I forti dubbi sollevati dal capogruppo di Forza Italia Vincenzo Di Staso sul progetto Seasif a Manfredonia, espressi in sede di Consiglio comunale e rilanciati su queste colonne, hanno raggiunto anche la proprietà della Seasif Holding Ltd, facente capo all’ingegnere Franco Favilla. L’avvocato Nicola Buano, in qualità di legale difensore di Seasif, ha infatti voluto rispondere al consigliere comunale Di Staso che, professionalmente, è un suo collega. Il tono delle precisazioni che fornisce Buano per “confutare e smentire” le affermazioni del capogruppo Di Staso, “di certo figlie di bieca e sterile propaganda” afferma, è parimenti vigoroso rispetto a quello dell’intervento “infondato nonché temerario” con cui Di Staso aveva richiamato l’attenzione della massima assise cittadina. Affermazioni che vengono considerate, senza giri di parole, “inveridiche ed altamente calunniose”.
Nel Consiglio comunale del 7 marzo scorso, all’unanimità dei presenti, era stato approvato l’ordine del giorno con cui Sindaco e Giunta si impegnavano a fare proprie le perplessità circa alcuni investimenti – con preciso riferimento a Seasif – che si vorrebbero realizzare nell’area ex Enichem.
Fu in quell’occasione che il consigliere Di Staso spiegò che, in base alle verifiche che aveva fatto, Seasif ha “due bracci armati – così li chiamò – nelle società Terminal Geochem Logistics srl e Terminal 107 DCM srl”.
Un’affermazione “grave, calunniosa ed altamente diffamatoria”, secondo la lettura dello studio legale Buano, con sede a Napoli, perché farebbe “gravemente intendere ai lettori che le istruttorie, ritualmente e legittimamente condotte presso le competenti Autorità al fine dell’ottenimento delle relative autorizzazioni concessorie, siano avvenute dietro minaccia”.
La Terminal Geochem Logistics srl è iscritta nel registro delle imprese dal 4 febbraio 2021, con capitale sociale di 40.000 euro (non versati tutti) e 800 euro “investiti direttamente da Favilla”, aveva detto Di Staso. La Terminal 107 DCM, invece, ha capitale sociale di 10.000 euro.
Sono società ‘dormienti’, secondo Buano, perché in attesa di iniziare la loro attività. “È prassi comune, ancor più nei grandi gruppi industriali, costituire delle società così dette di ‘scopo’ cioè create appositamente per la realizzazione di un determinato progetto imprenditoriale – il chiarimento che fornisce il legale di Seasif -, motivo per il quale dette società siano costituite con un capitale minimo, e prive di dipendenti, in quanto, sino al momento dell’inizio effettivo dell’attività, inoperative”.
C’è una spiegazione anche alle affermazioni secondo le quali il consigliere forzista, nonostante si fosse recato al domicilio di una società non aveva trovato “niente e nessuno”. Il custode dello stabile, interpellato da Di Staso, aveva risposto di non conoscere la Terminal 107 DCM.
Il temporaneo domicilio eletto quale sede legale delle società “è presso lo studio legale degli avvocati Magistro – la risposta dell’avvocato Nicola Buano -, professionisti che hanno curato le fasi preliminari concessorio-amministrative, circostanza questa conosciuta dalle relative pubbliche amministrazioni competenti”.
Per dimostrare in conclusione quella che definisce “la assoluta falsità delle affermazioni riportate, estremamente lesive alla reputazione della mia assistita”, aggiunge che “è facilmente dimostrata dalla corrispondenza, in particolar modo bollette dell’utenza telefoniche e comunicazioni ed estratti conto della banca UNICREDIT”.
Le puntigliose risposte fornite dallo studio legale Buano mancano, a dire il vero, su un altro rilievo che era stato sollevato due settimane fa. Di Staso aveva parlato anche dell’atto di sottomissione, “pubblicato su TuttoSport”, con cui l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale e la Terminal Geochem avevano trovato l’accordo per nastri trasportatori e banchine A1 e A2 del porto industriale. Il prezzo concordato era inizialmente di 390.000 euro annui, diventati 89.000 euro. “Ne sono stati pagati 30.000 – annotò Di Staso - più circa 300 euro di spese per l’istruttoria della pratica”.
Per quanto sia prevedibile che vi sia un seguito all’intervento che il patron Favilla ha reso attraverso lo studio legale partenopeo Buano, sia la maggioranza che la minoranza consiliare si stanno ancora interrogando in merito alla bontà dell’operazione industriale intrapresa da Seasif nell’area industriale di Manfredonia e Monte Sant’Angelo. Forse è proprio qui la chiave di volta, la stessa con cui va letta la richiesta di iniziare il (pur sempre lungo) percorso che conduce alla creazione dell’APPEA (Area Produttiva Paesaggisticamente ed Ecologicamente Attrezzata), giunta da più fronti politici di entrambe le comunità locali.
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