“Il porto di Rodi Garganico non è mai stato così pieno di barche. Purtroppo gli operatori non fanno rete”

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“Se c’è qualcosa che funziona senza ombra di dubbio è proprio il porto che non ha mai registrato così tante imbarcazioni né in quantità né in dimensione come quest’anno”, esordisce il direttore del porto rodiano Marino Masiero. “Dal punto di vista della nostra clientela siamo più che soddisfatti, abbiamo servizi di qualità e questo viene recepito dalla clientela nazionale e internazionale. Qualche giorno fa ho ricevuto una barca di ungheresi che doveva restare due ore e alla fine si è fermata quattro giorni, ciò significa che la struttura è all’altezza delle loro aspettative e forse anche di più. Ci sono tanti alberghi di zona che sono nelle stesse condizioni dello scorso anno, qualcuno forse anche meglio – ribadisce –. La dichiarazione di un albergatore è sicuramente legittima, ma non può rappresentare tutto il Gargano. Siamo ormai alla prima settimana di agosto, credo sia prudente fare una valutazione a fine stagione perché anche negli anni scorsi abbiamo assistito ad un calo di presenze poi recuperato tra agosto e settembre”. 

“C’è poi da aggiungere che la crisi colpisce un po’ tutti al livello nazionale. La verità è che il Gargano è sì un’identità riconoscibile dal punto di vista dell’offerta turistica e geograficamente, ma da soli non si va da nessuna parte. Resta poco conosciuto negli Stati Uniti d’America, ad esempio. Ognuno quindi deve fare il proprio mestiere, gli imprenditori devono fare impresa e il pubblico deve occuparsi della cosa pubblica: non si può pretendere che sia l’amministrazione pubblica a fare marketing territoriale quando poi l’impresa è completamente assente in termini collettivi, ognuno pensa per sé. Ciascun imprenditore deve avere poi la capacità, la dedizione e l’intelligenza di aggregarsi e di fare azioni di marketing collettive sistemiche che vanno ben al di là del proprio orto e del proprio comune. Dobbiamo fare rete – si appella Masiero – purtroppo però, anche questo sarà l’ennesimo richiamo che cadrà nel nulla”. 

“Negli ultimi due anni ho organizzato tre riunioni invitando ben 30 operatori. Se ne sono presentati in 6, nella migliore delle ipotesi. Bisogna lasciare spazio all’impegno verso azioni collettive, cacciando anche dei soldi, presentandosi alle fiere internazionali del turismo, nel fare un portale che manca, essere insomma identificabili – su tutti i livelli - dall’utente, dal consumatore. L’estate non è finita, aspettiamo la fine e tiriamo le somme. Dobbiamo cominciare a pensare di avere strutture più alte qualitativamente di quelle che abbiamo – conclude - ci sono strutture che arrancano. In una delle riunioni avevo proposto agli albergatori di creare una suite all’anno. Con un piccolo investimento. In 5 anni ci saremmo ritrovati con 5 suite in ogni albergo innescando quel percorso virtuoso che fa sì che il cliente che ha capacità di spesa medio-alta arrivi qui”. 

Sulla vicenda anche Massimo Vitale, direttore del Rodi Resort, unico 4 Stelle del paese, docente di marketing turistico all’Università di Venezia. “Sono tornato in Italia da circa 18 mesi, ho lavorato all’estero per 30 anni. Ho conosciuto e ambienti di lusso e di extralusso, l’Arabia Saudita è quella che sa investendo maggiormente in questo settore, spendendo miliardi di dollari. Arrivo da realtà dove le cose succedono, non si perde tempo a lamentarsi. Mi ha sempre colpito la ‘questione Italia’ da sempre vocata al turismo ma dove si fatica poi a creare servizi all’altezza della situazione. La nostra struttura è un po’ diversa proprio perché arrivo da quel tipo di mentalità”, aggiunge. 

“Purtroppo non si fa rete, né si creano condizioni per un turismo di qualità, e mi riferisco alla creazione di un marketing fatto da tutti gli imprenditori, eventi per destagionalizzare e non solo. Oltre al mare Rodi non ha molto da offrire, eppure a marzo, ad esempio, il suo clima è certamente migliore di quello di Amburgo. Dunque ci sarebbe la possibilità di attrarre anche una clientela straniera, ma dall’altra parte ci deve essere l’azione degli attori chiamati in causa. Manca quindi l’associazionismo, non si lavora su progetti condivisi per attrarre turisti, l’offerta non è all’altezza. Spesso si fa turismo come negli anni ‘60, manca l’innovazione. Si aspettano i clienti, come accadeva decine di anni fa. Manca il marketing del prodotto Gargano, non si ha idea di cosa sia. Si urlano problemi ma non si ha poi la volontà di risolverli. A Rimini gli albergatori si sono associati e d’inverno, quando non tutti gli alberghi possono riempirsi, decidono a rotazione quali aprire e gli incassi vengono divisi con chi resta chiuso. Immaginate quanto si è lontani da quella realtà”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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