Ora anche la politica ha iniziato a evidenziare che c’è un problema all’interno del comparto commerciale di Cerignola. Un aspetto che l’Attacco registra già da cinque o sei anni, ben prima quindi della pandemia, dello scoppio delle guerre e dell’aumento dei costi delle materie prime. E verso il quale, secondo quanto trapela dagli addetti ai lavori, ancora poco è stato fatto. Ci sono stati timidi segnali ma è ancora frutto di eventi sporadici ed estemporanei piuttosto che di una programmazione vera e propria. “Per l’attuale amministrazione il tessuto produttivo della città di Cerignola non merita alcuna attenzione né ha alcuna valenza strategica: più che a uno sviluppo si assiste a una desertificazione economica e al rumore stridente di saracinesche che calano per sempre”, è stato l’allarme lanciato da Massimo Battaglino, esponente di Fratelli d’Italia. “Dati alla mano, quelli di Camera di Commercio, dall’insediamento dell’attuale amministrazione a oggi si è assistito a una stagnazione, se non ad una lenta moria, del numero delle imprese attive sul territorio di Cerignola, senza che dall’altra parte sia stato attuato, se non addirittura pensato, alcun intervento strutturale e concreto teso a stimolare e promuovere lo sviluppo e la competitività del sistema economico locale”.
Secondo un operatore del settore oltre alle problematiche già evidenziate in passato, “oggi preoccupa il caro degli affitti e la mancanza di sicurezza diffusa tra la popolazione”. Come detto già su queste colonne, nell’ultimo mese c’è stato un vertiginoso aumento di rapine e tentativi a cui recentemente è stata data una prima, parziale risposta da parte delle forze di polizia con alcuni arresti. Tanto che il fenomeno pare sia notevolmente più contenuto. “Dai paesi limitrofi, però, non c’è stata affluenza”, viene detto a l’Attacco. “Si tratta di una buona fetta di clientela, vicina al 50% in alcuni casi, che è venuta a mancare. Oltre ai cittadini cerignolani che hanno più timore. Un’altra tegola per noi commercianti”.
Le difficoltà economiche dei piccoli imprenditori e degli esercenti si intersecano anche con le decisioni prese dalle istituzioni e dalle normative vigenti in relazione al periodo dei saldi. Per i commercianti due mesi di sconti sono esagerati e sarebbe deleterio partire subito dopo il periodo natalizio. Stesso problema si ripropone in estate. “Circa 5mila esercenti in Puglia hanno sottoscritto una petizione con la quale veniva richiesto lo spostamento del periodo dei saldi al solo mese di febbraio. Questo perché la vendita autunnale in pratica è iniziata dopo la metà di novembre a causa del caldo che si è protratto ben oltre le aspettative. I capi invernali, invece, sono comparsi a dicembre e quindi molti clienti hanno aspettato i primi di gennaio. Tra l’altro, la maggior parte degli esercenti è partita con il 50% di sconto per rimediare alle perdite subite in precedenza e recuperare il capitale investito. Le leggi non aiutano e chi dovrebbe non è in grado di tutelare la categoria”, è stato detto a l’Attacco.
Un ulteriore problema è che “nelle tasche dei cittadini ci sono ben pochi soldi da destinare ad acquisti personali”, ha rivelato un commerciante a l’Attacco. “Ci sono le stangate sulle bollette del gas e dell’elettricità che, sommate ad altre tasse, rendono chiaro il futuro prossimo. Restiamo aperti per rientrare almeno nelle spese e aspettare tempi migliori”. Dopo il periodo natalizio che bene o male ha accontentato tutti, infatti, si è nell’attesa dell’arrivo della primavera, quando ci sarà la possibilità di visionare nuove collezioni e ritorneranno i grandi eventi.
Per Battaglino, poi, “emerge la palese assenza di risorse economiche dedicate alla valorizzazione dei servizi per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo economico del territorio nonché la mancanza totale di spese di investimento a sostegno delle attività produttive, le quali sostanzialmente sono state azzerate dall’amministrazione”. “In molti hanno chiuso il 31 dicembre”, viene riferito ancora, “e tra chi è in difficoltà chiuderà anche nel corso del 2024. Purtroppo non si riesce a fare rete, non ci si riunisce neppure per risolvere i problemi più importanti. C’è tanto da fare”.
Insomma, i commercianti, o almeno la maggior parte di essi, agiscono come singole monadi: creano il proprio evento, curano la parte della comunicazione, gestiscono anche degli ordini attraverso il web. “La spesa per la Missione 14 – Sviluppo economico e competitività (calata a 470mila per il 2024 rispetto ai 607mila del 2023) servirà semplicemente ‘per fronteggiare il fabbisogno richiesto dal normale funzionamento dell’intera macchina operativa, per coprire i costi dei redditi di lavoro dipendente, per acquisto di beni di consumo”, è la conclusione a cui giunge Battaglino.
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