Le immagini della guerra in Ucraina hanno travalicato sin da subito i confini territoriali e si sono diffuse, in tempo reale come succede oggi, in tutto il mondo. Gesti e volti che colpiscono, che ti restano dentro a lungo e portano a riflettere. È successo così anche a Florian Lettl, artista tedesco che frequenta abitualmente Manfredonia perché figlio dello scomparso pittore surrealista Wolfgang Lettl.
Infatti, suo padre acquistò un pezzo di terra nella zona della Riviera sud sipontina, vi edificò e ci visse lungamente con sua moglie Franziska. Trascorrere del tempo agli sciali è un’abitudine che Florian continua ad alimentare.
“Mi sono imbattuto in una foto dell’Irpin pubblicata sulla Süddeutsche Zeitung – racconta -, in cui sono presenti persone in fuga dalla guerra che cercano riparo sotto un ponte distrutto, mentre lasciano la città. I conflitti bellici mi fanno piangere – sussurra -, tuttavia mi è venuta in mente un’opera di mio padre realizzata nel 1980 e mi sono stupito di quanto attuali siano alcune tele, nonostante siano passati più di 40 anni dalla loro realizzazione”.
Era conservata in magazzino e non era mai stata pubblicata da alcuna parte, né esposta al pubblico. “Non ha nemmeno un titolo – prosegue Florian -, era un quadro troppo cupo e difficile da sopportare”. Adesso quell’opera ha un titolo. “Ora so il suo nome: Irpin, giorno 13”.
L’artista tedesco che ama il golfo di Manfredonia, in questo momento si trova ad Augsburg, dove si sta prendendo cura di un’esposizione speciale nel Museo dell’arte surreale ‘Lettl’. “Una combinazione tra 22 poesie di Heinz Ratz e altrettanti quadri di Wolfgang Lettl”, spiega a l’Attacco.
Come suo solito, si tiene continuamente impegnato e sta partecipando ad un concorso di idee che ha come obiettivo il ricordo del Covid-19. Ha presentato un progetto, che prevede l’installazione temporanea di un’opera che Florian ha creato durante il periodo della pandemia: Prometeo, il suo nome. “Il corpo grande, le braccia tese verso l’alto come un grido d’aiuto – descrive - e il viso distorto dal dolore. Il tutto nel classico stile greco. Il petto rotto intensifica il dolore. Ma c’è anche un uccello che riesce a lasciare questo corpo, nonostante le sbarre. L’uccello, quindi, come simbolo del desiderio di libertà. Un desiderio che è profondamente ancorato nell’essere umano e che, quando questa viene limitata troppo, scoppia. È il grido di redenzione che viene dall’anima”.
L’arte trasmette sensazioni, il più delle volte gradevoli. Ma quella tela tornata alla mente e riportata alla luce è una delle pochissime che erano state messe da parte. “Mi sembrava triste anche nei suoi colori, molto diversa dagli altri. Ci sono quadri ‘pesanti’ nel contenuto, però i loro colori sono pur sempre belli. Ma questo no, trasmette tristezza e suscita dolore alla vista”.
Quando Wolfgang iniziò a dipingere questa sua opera, disse a Florian solo che “neanche lui vi aveva assegnato un significato, piuttosto i quadri vengono dal subconscio, sono simili ai sogni, e lì di solito non si sa mai da dove viene e spesso nemmeno cosa significa”.
A 20 anni, papà Wolfgang dovette arruolarsi: c’era la Seconda Guerra Mondiale. Prestò servizio nell’esercito a Parigi come ufficiale delle comunicazioni, tra il 1940 e il 1943. Poi fu catturato in Norvegia e trattenuto per 4 mesi.
“Si era laureato da poco, quando partì per la guerra – ricorda Florian -. In realtà, voleva studiare arte. Aveva presentato diverse domande ma erano state sempre respinte per via della guerra in corso”.
Non era quello bellico, né quello militare, il suo contesto ideale. “Si è sempre comportato in modo molto distruttivo nei confronti dei suoi superiori, per questo motivo fu promosso sergente soltanto alla fine della guerra, cioè dopo che aveva svolto sei anni di servizio militare”.
La conversazione scorre veloce e, concludendo con ‘Irpin, giorno 13’, Florian riconosce che “è comunque vero che molte delle sue rappresentazioni possono essere comprese solo dopo molti anni. Questo è uno dei motivi, secondo me, per i quali le sue immagini riescono a toccare emotivamente molti spettatori”.
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