Infrastrutture e logistica, il gap della Capitanata. “Un peccato ma si può partire valorizzando ciò che c’è già”

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E’ uno dei temi che da sempre è al centro del dibattito che ruota attorno alle strategie di sviluppo di questo pezzo del Mezzogiorno: l’infrastrutturazione del territorio. Nei giorni scorsi se ne è parlato alla tavola rotonda “Oltre la crisi della supply chain: sfide logistiche e infrastrutturali per l’agroalimentare territoriale” organizzata da The European-House Ambrosetti nel contesto della Community Agrifood&Beverage Regione Puglia. Infrastrutture, logistica, trasporti sono essenziali per il rilancio economico della Regione e della Capitanata. l’Attacco ha chiesto una analisi di contesto a Gianmarco Laviola, amministratore delegato della Princes industrie alimentari, che ha proprio a Foggia l’impianto di trasformazione del pomodoro d’Europa.

Sappiamo che il gap infrastrutturale da queste parti è notevole, partiamo dunque da quello che c’è: la Princes trasporta una grande quantità di merce tramite un sistema intermodale, ce lo illustra?

Il 90% delle produzioni di Princes viene esportato all’estero e quindi abbiamo la necessità di usufruire di servizi di logistica.

Entrando nello specifico, spediamo tra Inghilterra, Australia e resto del mondo circa 4 mila container all'anno. In più spediamo merce su gomma per un totale di mille tir in un anno. Nel caso dei container, la spedizione avviene dal porto di Napoli o di Salerno che sono gli unici, in un raggio ragionevole di distanza, funzionali ai nostri volumi di spedizione. 

La prima inefficienza del territorio: non ci sono porti adeguati in Puglia. 

Se potessimo utilizzare i porti della Puglia ovviamente ci sarebbe un beneficio enorme, in particolare dal punto di vista economico e finanziario, perché sosterremmo spese inferiori per spedire questi container che oggi vanno ad un porto che dista 150 km dal nostro stabilimento. 

Manfredonia, più che Bari, quindi sarebbe il porto ideale per Princes.

Senza ombra di dubbio ma purtroppo lo scalo sipontino ha diversi problemi, tra cui quello relativo al fondale, che così com’è non consentirebbe l’arrivo delle grandi navi container di cui noi abbiamo bisogno. Oltretutto alla Princes occorre un servizio che possa garantire viaggi frequenti, capita spesso che magari si perda una nave. Nei porti di Napoli e Salerno ce n'è subito un'altra che ci consente di non perdere tempo, qualsiasi porto della Puglia dovrebbe avere queste caratteristiche.

Come si ripercuotono queste carenze sulla crescita dell’azienda e quindi del territorio?

Occorre fare una distinzione: Princes è un'azienda importante che fa parte di un gruppo multinazionale, quindi ha le spalle piuttosto larghe e può affrontare anche situazioni che logisticamente non sono ottimali. Certo, meno si spende nella supply chain e più si è competitivi. Se potessimo togliere dal conto finale anche solo un centesimo per ogni scatola di pelati che vendiamo in giro per il mondo, sarebbe un guadagno in termini di competitività dei prodotti pugliesi nel mondo. Ma le aziende più piccole di cui la Puglia è disseminata, che realizzano un prodotto di eccellenza, soprattutto nell'agroalimentare, si trovano ad affrontare delle spese proibitive per spedire da porti più lontani. Senza contare le fluttuazioni a cui l’economia è sottoposta che per noi sono, per così dire, choc normali o che comunque prevediamo con cadenza più o meno regolare, per altre realtà sono letali. Proprio per questo dobbiamo attrezzarci ed essere quanto più pronti.

La Princes oggi è qui in maniera stabile. Ma se lei fosse un investitore alla ricerca di un territorio su cui investire prenderebbe in considerazione di iniziare un'attività produttiva in Puglia e più nello specifico in provincia di Foggia?

Per queste scelte si considerano diversi fattori. Ovviamente quello delle infrastrutture e della logistica è uno degli aspetti che influenzano le decisioni. E se da un lato questo rappresenta un punto a sfavore del territorio, ci sono tanti elementi positivi. In Capitanata, ad esempio, c’è la disponibilità di materia prima, di prodotti di eccellenza in agricoltura che altrove obiettivamente non c’è, questo di per sé è un forte attrattore. Peccato, davvero peccato che ci sia questo arretramento dal punto di vista proprio delle infrastrutture e della logistica.

Cosa si dovrebbe fare dal suo punto di vista in questo momento? Cioè quali sono i passaggi che, magari sostenuti anche dall'arrivo delle risorse del Pnrr, potrebbero ridurre questo gap?

Dovremmo partire dalla valorizzazione di ciò che abbiamo già: certo, sarebbe un sogno avere la fruibilità piena del porto di Manfredonia, per esempio. Però anche valorizzare nella maniera più corretta e più economicamente efficiente il porto di Taranto o aumentando i servizi sul porto di Bari, sarebbe già un aiuto enorme, anche per le aziende della Capitanata. Semplicemente quindi si può partire dalla valorizzazione di quello che abbiamo. Quello che auspico è anche una politica delle istituzioni locali, quindi della Regione, che possa favorire una riappropriazione di tutto il business che viene generato dalla terra di Puglia anche dal punto di vista logistico, stimolando sia i privati, sia le aziende che devono spedire merce all'estero con incentivi; ma anche fornendo servizi di assistenza ai privati che somministrano questo tipo prestazione e mi riferisco soprattutto all'intermodale ovvero il trasporto misto su gomma e ferrovia. Oggi noi effettuiamo così circa il 20% delle spedizioni destinate all’Europa continentale. Aggiungo: solo il 20% perché, paradossalmente, è ancora oggi più conveniente spedire sui camion, piuttosto che utilizzare la ferrovia, con tutto l'impatto ambientale che questo può comportare, come pure il congestionamento delle autostrade determinato dai mezzi pesanti e annessi incidenti stradali.  Ci sono tutta una serie di aspetti che renderebbero uno sviluppo dell’intermodale molto conveniente per tutta la collettività.

Solo il 20% perchè non c'è l'infrastrutturazione adeguata per aumentare questa percentuale: ho capito bene?

Esatto, se fosse possibile noi utilizzeremmo l’intermodale per il 100% delle spedizioni ma purtroppo adesso non ci sono le condizioni.  In realtà ci sono delle aziende private che forniscono un buon servizio ma sono all'inizio e non garantiscono partenze frequenti per l’Europa. Non dimentichiamo che la linea Adriatica per certi tratti dispone di un unico binario e i treni merce possono transitarvi solo di notte e questo riduce la disponibilità di viaggi.

Altro tema molto attuale in provincia di Foggia e che riguarda proprio i trasporti è l'aeroporto Gino Lisa. Lei che idea si è fatto dell'utilità di questo scalo?

Il fatto che ci sia un aeroporto in città è fondamentale, a prescindere dalla frequenza dei voli e dal numero di vettori che ci arrivano, è sicuramente un vantaggio. Per ciò che ci riguarda, avere una possibilità ulteriore di raggiungere Foggia è più conveniente e sicuramente importante anche per potenziali visite di buyer piuttosto che di manager internazionali del nostro Gruppo che possono venire e che vengono spesso in visita allo stabilimento. Possiamo dire che è un punto di partenza, sicuramente non è soddisfacente adesso avere un solo volo giornaliero, è chiaro che l'obiettivo finale per quell'aeroporto è portare sul territorio un sempre maggior flusso di turisti. Abbiamo visto anche altre realtà, con un tessuto industriale importante, ad esempio Salerno, che ha attivato l'aeroporto e che ne sta traendo importanti benefici. Il Gino Lisa quindi va sostenuto e va arricchito di servizi e sicuramente occorre un altro vettore e altre tratte.

Lei ha mai preso l'aereo da e per Foggia?

Sì. Assolutamente.

Altri visitatori dello stabilimento?

Sì, in particolare nel periodo estivo, durante la campagna del pomodoro, alcuni nostri colleghi inglesi hanno raggiunto Foggia in aereo.

Ha fatto riferimento al ruolo della politica, lei come la vede: reattiva, silente, disinteressata?

Io mi occupo di business, quindi più che dare giudizi sull'attuale classe politica mi limito a dire che la classe imprenditoriale e la parte economica della società suggeriscono un'attenzione particolare a questo tipo di servizi e alle infrastrutture in generale, proprio perché, secondo il nostro punto di vista, tutta l'economia regionale ne trarrebbe molto beneficio.

Qual è l'atteggiamento degli imprenditori? Mi spiego meglio: le loro sono richieste rassegnate all’idea che nulla o molto poco possa cambiare o sono attraversate da impeto e voglia di crescere? 

Le imprese del territorio pugliese, foggiano in particolare, sono per natura ottimiste, altrimenti non avrebbero nessuna possibilità di lavorare in certi territori e quindi hanno la giusta dose di determinazione. Anche perché si trovano ad affrontare tanti problemi. 

Quali i più critici?

Le eccellenze agroalimentari pugliesi stanno vivendo un ottimo momento dal punto di vista della richiesta internazionale, c'è un mercato che chiede sempre più insistentemente non soltanto il made in Italy ma il made in Puglia e questo non può che alimentare l’ottimismo degli imprenditori ma oltre al problema delle infrastrutture e della logistica manca, a mio avviso, una maggiore promozione dei prodotti di qualità e del turismo all’estero, attraverso la presenza alle principali fiere internazionali ma questo è un processo piuttosto lungo. Altro tema riguarda la disponibilità di finanziamenti. E’ importante assicurare fonti di approvvigionamento finanziario a tutte le aziende ma in particolar modo a quelle medio piccole. Quello che poi manca è la capacità di fare sistema, mettersi tutti attorno ad un tavolo per discutere di quali siano le esigenze, le priorità e le istanze da presentare con un’unica voce agli interlocutori istituzionali. Non è semplice, ci sono altre realtà regionali che sono più brave di noi in questo senso, vedasi ad esempio la stessa Campania. Però ci stiamo lavorando e anche in questo siamo ottimisti e vediamo il bicchiere mezzo pieno.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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