Il nuovo anno comincia claudicante e tra contagi e difficoltà che ormai accompagnano la vita di tutti i giorni da più di due anni,
l’umore generale sembra piuttosto provato. L’ottimismo non si perde del tutto, ma a intaccare un po’ i consumi dei clienti ci sono piccoli aumenti dettati dal rincaro dei prezzi di luce e gas, senza dimenticare l’aumento all’ingrosso di alcune materie prime.
In tal senso, l’umore generale non sembra così negativo, dettato questo da una fiducia delle caffetterie nella propria clientela.
Tra i bar che hanno aumentato il prezzo del reparto caffetteria c’è lo Street Cafè. “Le lamentele sono arrivate dagli anziani - commenta a l’Attacco Ivan Serano, titolare -. Hanno la pensione di un certo importo, lamentele arrivate soprattutto da chi prende tre o quattro caffè al giorno. Per quanto mi concerne, le attività dello Street Cafè - ne sono tre -, non hanno aumentato il caffè perché c’è stato un leggero aumento del caffè. L’aumento c’è stato per le necessità di aumento di gas, Enel e delle materie prime come farina, burro, pomodori. Lo vedo come un aumento globale, per cui poi c’è chi ha deciso di aumentare il caffè e chi di aumentare l’aperitivo. Mi sono chiesto cosa mi avrebbe fatto meno male, perciò l’aumento di venti centesimi sul caffè e non sull’aperitivo. Questo è il mio punto di vista da imprenditore”.
Secondo Federconsumatori, i prezzi del latte, dello zucchero, del cacao e delle uova sono aumentati del 40%. Per quanto riguarda il caffè, già dallo scorso anno si era registrato un aumento del 20%, aumento che con il 2022 non farà che crescere. La colazione diventerà più amara? Non è detto. Per Serano e colleghi si parla di abitudini, che con un piccolo aumento di prezzo sul listino non pare demotivare i consumatori finali (non tutti), che arrivano al bancone già pronti a pagare una maggiorazione.
“Un momento che viviamo un momento difficile - prosegue il titolo degli Street Cafè -. Già durante il primo lockdown qualcuno è fallito. Ora c’è chi gioca su questo, perché il cliente sa che se un locale lavora di qualità, i venti centesimi in più non li guarda. Bisogna capire anche che target si ha nell’attività. In due anni un po’ incide l’aumento che c’è stato, ma sono dell’opinione che come ogni guerra, prima o poi finirà. Ci troveremo a raccogliere i frutti in futuro del lavoro svolto”.
Da un lato l’aumento è giustificato, dall’altro i clienti si dividono in due fazioni per una gara a Risiko senza riserve: se c’è chi comprende l’aumento dei prezzi sulla caffetteria, c’è chi non vuole lasciare il caro vecchio espresso al costo massimo di 1 euro. La pandemia ha provato le finanze di tutti e le attività cercano di mantenere in piedi le loro realtà, cercando al contempo di andare incontro alle esigenze dei clienti. Tra questi ultimi i nuovi prezzi fanno un po’ discutere, ma non si rinuncia a prendere un caffè al bar. “La voglia di tornare alla normalità è anche bere un caffè al banco o seduti ad un tavolino”, dice qualcuno.
“Stiamo aspettando il 1 febbraio per aumentare il caffè a 1,20 euro - racconta a l’Attacco Alessandro d’Agnone di Momento -, con altri bar della zona. Qualcuno ha cominciato già da qualche giorno. Aumentando il caffè aumentare un po’ tutto, come espressino e cappuccino e così via. L’aumento è giustificato dell’aumento stesso all’ingrosso e poi per le utenze, si parla del 50%, ma è molto di più. Ci troviamo in una situazione di forte stress per questo, ma stiamo spiegando ai clienti che ci sarà un aumento. La maggior parte è abituata anche solo all’idea. Qualche disagio lo stiamo avendo con le persone anziane, che non concepiscono l’aumento del caffè. Forse al Sud eravamo gli unici ad avere un prezzo basso sul caffè. L’importante è dare sempre la stessa qualità e il servizio al cliente”.
Aggiunge: “E’ da valutare. Si potrebbe perdere clientela e lavorare con meno caffè, ma è da bilanciare. Ci auguriamo ci sia lo stesso standard di caffetteria la mattina. La gente non si priva di vivere, perché è stata costretta in casa per tanto tempo, perciò adesso, con le dovute precauzioni, ha voglia di vivere. Stiamo usando di più i tavoli fuori sia la mattina sia la sera. Ci siamo attrezzati con i funghi proprio per la maggiore richiesta. Penso il periodo in cui il cliente non vuole spendere sia finito, c’è voglia di uscire. Penso che in un paio di mesi ci troveremo in una situazione normalissima. L’umore non è al 100%, ma la voglia di vivere c’è e l’uomo si adatta. C’è tanta forza”.
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