Il grano arrivato a Manfredonia finisce sui tavoli di procure, Asl e forze dell’ordine con un esposto anonimo

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Da qualche settimana, gli agricoltori di Capitanata hanno rimosso i presidi allestiti in buona parte del territorio provinciale, hanno riportato i propri mezzi nelle aziende (anche perché sono ricominciate le ferventi attività nelle campagne) ma non hanno né dimenticato né intendono lasciare cadere mesi di mobilitazione con proteste, manifestazioni e azioni finalizzate da far valere le proprie ragioni (economiche, commerciali, imprenditoriali, tributarie e fiscali) sui tavoli di tutti i livelli di interlocuzione. Una delle iniziative di maggiore rilievo resta sempre il clamoroso blitz effettuato a Manfredonia nella mattina del 5 febbraio scorso, quando a decine si sono presentati privatamente alla banchina del porto per “accogliere” la nave Nikiti II che aveva in stiva qualcosa come 35 mila tonnellate di grano estero, di provenienza ufficialmente turca. Quella vicenda ha rappresentato un vero e proprio squarcio conoscitivo nel sistema di gestione dei cereali, tuttavia ancora da approfondire adeguatamente in termini di relazioni, rotte commerciali, qualità delle merci trasportate e risvolti sulle economie della categoria e sul benessere e sulla sicurezza dei consumatori. 

E allora è partito, rigorosamente anonimo, un esposto (di cui l’Attacco è venuto in possesso) inviato a magistrature, enti e istituzioni preposte di mezza Puglia, invocate e invitate a fare luce su quanto sta accadendo da fin troppo tempo nel settore e su un territorio piuttosto vasto, almeno a giudicare dalle indicazione riportate nel documento che vuole coinvolgere le Aziende Sanitarie Locali di Foggia, Bari e Brindisi, le locali procure della Repubblica con i relativi comandi della Guardia di Finanza, dei Nuclei Antisofisticazioni e Sanità, oltre alle Questure. 

“Segnalazione dubbia provenienza del grano”, è l’oggetto del documento che si propone di sottoporre all’attenzione dei destinatari “determinati accadimenti affinché possano essere eseguiti gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti esposti. Gli scriventi venivano a conoscenza – è stato scritto - che nel mese di febbraio scorso giungeva presso il porto di Manfredonia una nave da carico, battente bandiera panamense (la Nikiti II), con all’interno circa 35 mila tonnellate di grano. Il prodotto veniva indirizzato verso una semoleria del territorio per poi essere venduto. Nell’occasione, alcune persone intervenute sul posto riuscivano a prelevare, seppur con estrema difficoltà, alcuni chicchi di grano, al fine di farli debitamente analizzare. Si precisa che tali controlli prima di poter essere portati a compimento hanno incontrato non poche criticità poiché, nonostante fossero stati interpellati numerosi laboratori analisi, molti di questi si sono rifiutati di analizzare il prodotto. 

Tuttavia, l’esito delle analisi non lascia spazio a interpretazioni: i dati raccolti evidenziano la sua dubbia provenienza, nonché altrettanti dubbi sui controlli effettuati all’arrivo dello stesso, per cui la situazione sarebbe preoccupante, anche sulla base di fatti simili riscontrati ai porti di Bari e Ancona. Detto in altri termini: non si è certi della provenienza del prodotto (il quale è soggetto all’arrivo a determinati controlli stabiliti in base alla zona di partenza) e non si è neppure certi della sua destinazione finale (uso alimentare o altri usi). Difatti, eludendo questo tipo di controlli all’arrivo, i commercianti correrebbero non pochi rischi mettendo in commercio un prodotto potenzialmente nocivo per la salute degli acquirenti. Tutto ciò comporterebbe danni in termini strettamente economici ai commercianti che, inoltre, potrebbero essere chiamati a rispondere di eventuali conseguenze, tanto in sede penale quanto in sede civile. Da ultimo, ulteriore preoccupazione concerne gli eventuali danni che potrebbero verificarsi nella filiera agro-alimentare, se dovesse essere messo in commercio un prodotto non controllato e potenzialmente pericoloso”.

Nel report consegnato da un laboratorio indipendente è risultato un valore elevato (il 40% in più) di aflatossina B1, mentre tutti gli altri parametri risultano nella norma.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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