Il prezzo del grano alla “Borsa” di Foggia continua a scendere e di conseguenza continua a salire il livello della tensione degli agricoltori che dopo settimane, almeno da queste parti, stanno continuando a manifestare dissenso, cercare risposte a domande consolidate, anche muovendosi fisicamente sui territori a caccia di anomalie e situazioni ritenute dannose. Perché le sfilate con i trattori da un lato rappresentano la parte più visibile di una più articolata operazione di protesta, dall’altro ci sono le automobili che viaggiano più veloci e arrivano più in profondità in luoghi in cui si decidono molto spesso le sorti dell’economia del settore e magari della salute della totalità della popolazione. Dopo la banchina del porto di Manfredonia, per esempio, sono arrivati pure a quella di Bari, “accogliendo” l’ingresso di altre navi per le quali hanno chiesto controlli alle autorità competenti sul posto, sollecitando in particolare il settore sanitario della Capitaneria, ma anche i carabinieri dei Nuclei Antisofisticazioni e Sanità, e in generale gli organismi inquirenti: non è escluso che potrebbero trovarsi sul tavolo anche un esposto ufficiale con una qualche indicazione più specifica da approfondire e con la ferma intenzione di voler capire tutto il percorso che il grano fa nella filiera, dal porto fino allo scaffale sotto forma di cibo per gli esseri umani. “Abbiamo intenzione di coinvolgere un lungo tratto di costa – hanno riferito alcuni promotori che in questi giorni non stanno mollando la presa – almeno da Brindisi ma arrivando fino al Molise, perché gli attracchi ormai possono avvenire ovunque ed è comunque oggettivamente difficile per gli organismi preposti poter appurare il contenuto di ogni singola imbarcazione, ma già interventi a campione sarebbero quanto mai auspicati”.
Le loro argomentazioni partono da una circostanza che li riguarda personalmente come testimoni oculari, vale a dire quanto accaduto il 5 febbraio scorso al terminal di Manfredonia, dove loro stessi hanno effettuato dei prelievi di cereale dai tir che stavano caricando il grano contenuto nella nave Nikiti II, battente bandiera panamense e con nella stiva un grano di produzione ufficialmente greca. Si erano subito insospettiti da un paio di precedenti provenienze da porti ucraini ricostruite attraverso un semplice sito internet che mappa gli spostamenti dei cargo, ma i riscontri più interessanti sono arrivati nelle settimane successive e non sarebbero ancora terminati.
Quei campioni sono stati portati in diversi laboratori, fuori e dentro i confini provinciali e regionali, ma stanno avendo grosse difficoltà a ricevere i risultati, e ancora di più a farli accettare da strutture che spesso rifiutano di effettuare la prestazioni, motivando la decisione con la “scarsa appropriatezza” della modalità dei prelievi su un carico di 35 mila tonnellate per le quali ci sono voluti tre giorni di lavoro e centinaia di camion, tutti diretti verso una semoleria del foggiano. “In realtà, parecchi ci hanno detto a mezza bocca che ‘non volevano mischiarsi in queste cose’ – ha raccontato un animatore del blitz – e a quel punto abbiamo cominciato a guardarci tra noi e a capire che forse avevamo alzato un coperchio su qualcosa su cui sempre si sospettava ma senza mai aver avuto alcuna prova”.
Per il momento, hanno accertato con mezzi propri che si trattava di grano cosiddetto “mercantile”, con un peso specifico misurato di 74 e un contenuto proteico di 12%, valori che vengono definiti di qualità medio-bassa, ma nel frattempo hanno acquisito solo due certificazioni, peraltro piuttosto “distanti” tra loro e per una di queste c’è un ulteriore particolare tutto da interpretare. Nel report consegnato da un laboratorio emerge un valore elevato (il 40% in più rispetto al parametro massimo) di aflatossina B1, mentre tutti gli altri risultano nella norma. Le aflatossine sono micotossine di origine fungina che prosperano in ambienti caldi e umidi, rilevate con sempre maggiore frequenza negli alimenti consumati nell’Unione Europea. Sono dannose per la salute degli esseri umani che devono esserne esposti il meno possibile. Quella di tipo B1 è la più diffusa nei prodotti alimentari e viene ritenuta pure una delle più potenti in termini di genotossicità e cancerogenicità.
“Ma se questo era già un campanello – ha raccontato il gruppo di agricoltori che si è occupato di questa specifica vicenda – un altro si è acceso quando abbiamo ricevuto un secondo risultato da parte di un laboratorio che, però, lo ha fatto svolgere materialmente a un terzo che a sua volta si era rifiutato di farli quando glielo abbiamo chiesto noi direttamente. In questo caso tutti i valori risultano a norma, ma a questo punto per capire meglio la questione, abbiamo incaricato anche un soggetto operante in Veneto, tanto per cercare quanta più imparzialità possibile. Del resto, i valori standard indicati sono stati fissati a livello comunitario, per cui il quantitativo di pasta e prodotti derivati che mangia un finlandese o un portoghese non potrà mai essere quello di un italiano che quindi è chiaramente più esposto a questi agenti patogeni”.
Comunque sia, a questo si aggiunge che proprio una gemella della Nikiti II è poi arrivata subito dopo allo stesso porto, quasi a comprovare che i flussi di grano continuano in maniera corposa, e che spesso sono proprio i terminal minori a essere più frequentati per questi trasporti, per cui è stato chiaro che una delle iniziative è proprio quella di alzare l’allerta negli scali delle vicinanze presso cui possono avvicinarsi cargo di quelle dimensioni, strategia già manifestata proprio nel nord della Puglia. “E’ chiaro che ora sarà una partita a scacchi tra noi e chi ha interesse a far passare velocemente certi carichi senza dare troppo nell’occhio - hanno ipotizzato gli agricoltori, ormai presi dal ruolo improvvisato di investigatori – e quindi queste imbarcazioni dovranno trovare altri punti di approdo, immaginiamo anche nel Molise o ancora più a sud, compresa la Bat dove peraltro opera un player ancora più grosso che certamente recita un ruolo importante in questo settore”.
Dal punto di vista strettamente politico e sindacale, invece, questi sono i giorni in cui sono maggiormente attive nei presidi le maggiori organizzazioni di categoria che stanno cominciando lentamente e mettere piede all’interno, dopo essere state letteralmente messe alla porta fin dall’inizio della protesta avviata a gennaio. “E questo sta portando ad alcune spaccature – ha sussurrato uno dei promotori delle iniziative messe in atto in provincia – perché adesso che il Governo ha cominciato a offrire spiragli di dialogo, allora spuntano loro con l’intenzione di volersi accreditare per l’accesso al tavolo nazionale che potrebbe nascere. Tutto questo dopo che invece noi, tutti insieme, abbiamo mostrato grande determinazione anche nel mettere in discussione proprio il sistema della rappresentanza”.
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