Destagionalizzazione, Capitanata ferma ancora al 10 per cento. Tra ottobre e aprile i peggiori insieme al Salento

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Il tasso di destagionalizzazione in provincia di Foggia? Resta bassissimo: i flussi tra ottobre e aprile pesano ancora appena per il 10%. E’ questo uno dei dati più interessanti che emergono dal report dell’Osservatorio regionale del turismo di Pugliapromozione, che ha analizzato i principali indicatori del periodo compreso tra il 2015 e il 2021. Un arco di tempo importantissimo, in cui gli ottimi risultati raggiunti dalla regione in termini di arrivi e presenze si sono poi scontrati con l’emergenza Covid.

La pandemia ha interrotto il processo di destagionalizzazione in corso in Puglia come in Italia. A livello regionale, le province dove la destagionalizzazione è più pronunciata sono Bari e la BAT.

Nel 2019 le due province accoglievano nei mesi non estivi il 45% circa delle presenze, quota scesa al 35% nel 2021.

Le province di Foggia e Lecce, che esprimono oltre il 60% delle presenze turistiche pugliesi, legate soprattutto al prodotto mare, sono le aree con il grado di destagionalizzazione più basso e una massima concentrazione di arrivi e presenze nei mesi estivi.

Le presenze turistiche della provincia di Foggia hanno registrato una sostanziale stabilità tra il 2015 e il 2019.

La perdita di presenze nel 2020 è stata pari a circa 1,3 milioni in valori assoluti e del 30% in termini percentuali.

Il calo, in valori assoluti, ha riguardato soprattutto gli italiani, data l’alta quota che questi rappresentano sul totale delle presenze turistiche della provincia di Foggia (83% nel 2019 e 87% nel 2021).

Il 2021 ha permesso un significativo recupero che riporta i valori delle presenze totali quasi ai livelli del 2019. In Capitanata la destagionalizzazione è complessivamente ancora poco rilevante: circa il 10% dei flussi nei mesi da ottobre ad aprile. Come accade per la regione, il contributo degli stranieri alla destagionalizzazione risulta molto più rilevante di quello degli italiani. Le principali mete turistiche sono tutte concentrate nel Gargano: Vieste, Peschici, San Giovanni Rotondo, Rodi Garganico, che complessivamente rappresentano il 76% del flusso turistico provinciale.

La Puglia turistica giunge al termine dei due anni di pandemia con risultati soddisfacenti. Nel 2021 si sono registrati 3,3 milioni di arrivi e 13,8 milioni di presenze con una variazione rispetto al 2019 del -22% e del -10% (921.600 arrivi e 1.565.000 presenze in meno).

Per Pugliapromozione il trend in atto consente di ipotizzare la ripresa della crescita degli anni precedenti entro il 2023, al di là di nuovi scossoni congiunturali (crisi Ucraina, recrudescenza del virus e nuove varianti, etc.).

A contenere le perdite sono stati, nella circostanza pandemica, l’alta stagionalità e un grado d’internazionalizzazione dei flussi ancora da consolidare. Il turismo domestico e nazionale, in ripresa nei mesi estivi, ha consentito di compensare le perdite derivanti dai mesi di lockdown e dalla contrazione del turismo business e internazionale (-48% gli arrivi e -40% le presenze dal 2019 al 2021).

Nell’estate 2021 il trend è stato ancor più positivo che nel 2019, anno record. Da luglio a settembre, arrivi e presenze sono aumentati del +5,7% e del 7,5% rispetto all’estate pre-pandemia, trainati dai flussi nazionali che hanno registrato +14,7% e +13,6%.al 2019 al 2021 gli arrivi internazionali hanno registrato nel mondo una contrazione del -72%, mentre in Europa e in Italia la perdita è stata del -63%. Nello stesso arco temporale la perdita di arrivi internazionali in Puglia è stata del -48%. Inoltre, secondo l’Istat, nei primi nove mesi del 2021 sul 2019, i dati provvisori dell’Italia mostrano un trend migliore della media europea rispetto al 2019, ma con le presenze complessive negli esercizi ricettivi che diminuiscono del -38,4% (145 milioni di presenze in meno) e gli arrivi del -46,5%.

Quanto alla stagionalità dei flussi, da tempo tasto dolente per la Capitanata e la Puglia, il Covid ha eroso i risultati raggiunti negli anni in termini di destagionalizzazione anche per via della temporanea assenza della componente straniera che sceglieva la regione nei mesi da maggio a ottobre.

Nel 2019 la quota di turismo dei mesi non estivi (da ottobre ad aprile) era del 23,7% mentre è passato al 14,5% nel 2021. Nel 2021 il tasso di internazionalizzazione degli arrivi e delle presenze è tornato a crescere dopo la perdita registrata nel 2020 (-15,1% sugli arrivi e -13% sulle presenze rispetto al 2019). Il 2020 ha interrotto un trend di constante crescita del turismo dall’estero registrato nell’ultima decade.

Nel 2021, per via delle restrizioni, perdono quota i mercati extraeuropei (Stati Uniti, Regno Unito e Russia). Tornano a prevalere i flussi provenienti dall’Europa mentre il peso dei mercati di lungo raggio (tra i principali Canada, Australia, Brasile e Giappone) si contrae rispetto al 2015 e al 2019. Nel 2021 a guidare la ripresa del turismo internazionale sono stati i mercati europei di prossimità e tradizionali: Germania, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio e Polonia. Anche gli Stati Uniti, dopo il calo del 2020, riappaiono tra i principali mercati della Puglia, ma classificandosi al settimo posto del ranking degli arrivi anziché al quarto posto come nel 2019.

Da osservare anche l’aumento in valori assoluti registrato tra il 2020 e il 2021 dagli altri Paesi dell’Asia occidentale, classificazione che include anche Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman e Qatar. Con riferimento al mercato nazionale, a trainare la ripresa del 2021 sono stati principalmente i viaggi interni, dei pugliesi in Puglia (nel 2019 la quota sul totale incoming era del 18,2% e passa al 21,3% nel 2021), e i flussi provenienti dalle altre regioni italiane che rappresentavano una quota del 54,3% nel 2019 giunta al 60,4% nel 2021.

Secondo l’Istat, nel 2021 la scelta dei turisti residenti in Italia si è orientata prevalentemente verso le località dell’Emilia-Romagna, seguite da quelle del Veneto (12,8%) e della Toscana (11,1%). Al quarto posto la Puglia che sottrae la posizione in graduatoria alla Lombardia. Nel 2021, dopo la Puglia, la Lombardia (15% del totale delle presenze dall’Italia), la Campania (14,6%), il Lazio (11,4%), l’Emilia Romagna (6,1%) e il Veneto (5,5%) sono state le principali regioni di provenienza. Gli incrementi più cospicui, nell’ultimo anno, si registrano nell’ordine da Puglia, Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia e Piemonte.

Anche nel 2021 Vieste è stata la regina del turismo pugliese, stagliandosi in vetta alla classifica delle prime 15 destinazioni, con 1.969.531 presenze complessive, di cui 297.768 presenze straniere.

Seconda Ugento a quota 806.024, di cui 123.495 presenze straniere; terza Peschici con 628.788 presenze, 68.245 quelle straniere. A seguire Bari (624.271), Otranto (618.225), Lecce (544.832), Gallipoli (525.600), Fasano (498.873, di cui 135.349 presenze straniere), Melendugno (486.058), Carovigno (418.639), Ostuni (403.721), Monopoli (354.150), Porto Cesareo (343.501), Rodi Garganico (334.021) e Castellaneta (261.747). Un bel balzo in avanti per Peschici e Rodi, che nel 2019 erano rispettivamente al settimo e al quindicesimo posto.

L’andamento per tipologia ricettiva

Il comparto alberghiero nel periodo tra il 2019 e il 2021 registra una contrazione del -30% degli arrivi e del -18,5% delle presenze. Nel 2021, rispetto al 2020, il turismo luxury ha recuperato circa il +60% dei flussi e gli hotel 4 stelle il +45%. Stazionario rispetto al 2019 l’andamento del comparto extralberghiero nel quale agriturismi, affittacamere e villaggi turistici non hanno subito perdite nell’ultimo biennio. Continua a crescere il numero di esercizi ricettivi presenti in regione: un incremento del +58% dal 2015 al 2021. Il Salento ha raggiunto la Capitanata quanto a posti letto: nel 2021 entrambe le province hanno espresso il 34% ciascuna.

Le prospettive

Secondo gli analisti di Pugliapromozione anche il 2022 sarà un anno faticoso: se da un lato entro maggio è previsto il termine della maggior parte delle restrizioni e la fine dello stato d’emergenza per la pandemia, dall’altro l’inasprirsi della crisi in Ucraina e il caro-vita e carburante contribuiranno ad alimentare un generale clima di sfiducia con una contrazione della domanda turistica soprattutto nazionale. Il calo potrebbe essere in parte compensato dalla riapertura dei confini internazionali e dall’intensificarsi del traffico aereo, ma con le principali economie del globo (Europa, Usa, Regno Unito, Russia, Cina) fiaccate anch’esse dagli eventi in corso. Il 2022 appare quindi l’anno durante il quale programmare la ripartenza, attraverso le risorse del PNRR e comunitarie.

“Per questo, a sei anni di distanza dalla redazione del Piano Strategico Puglia365, Pugliapromozione torna a coinvolgere territori e comuni, operatori e partenariato per ridefinire assieme la strategia di contesto che determinerà lo scenario e la crescita turistica dei prossimi anni”, spiegano dall’Agenzia regionale del turismo. “La strategia alla base del Piano dovrà tener conto delle potenzialità di uno sviluppo turistico legato a nuovi prodotti e al coinvolgimento delle aree territoriali ancora poco esplorate”.

L’analisi

“Leggendo il report di Pugliapromozione c'è la conferma che la scorsa stagione turistica 2021 sul Gargano sia andata molto bene, con Vieste prima della classe e i numeri delle presenze tornati sullo standard pre-pandemia”, commenta a l’Attacco il 40enne viestano Diego Romano (marketing manager per strutture turistiche, fondatore di Turismovieste.it, studi di psicologia e turismo esperienziale).

“Le restrizioni dovute all'emergenza, anche se molto più blande di quelle del 2020, hanno portato ad un decremento dei flussi dei turisti provenienti dall'estero rispetto alla media degli ultimi 10 anni, compensati però dall'incremento del mercato locale.  Rispetto ad altre province, la Capitanata è quella messa peggio come tasso di destagionalizzazione. Questo perché il turismo sul Gargano è ancora quasi esclusivamente di tipo balneare. Le cause sono molte. La mancanza di infrastrutture e collegamenti scoraggia i viaggiatori che desiderano fermarsi pochi giorni, alcuni siti turistici stranieri consigliano di visitare il Salento o la Valle d'Itria per trasferimenti meno impegnativi per chi dall'estero, in pochi giorni, vuole girare un po' tutto il Sud Italia”, continua Romano. “Un'altra problematica è l'offerta ricettiva fatta principalmente di villaggi turistici e campeggi, che sono aperti pochi mesi all'anno. Se da un lato un bungalow a pochi passi da una spiaggia isolata rappresenta un forte richiamo nei mesi estivi, bisogna ammettere che non ha lo stesso appeal nei mesi invernali. Inoltre, le aziende turistiche per essere aperte hanno bisogno di personale, che sono ovviamente un costo. Questo rappresenta un problema se non si raggiunge un livello accettabile di occupazione, che avviene solo a tarda primavera. Il problema si ripercuote anche sulle aziende di servizi e ristorazione che spesso preferiscono chiudere a settembre e riaprire a maggio. In altre realtà pugliesi la concentrazione di imprese familiari come b&b e case vacanza, che riescono ad essere più flessibili, è più elevata”.

Romano fa una considerazione finale sull'attendibilità di questi dati: “A inizio settembre 2021 numerose testate riportavano che Vieste avesse già abbattuto il muro di 2 milioni di presenze, cosa che poi è stata smentita dalla Regione con il report. Risulta complicato fare delle analisi accurate, considerando anche il mercato sommerso che c'è in tutta la regione”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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