A tredici anni dall’emergenza che ha cambiato il volto dell’olivicoltura pugliese, il tema Xylella torna al centro del dibattito pubblico con il convegno “La Xylella in Puglia, tra passato e futuro”, svoltosi il 20 marzo alla Fiera del Levante di Bari e promosso da Italia Olivicola e CIA Agricoltori Italiani. Un’occasione per fare il punto su diffusione del batterio, stato della ricerca e prospettive normative ed economiche.
Tra gli interventi più rilevanti, quello del ricercatore del Cnr Donato Boscia ha chiarito come oggi sia riduttivo associare la Xylella esclusivamente al disseccamento degli ulivi. In Puglia, infatti, oltre alla sottospecie “pauca”, responsabile della devastazione degli oliveti, sono state individuate anche le varianti “multiplex” e “fastidiosa”, con caratteristiche molto diverse. La fastidiosa, rilevata nel Barese, rappresenta un potenziale rischio per la vite, ma al momento – a due anni dalla scoperta – non si sono verificati focolai epidemici nei vigneti e la situazione resta sotto controllo.
Diverso il caso della multiplex, che può infettare il mandorlo senza però causare sintomi evidenti. Una condizione che apre un nodo cruciale: l’attuale normativa europea, nata per fronteggiare l’emergenza ulivi, potrebbe risultare sproporzionata per queste varianti meno aggressive. Secondo Boscia, i prossimi mesi saranno decisivi, con l’aggiornamento scientifico dell’Efsa e una possibile revisione del regolamento comunitario entro fine anno.
Dal mondo agricolo, però, arriva una richiesta di interventi concreti e immediati. Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola, ha ribadito che, in assenza di una cura definitiva, l’unica strategia resta il contenimento attraverso buone pratiche agricole. Ma per essere efficaci, queste devono essere coordinate e rese obbligatorie. Da qui la proposta di una figura commissariale capace di imporre interventi sia ai produttori sia agli enti pubblici, soprattutto per la manutenzione di aree come strade e ferrovie.
Altro tema centrale è quello della ripartenza economica nelle zone più colpite, tra Lecce e Brindisi, dove il paesaggio segnato dagli ulivi secchi ha inciso anche su turismo e occupazione. Sicolo ha sottolineato la necessità di snellire le procedure per il reimpianto e favorire nuovi investimenti, perché senza olivicoltura il futuro della Puglia appare incerto.
Il confronto alla Fiera del Levante ha evidenziato una consapevolezza più matura del problema, ma anche l’urgenza di passare dalle analisi alle azioni, tra revisione delle norme e rilancio concreto del territorio.
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