Non solo carburanti, il prezzo del grano per il pane è balzato del 53 per cento dopo un mese di guerra in Ucraina, ad aumentare del 30 per cento è stata anche la soia, dell’11 per cento il prezzo del mais, crescono anche le quotazioni del grano made in Italy.
E’ quanto afferma Coldiretti Puglia, sulla base delle quotazioni alla borsa merci di Chicago, punto di riferimento mondiale del commercio dei prodotti agricoli e delle quotazioni raggiunte nel corso dell’ultima riunione della Cun sperimentale.
Per una giusta remunerazione del proprio lavoro – spiega Coldiretti Puglia – gli agricoltori sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro dove è vietato l’uso del glifosate in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada e in altri Paesi.
E quest’anno sono praticamente raddoppiati in Puglia i costi delle semine per la produzione di grano per effetto di rincari di oltre il 50 per cento per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni. Ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti, triplicati. Nonostante questo il grano duro made in Italy – sottolinea la Coldiretti regionale – è pagato agli agricoltori nazionali meno di quello proveniente dall’estero da Paesi come il Canada.
La guerra in Ucraina ha dimostrato la necessità improrogabile di garantire la sovranità e l’autosufficienza alimentare come ha scelto di fare la Francia con Macron che ha annunciato un piano di sostegno per proteggere gli agricoltori, mentre la Cina ha inserito il settore agricolo nelle linee di investimento programmatico dello Stato insieme all’industria meccanica e all’intelligenza artificiale.
Una emergenza destinata a durare poiché – riferisce la Coldiretti – l’Ucraina ha annunciato che per effetto della guerra in primavera riuscirà a seminare meno della metà della superficie a cereali per un totale di 7 milioni rispetto ai 15 milioni previsti prima dell’invasione Russa.
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