Lupi e cinghiali massacrano agricoltura e allevamento, Presto disciplinare per “contenimento controllato”

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Lupi ma ancor più cinghiali, in costante espansione, stanno contribuendo a portare sull’orlo della crisi, anche e soprattutto in Capitana, agricoltura e allevamento, già vessati da mille problematiche.

Si è tenuto al Teatro comunale di Pietramontecorvino il convegno “La fauna selvatica – Impatto sul reddito delle imprese agricole e possibili soluzioni”. All’evento – organizzato dello stato maggiore territoriale di Confagricoltura e Anga (associazione giovanile di Confagricoltura) – hanno partecipato il sindaco di Pietramontecorvino, Raimondo Giallella; il vicepresidente di Confagricoltura Puglia, Pasquale De Vita; il presidente regionale Anga, Donato Dell’Aquila; il presidente provinciale Anga, Antonio Andreano; il commissario Atc (Ambito territoriale di caccia) della provincia di Foggia, Mimmo Guerra. Moderati dal direttore di Confagricoltura Foggia, Giuseppe Campanaro. Assente per problemi di salute il presidente di Confagricoltura del capoluogo dauno, Filippo Schiavone. Così come, per gli stessi motivi, ha dovuto disertare l’invito l’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia, la cui assenza, tra il parterre dei relatori, è pesata per la platea di agricoltori e allevatori di Capitanata che attendono risposte sul tema.

Imprenditori agricoli e della zootecnìa i cui campi e capi di bestiame sono costantemente sotto attacco di lupi e cinghiali. Un fenomeno che arreca danni ingenti alle produzioni locali e per il quale a mala pena riescono a coprire i costi vivi d’impresa quei rimborsi (massimo 25mila euro ad imprenditore nell’arco di un triennio) previsti dall’ente competente in materia, cioè la Regione Puglia: rimborsi esigui, complicati, di più, da una farraginosa burocrazia che disincentiva gli operatori di settore a chiedere i risarcimenti.

La lotta al fenomeno per mezzo del “contenimento controllato” sarà supportata da un disciplinare regionale che, come ha raccontato Guerra, “prevede distretti con 5 quadranti territoriali da assegnare ai cacciatori. Tra le altre cose, la Regione finanzia la riattivazione di macelli dismessi, che dovranno essere dotati di celle frigorifere, quali centri di raccolta in loco di carcasse di fauna selvatica abbattuta durante l’attività venatoria”.

Un modo, tra l’altro, come prevede lo stesso disciplinare regionale, per incentivare la caccia selettiva (150 gli operatori dauni abilitati), sostenendo e potenziando la filiera della lavorazione delle carni selvatiche. Al momento l’unico centro di raccolta di questo tipo, in Capitanata, è stato individuato a Roseto Valfortore. Ne servirebbero almeno altri 3-4 affinché il disciplinare pugliese possa trovare le giuste basi di partenza.

Da qui l’appello del commissario Atc a Giallella (primo cittadino del Comune capofila dell’Area interna dei Monti dauni) affinché quest’ultimo possa perorare la causa presso gli altri sindaci di quel distretto provinciale. Impegno preso da Giallella. “E’ importante che questo disciplinare sia applicato al più presto soprattutto nelle aree a maggior presenza di allevamenti”, ha sottolineato Guerra.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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