“Welfare di prossimità e servizi”, le idee di Legacoop per arginare la fuga dei giovani e quella (nuova) degli anziani

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“Da anni stiamo riscontrando il fenomeno della migrazione degli anziani”, a parlare è Carmelo Rollo, presidente di Legacoop Puglia, raggiunto telefonicamente da l’Attacco per

un suo commento sul nuovo fenomeno che riguarda il Sud e in particolare le aree interne della Capitanata, da cui non solo i giovani scappano ma anche i pensionati, come evidenziato su queste colonne in un approfondimento pubblicato ieri.

“Lo diciamo da tempo: lo spopolamento non ha a che fare soltanto con le nuove generazioni – ha aggiunto Rollo -, queste si portano dietro anche le persone più grandi quindi lo spopolamento è doppio. Sappiamo di persone che hanno provato a vendere casa nei paesini dove vivevano, senza peraltro riuscirci, per comprarne una vicina ai propri figli. Diciamo che è normale che le famiglie vogliano stare unite ma il problema è che nessuno interviene per invertire la tendenza, per invogliare cioè i giovani a tornare. E’ un problema serissimo però fino a quando le nostre comunità, in quei territori in modo particolare dei Monti Dauni e di parte del Gargano, non offriranno un nuovo tipo di welfare, non solo degli anziani ma anche dei bambini per esempio, sarà molto difficile che si fermi la desertificazione. Una giovane famiglia può fare anche degli sforzi, avendo la volontà di rimanere in quelle aree con determinazione ma poi deve necessariamente fare i conti con la realtà e cioè con il fatto che mancano i sistemi di welfare di prossimità e i servizi”.

L'ennesima sconfitta di un’assistenza pubblica che negli ultimi anni non ha saputo in modo equilibrato dare le risposte ai bisogni, a parere di Rollo.
Eppure Legacoop e in generale il sistema delle cooperative non ha mai mollato l'idea di condividere con quelle comunità e quelle persone la necessità di cambiare un po' il senso di quello che sta accadendo.

“Sono molte le idee che abbiamo lanciato, una delle quali ha peraltro a che fare con la crisi energetica di questi giorni. La zona del Subappenninolll potrebbe essere tranquillamente in equilibrio energetico. Ho fatto fare le addizioni dei Pod, cioè dei codici identificativi dei contatori delle case. Abbiamo poi calcolato quanta energia servirebbe a una comunità di 2/3 mila persone. Ebbene, siamo andati oltre e per circa 10 mila cittadini ci siamo resi conto che basterebbero di 4 mega all'anno, vale a dire quello che produce una pala eolica di 4 mega o due pale da 2. Non c’è bisogno di ricordare che quei Comuni spesso sono circondati da parchi eolici che evidentemente sono di proprietà di qualcun altro e non della comunità. Basterebbe accordarsi per avere non già le royalties ma una parte della produzione energetica, anche se sarebbe straordinario costituire comunità energetiche, titolari esse stesse di impianti (peraltro ora finanziati dal Pnrr) per garantire a chi vive lì di non avere il problema dell'energia, risparmiando notevolmente sui costi”, il che potrebbe essere un incentivo a ripopolare quelle aree interne.

E poi servirebbe un serio ragionamento sul welfare di prossimità, la cui organizzazione non dovrebbe essere calata da Roma ma arrivare da una co-progettazione sul territorio: “Non è detto che i bisogni di Roseto, siano gli stessi di Biccari per esempio”, ha evidenziato il presidente Legacoop.

Un modello condiviso, su cui sta spingendo anche l’Unione Europea, potrebbe essere quello delle Rsa diffuse, partendo dall’acquisizione delle case disabitate dei piccoli centri di Capitanata. “L’idea è quella di riqualificare questo patrimonio immobiliare abbandonato e in alcuni casi pericolante per farne residenze per anziani, lontane da qui palazzoni tutti uguali in cui gli anziani sono mortificati e isolati. Strutture non solo per l’assistenza modulata sulle esigenze di ciascun ospite ma anche per accogliere le giovani famiglie. Sarebbe il modo per dare a queste comunità il giusto valore del welfare di comunità, secondo il nostro punto di vista arriverebbero molte persone per viverci. E’ una proposta peraltro che abbiamo già avanzato ai decisori istituzionali che non riguarderebbe solo le abitazioni dismesse ma anche le nostre strutture che già sono operative in quelle zone. Crediamo che in questo modo daremmo anche una prospettiva a queste comunità”.

Al momento in Puglia la legge non prevede strutture diverse da quelle presenti sui territori ma l’interlocuzione è partita e a breve potrebbe trovarsi un accordo per far partire quanto meno una fase sperimentale di nuovo welfare di prossimità.

Resta pacifico il fatto che, perché il modello sia efficiente, è necessario il contributo economico pubblico, diversamente le spese per i privati sarebbero insostenibili, in fase di investimento iniziale, come pure per il mantenimento.

“Tuttavia non siamo all’anno zero, sono fiducioso; a parte la caparbietà che contraddistingue i meridionali, siamo consapevoli che con una buona pazienza otterremo dei risultati. Credo siamo a buon punto: se ne sta parlando, sono usciti alcuni documenti di natura politica e amministrativa quindi c’è da aspettarsi sviluppi, anche rispetto all’utilizzo delle risorse messe in campo dal Pnrr”, ha concluso Rollo.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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