Guerra in Ucraina, Coldiretti Puglia: "Aumenta prezzo del grano, rischio per 'rivolte del pane'"

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Sotto la spinta dell’attacco della Russia all’Ucraina non schizzano solo le quotazioni del petrolio.

Ad aumentare sono anche i prezzi del grano, balzati del 5,7 per cento in un solo giorno, raggiungendo il valore massimo da 9 anni, sugli stessi livelli raggiunti negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto, che è il maggior importatore mondiale di grano e dipende soprattutto da Russia e Ucraina.

E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti alla chiusura del mercato future della borsa merci di Chicago che rappresenta il punto di riferimento mondiale delle materie prime agricole con il rischio reale di speculazioni e carestie che nel passato hanno provocato tensioni, sociali, politiche e flussi migratori anche verso l’Italia.

E quest’anno produrre grano costerà agli agricoltori pugliesi 400 euro in più a ettaro – denuncia Coldiretti Puglia – a causa dell’impennata dei costi energetici che si riflette a cascata dalle sementi al gasolio fino ai fertilizzanti.

L’ Ucraina – continua la Coldiretti Puglia – ha un ruolo importante anche sul fronte agricolo con la produzione di circa 36 milioni di tonnellate di mais per l’alimentazione animale (5° posto nel mondo) e 25 milioni di tonnellate di grano tenero per la produzione del pane (7° posto al mondo) mentre la Russia è il principale Paese esportatore di grano a livello mondiale. A preoccupare i mercati è il fatto che le tensioni tra i due Paesi possano frenare le spedizioni dalla Russia e bloccare le spedizioni ucraine dai porti del Mar Nero con un crollo delle disponibilità sui mercati mondiali con il rischio di inflazioni su beni di consumo primario, carestie e tensioni sociali.

La Puglia è costretta a importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati perché molte industrie per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera sostenuti dalla Coldiretti.

Ci sono le condizioni per incrementare la produzione in Italia dove – precisa la Coldiretti – secondo l’Istat si stimano 500.596 ettari seminati a grano tenero per il pane, mentre la superfice del grano duro risulta in leggera flessione.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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