Se non si trattasse di acqua, si dovrebbe dire che la situazione è infuocata. In realtà l’emergenza c’è ma ancora non si vede, perché dichiarazioni allarmistiche prudentemente non ne sono state ancora fatte, sebbene ormai negli ambienti politici e in quelli del settore agricolo le informazioni cominciano a girare con una certa velocità e preoccupazione concreta. Basti pensare che in molti si sono accorti di quanto si sia abbassata la pressione idrica nei rubinetti di buona parte della provincia di Foggia, anche se si tratta soprattutto di utenze prive di riserve e autoclave, sempre fortemente consigliate da Aqp. Il provvedimento in effetti è stato materialmente varato una quarantina di giorni fa con il proposito di risparmiare quanta più risorsa possibile, considerato che piove pochissimo da mesi e che gli invasi gestiti dal Consorzio per la Bonifica della Capitanata siano ben oltre i minimi termini di capienza. Qualche esempio numerico sicuramente aiuta a descrivere meglio il contesto attuale: a Occhito ieri c’erano 27 milioni di metri cubi, ben al di sotto della soglia di laminazione di 43, e l’anno scorso c’erano 115 milioni. Capaccio sul Celone e San Pietro sull’Osento sono praticamente vuote e Marana Capacciotti ne ha solo 4. “La situazione è drammatica ormai non solo per noi – ha riferito Francesco Di Battista, imprenditore agricolo che non sta vedendo più da agosto l’acqua per i suoi campi – ma adesso anche per la popolazione le cose non si mettono bene. Ci saranno da fare delle scelte importanti nel giro di poco tempo, ed è bene che la gente cominci a saperlo con una forte dose di realismo”. In effetti la pressione decisionale comincia a salire in maniera inversamente proporzionale a quella misurata nelle tubazioni, e c’è chi si sta organizzando, con il dichiarato proposito di coinvolgere tutte le realtà politiche a ogni livello, dai comunali ai nazionali, passando per quelli regionali, così come per esempio stanno cercando di fare al Comune di Lucera dove è in programma la convocazione di un Consiglio comunale monotematico e straordinario sul tema.
Al danno la beffa di questi giorni in cui la prima neve della stagione pare si sia fermata al confine abruzzese, mentre la sua caduta in Molise avrebbe sicuramente alimentato i corsi d’acqua che affluiscono poi nella diga di Occhito, il vero serbatoio idrico del nord della Puglia che ormai sta mostrando il suo fondo come forse mai prima nella sua storia di quasi 60 anni.
Ma è quasi paradossale constatare che se lo spettro di restrizioni e interruzioni non si è ancora materializzato nella “Puglia sitibonda”, ci sono regioni del sud Italia in cui la situazione è ormai arrivata già al limite della catastrofe, perché per esempio in Basilicata c’è una città come Potenza che riceve l’acqua solo a fasce orarie, peraltro con la popolazione alle prese con uno spettro anche peggiore della prolungata carenza idrica, cioè la paura della contaminazione della fonte attuale del fiume Basento.
La situazione è talmente complessa da far intervenire anche la procura con un’inchiesta finalizzata “ad accertare la regolarità delle operazioni poste in essere – si legge in un comunicato diffuso direttamente dall’ufficio diretto in questo momento da Maurizio Cardea - per fronteggiare la crisi idrica e garantire sicurezza per la popolazione interessata”. In buona sostanza, i pm hanno incaricato i carabinieri di capire le ragioni della decisione presa da Vito Bardi, presidente della Regione ma anche commissario di governo a capo dell’Unità di crisi, di far convogliare nella diga quasi vuota del Camastra l’acqua del fiume Basento su cui sorgono dubbi circa la sua potabilità, pur essendo stata trattata da uno specifico impianto che serve in tutto 29 Comuni, per circa 140 mila abitanti. I militari assieme all’Asl stanno facendo campionamenti e analisi chimico-fisiche.
Il diretto interessato riferisce che il provvedimento era inevitabile e Acquedotto lucano rassicura sul fatto che non ci siano problemi, perché era stato già tutto controllato in precedenza, ma Bardi resta sulla graticola per il modo in cui sta gestendo una situazione che vede il capoluogo regionale ricevere acqua dai rubinetti solo per mezza giornata, cioè dal mattino e fino alle prime ore del pomeriggio. Domenica era annunciata la sua presenza a un incontro di amministratori ad Avigliano, ma alla fine ha inviato solo un messaggio, fortemente contestato dai suoi oppositori.
La Basilicata vive anche il paradosso di disporre di importanti e famose fonti idriche che vengono distribuite fuori regione o risultano essere state affidate a multinazionali delle bevande, senza contare l’alta percentuale di dispersione per la quale la Regione ha stanziato 230 milioni di euro proprio per Camastra, Sinni, Pertusillo e Senise che da sola vale la metà di tutta l’acqua del territorio.
In Sicilia, invece, si registrano occupazioni di impianti mostrati anche dalle televisioni nazionali, in una guerra tra assetati che in realtà va avanti da mesi, con le immancabili accuse di sperpero di denaro pubblico che pure è stato impegnato per migliorare il sistema di approvvigionamento dei singoli territori interessati da erogazioni ormai sempre più ristrette.
Venerdì scorso si è arrivati quasi allo scontro fisico e sicuramente istituzionale, nelle province di Enna e Caltanissetta, quelle più colpite dall’emergenza: i Sindaci di cinque Comuni (Troina, Nicosia, Sperlinga, Gagliano e Cerami) che dipendono esclusivamente dalla diga dell'Ancipa, hanno occupato l’impianto e poi tentato di fermarlo assieme a decine di cittadini, in contrasto alla decisione di convogliare le acque proprio su Caltanissetta dove sono a secco da due settimane. Il gestore Siciliacque ha presentato denuncia ai carabinieri, anche per la riferita manomissione del quadro elettrico e della chiusura della valvola di esercizio.
In Puglia, invece, è sceso in campo direttamente Acquedotto pugliese con una campagna mediatica che non lascia spazio ai giri di parole: “Siamo in riserva” è la frase utilizzata per avvertire la popolazione, invitata a tenere comportamenti virtuosi in tema di risparmio della preziosa risorsa.
“Le scarse piogge sulle fonti riducono sempre più la disponibilità idrica – si legge nella comunicazione pubblica – e i prelievi restano superiori agli afflussi, per cui è necessario contenere i consumi. In assenza di adeguate precipitazioni, già da gennaio infatti la quantità di acqua disponibile potrebbe essere insufficiente a soddisfare appieno la domanda. Ogni goccia è fondamentale per superare la crisi idrica, anche grazie a piccoli gesti quotidiani per i 4 milioni di cittadini serviti. Meno acqua sarà consumata da tutti, più si allontanerà il rischio di inasprimento delle restrizioni”.
I dati rilevati dall’Osservatorio permanente dell’Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale (con competenza completa su Basilicata, Calabria, Campania e Puglia, e parziale su Abruzzo, Lazio e Molise) hanno portato il livello di severità idrica per il potabile in Puglia da medio ad alto. La quantità di acqua presente negli invasi è inferiore del 62% rispetto ai valori medi storici e la portata media delle sorgenti irpine, che pesano per un terzo sul totale delle fonti, è in calo di oltre il 12%. Aqp comunque riferisce che nel 2023 sono stati risparmiati 80 milioni di metri cubi di acqua, pari a un invaso di medie dimensioni, grazie a interventi di efficientamento e risanamento delle reti. Gli interventi in questo periodo riguardano quasi 1.300 chilometri di condotte per un investimento di 800 milioni di euro.
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