La materia è complessa”, esordisce un esperto di marketing e conoscitore della storia economica di Vieste, che commenta i dati della ricerca di Di Bari sull’evasione fiscale delle imprese turistiche viestane. “I luoghi comuni – prosegue - direbbero che l’evasione nel settore esiste diffusamente anche qui, ma bisognerebbe prima inquadrare le ragioni sociali delle aziende sondate. La riqualificazione dell’impresa turistica avuta con la legge n. 3 del ’92 è stata uno spartiacque nella storia di Vieste, perché per la prima volta gli operatori locali non hanno più portato i soldi in banca ma, al contrario, li hanno prelevati dai conti per costruire nuove strutture ricettive in aree dove prima di quella legge non si poteva edificare, protraendo per di più grossi mutui bancari ultraventennali, cosa che portò il territorio di Vieste a una sofferenza economica di oltre 150 milioni di euro".
"Una fase da cui, nel corso del tempo, qui sono nati ingenti investimenti su alcune centinaia tra nuovi alberghi, villaggi turistici, b&b e case vacanze. Il punto è – spiega - che se la banca chiede garanzie per la sottoscrizione di un mutuo, i titolari d’impresa hanno l’obbligo di dichiarare tutto o il più possibile".
"Tra l’altro la tassa di soggiorno oggi a Vieste è triplicata, parliamo di milioni di euro di introiti per le casse comunali, dunque anche l’amministrazione effettua puntuali controlli su quel versante. Tutto ciò considerato, pur non essendo un tecnico in materia, credo che l’evasione a Vieste non si annidi più come una volta, anche perché oggi i pagamenti sono per la maggior parte effettuati con carta. L’aggiramento del fisco si ridurrebbe ad una ristretta parte di pagamenti in contanti”.
Poi l’interlocutore de l’Attacco, sollecitato sulla qualificazione dell’offerta turistica viestana, entra nel merito della sua materia professionale. “Il problema di noi meridionali, garganici compresi, è che affidiamo sempre tutto alla politica. Che, ad ogni modo, nel corso dei decenni ha fatto ciò che ha potuto per mettere in condizione gli imprenditori turistici di effettuare il passaggio dall’economia della fatica all’economia della conoscenza, oggi fondamentale per la crescita e di cui avrebbe tanto bisogno anche l’imprenditoria del territorio".
"In sostanza, il pallino del nuovo progresso turistico dovrebbe passare in mano agli imprenditori locali, ma qui, purtroppo, casca l’asino. Perché quelle strutture ricettive sono state spesso messe in piedi a mo’ di status symbol da famiglie più umili che possedevano pezzi di terra dapprima vincolati e poi liberalizzati per il comparto turistico. Per assurgere, in sostanza, a classi sociali più elevate".
"Senza, però, accompagnare quelle imprese visionarie lacrime e sangue con un‘adeguata formazione di settore. Nel frattempo il mondo è cambiato, le strategie di marketing sono diverse, il tempo a disposizione per le ferie si è accorciato, l’idea di vacanza appare completamente modificata nell’immaginario collettivo contemporaneo. E’ necessario entrare nella psicologia del turista per comprendere per quale motivo dovrebbe scegliere Vieste per la destinazione vacanziera".
"Manca, per lo più, tutta questa conoscenza tra le file del comparto turistico viestano. E’ raro, solo per fare un esempio, trovare imprenditori locali che offrano pacchetti integrati per il ‘turista viaggiatore’, curioso di andare alla scoperta del territorio, o che effettuino studi su interessi, abitudini e periodi vacanzieri degli stranieri, per Paese per Paese, così da provare a attirare quel target con un’offerta stagionale ad hoc”.
Poi l’esperto di marketing ragiona sulla semantica del concetto di vacanza: “Vendita di bellezza ed emozioni - afferma - attraverso l’offerta di un’identità precisa, di un immaginario forte e ben definito. Portofino, Ischia, Taormina, Capri, la Costa Smeralda ce l’hanno. L’immaginario veicolato da Vieste è invece ancora molto confuso, superficiale, disordinato. Nonostante l’attuale amministrazione abbia cercato di rimediare con iniziative turistico-culturali di richiamo mediatico. Ma, pure in questo caso, il tentativo resta vano se non si riesce a qualificare i tratti distintivi di una destinazione in base al target su cui si vuol puntare”.
Sul tema l’Attacco ha ascoltato anche Ninì delli Santi, pioniere dell’informazione viestana, storico direttore di Ondaradio, Il Faro settimanale e Rete Gargano. Il giornalista, a proposito di visioni strategiche per il turismo garganico, racconta di quel progetto un tempo ipotizzato a partire dalla ‘Città Gargano’ (dove i borghi fossero quartieri di un sistema comunitario più ampio) concepito dal grande prof. vichese Filippo Fiorentini.
“Così anni fa – rievoca delli Santi - assurse all’attenzione, anche della politica, come Manfredonia, alle porte del Gargano, avrebbe potuto essere la capitale garganica del turismo economico, Vieste e Peschici rispettivamente le Manhattan e Notting Hill e Rodi la Rimini del Gargano. Il Gargano, però, non è mai riuscito a realizzare un simile modello, mentre la Valle d’Itria, invece, sì”.
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