Dopla Manfredonia e Sangalli Vetro, lontane nel tempo ma simili per tanti motivi. L’ha notato anche Emiliano

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“Da quello che ho capito di questa vicenda, dovremo trovare anche qui compratori turchi”. Questa è la battuta conclusiva della visita che Michele Emiliano ha fatto lunedì, dopo essere stato all’inaugurazione di villa Rossana, al presidio dei lavoratori della Dopla. Una frase che ha fatto sorridere e trasmesso speranza - alle persone che lo stavano ascoltando - circa l’impegno che la Regione Puglia deve assumere per garantire il diritto al lavoro dei 67 dipendenti Dopla rimasti fuori dai cancelli dello stabilimento dall 31 marzo scorso. L’ennesima vertenza occupazionale in un territorio in cui lo Stato aveva investito miliardi attraverso il Contratto d’area. È con quei soldi che la famiglia Levada fece partire nel 2002 la propria attività a Manfredonia in pompa magna, tanto che c’era anche l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all’inaugurazione. È con quei soldi pubblici che pure Giorgio Sangalli investì nel territorio con la Sangalli Vetro. Il parallelo tra le due storie non è forzato e, anzi, come ha osservato Emiliano stesso dopo qualche minuto che ascoltava il resoconto dei fatti, sono numerose le analogie tra Dopla e Manfredonia Vetro.

La comunanza del Contratto d’area, come detto, come anche quella che entrambe le aziende fanno riferimento – facevano, nel caso di Sangalli – a gruppi imprenditoriali del ricco Veneto. Fosse solo questo ci potrebbe anche stare, in virtù di un autentico accordo che legava gli imprenditori veneti al territorio del Contratto d’area. Ma c’è anche altro.

“A me sembra di conoscere questo container”, ha detto Michele Emiliano quando ha raggiunto il presidio dei lavoratori Dopla e, dopo averli salutati, è stato ospitato per fare il punto della situazione. Il presidente della Regione Puglia aveva ragione e glielo ha confermato Massimo Ciuffreda, dirigente provinciale Femca CISL: “Quello è il container che avevamo usato alla Manfredonia Vetro”.

“La task force regionale è intervenuta e ci sono due offerte – ha ricapitolato Emiliano, sedutosi accanto a Gianni Rotice -. Una che mira alla continuità nell’attività soltanto nello stabilimento di Casale sul Sile – con una clausola di non competitività tra i due stabilimenti, come era stato anche per Manfredonia Vetro -, l’altra non è stata ritenuta congrua e interessava la sede di Manfredonia”.

Un’offerta, la prima, aumentata per circa un altro milione di euro, includendo i macchinari per la carta che sono presenti nello stabilimento sipontino. Quelli stessi che i dipendenti stanno guardando a vista con il loro presidio permanente, dopo che il Tribunale ha deciso che dovranno essere trasferiti nel trevigiano.

L’offerta presentata da Bava, che invece riguardava Manfredonia, era inferiore ai quasi 4 milioni - 3.922.600 euro, per l’esattezza – fissati come base d’asta.

Quando si è arrivati al Tribunale che si sta occupando della liquidazione, Emiliano ha preceduto tutti e ha detto quale fosse: “Treviso!”. Ma non perché gli fosse noto, ma per anticipare quello che aveva capito essere un nuovo elemento in comune con Manfredonia Vetro.

“Inoltre – gli ha aggiunto Ciuffreda, ex dipendente Manfredonia Vetro e attualmente in forza a Sisecam -, i periti nominati dal Tribunale sono gli stessi che avevano operato nell’ambito della nostra precedente vertenza”. Il sorriso amaro di Emiliano ha detto anche più di quanto avrebbe potuto aggiungere in quel momento.

La questione della Dopla non è stata presa sottogamba dalla Regione, tanto è vero che l’assessore Leo Caroli se ne occupò già il 19 gennaio scorso convocando un tavolo a cui presero parte, oltre al primo cittadino sipontino, i rappresentanti dell’azienda, delle associazioni sindacali e datoriali e l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Monte Sant’Angelo, Vittorio De Padova. L’impegno tra le parti prevedeva la pronta ripartenza della produzione dell’impianto all’ingresso della nuova proprietà. Ma è rimasto del tutto disatteso da parte dell’azienda.

Il consigliere regionale Paolo Campo (PD), presente anch’egli nel container Dopla, ha aggiornato sulle iniziative messe in campo da Caroli e puntualizzato che “l’assessore ha rappresentato al gruppo Muzinich – che ha acquistato lo stabilimento veneto – che si potrebbe convincere il gruppo Bava, per il primo anno, a produrre per loro conto, nella sede di Manfredonia senza dover spostare i macchinari, la carta necessaria”.

La Regione potrebbe rendersi disponibile per sostenere Bava “magari con un Contratto di programma – ha ipotizzato Campo – che possa essere d’aiuto per l’investimento che dovrà essere fatto sui macchinari per la carta” che, secondo le prime stime, si aggirerebbe sul milione di euro per l’intero reparto.

Emiliano è apparso molto interessato e, senza pensarci molto, ha chiesto che fosse creata una chat di messaggistica con lui, l’assessore Caroli e i due presidenti provinciali Filctem CGIL e Femca CISL per scambiarsi aggiornamenti in tempo reale.

“Quanto fattura la grande distribuzione pugliese in questo settore? Vorrei provare a fare un passaggio con i pugliesi – ha detto ancora il presidente Emiliano -, visto che possiamo eventualmente conoscerli perché del nostro territorio”.

È stato subito dopo questo passaggio che il presidente della Regione Puglia ha scherzato sull’ipotesi che, a mali estremi, si debba impegnare anche per trovare “altri turchi” che possano investire nella Dopla, come detto prima.

Questa mattina, alle 11,30, è previsto un incontro a Bari dove si riunirà la task force che sta seguendo la vertenza sin dalle sue prime avvisaglie.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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