dell’IAAS, l’Istituto Archeologico con sede a Genova. “L’intento è quello di costruire un percorso condiviso anche con gli stessi archeologi - continua Valente - in modo che Grotta Scaloria possa essere valorizzata con cognizione di causa”.
La fase che si apre ora è quella dell’attesa. La Regione Puglia dovrà integrare formalmente Manfredonia nel percorso e convocare il Tavolo di lavoro previsto dal Protocollo. “Adesso siamo in attesa di capire come l’iter procederà - conferma l’assessora - perché il percorso è iniziato in un momento di transizione”.
Manfredonia ha comunque compiuto l’atto politico necessario per rivendicare il ruolo che le spetta. Grotta Scaloria non può restare fuori da un percorso che riguarda proprio i siti preistorici più rilevanti della Puglia. Anche se poi, in fin dei conti, ha ragione Valente quando ricorda che “nemo propheta in patria est”. Manco le grotte.
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