Mai come negli ultimi 15 anni valore delle abitazioni in Capitanata si è ridotto così tanto da impoverire tutti

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Il 16 dicembre 2024 il Sole 24 ore ha pubblicato la classifica sulla qualità della vita delle provincie italiane. La provincia di Foggia è al 99° posto sulle 107 provincie italiane, migliorando di otto posizioni rispetto al 2023 (ultima). La performance migliore è nel minor consumo di farmaci antidepressivi, siamo in altri termini la provincia meno depressa in Italia, mentre siamo ultimi (107°) nella mortalità stradale in ambito extra urbano, troppi morti per incidenti stradali. Gli indicatori per misurare la qualità della vita sono tantissimi e riguardano la ricchezza e i consumi, affari e lavoro, giustizia e sicurezza, demografia e società, ambiente e lavoro e cultura e tempo libero. Tra le provincie pugliesi siamo ultimi, Bari è al 65° posto, Lecce al 72°, la BAT all’86°, Brindisi all’89° e Taranto al 94°. Rispetto a tutti gli indicatori ci si soffermerà solo su alcuni che sono strettamente correlati al decadimento economico, sociale e demografico. L’indicatore della qualità della vita ci dice che la Capitanata non è terra per i giovani, posizionandoci al 103° posto, invece siamo al 14° posto per qualità della vita anziani; gli affetti familiari e comunitari hanno ancora valore da queste parti. Siamo al 104° posto per giustizia e sicurezza, un impedimento importante alla crescita economica. Due dati importanti da evidenziare sono il prezzo delle case a mq e il canone di locazione delle abitazioni. Per quanto riguarda il primo, il Sole 24 ore registra per la città di Foggia un valore medio per nuovi appartamenti situati in posizione semi centrale pari a Euro 1.300 al mq (media italiana Euro 1.989), in riduzione rispetto al 2016 del 3,4%, e praticamente invariati rispetto agli ultimi 7 anni, nonostante la più alta inflazione registrata negli ultimi trenta anni. Il valore medio del canone di locazione mensile è nel 2024 pari a Euro 300 per una abitazione di 100 mq, in diminuzione di oltre il 30% rispetto al solo anno 2023, la media nazionale è di Euro 470 mensili. In altre parole, essere proprietari di case in Capitanata è un investimento che da un rendimento netto del 1,55%, meno dei titoli di Stato a rischio zero, e poiché il 57,20% della ricchezza posseduta dagli abitanti della provincia è costituita da abitazioni (Euro 23,1 miliardi), e una parte del loro reddito da fitti, è intuitivo come questa ricchezza in soli sei anni si sia ridotta in termini reali di oltre il 30%. La causa di questa forte riduzione del valore delle case e del suo rendimento è senza dubbio il livello di povertà raggiunto e il forte calo demografico registrato negli ultimi venti anni. 

A dimostrazione che il rendimento delle abitazioni al netto di imposte e tasse (Irpef, IMU, manutenzioni) è di circa 1,5%, vi è la trasformazione di molte in B&B, con difficoltà enorme almeno nelle città più grandi e a vocazione turistica a trovare alloggi in fitto. 

Se invece rivolgiamo lo sguardo ai comuni più piccoli e interni della Capitanata allora sì che lo scenario diventa drammatico. Il valore e il rendimento delle abitazioni si avvicina allo zero, in altri termini possedere case è diventato una sorta di “maledizione” poiché si sostengono solo costi senza alcun beneficio. Le abitazioni totali in Capitanata sono 178.088, e di queste oltre il 35% risultano vuote, in alcuni comuni si raggiunge addirittura il 50%, un patrimonio di storia, cultura, tradizioni e di valore economico perduti forse per sempre. 

Per dare la dimensione di come ci siamo fortemente e drammaticamente impoveriti, il prezzo al mq pari a Euro 1.300 di una abitazione nuova in semicentro a Foggia capoluogo di provincia non si registrava venti anni fa neanche nei comuni interni e montani. Se ci fosse ancora qualcuno che mi considera pessimista, apocalittico, depresso, questi numeri dovrebbero portare a riflettere con realismo che siamo giunti al confine tra estinzione e possibile rilancio. 

In questo territorio non ha più valore non solo il lavoro (secondo il MEF il 58% delle famiglie vive con un reddito medio lordo che non arriva a Euro 1.000 al mese) ma anche la rendita visto che la maggior ricchezza posseduta sono le case, e il canone di locazione netto di un alloggio di 100 mq è in media circa di Euro 2.500 annui, con un rendimento del 1,9% (i più fortunati), non considerando l’obsolescenza del tempo. 

Gli effetti del declino demografico sono anche questi, ci rende tutti più poveri, anche chi ingenuamente si sente al di fuori, come i parassiti, i possessori di asset ereditati, gli estrattori a vario titolo della politica e delle istituzioni pubbliche e private. La trappola della povertà e del sottosviluppo colpisce tutti nel medio e lungo termine. 

Fino a venti anni fa circa si misurava la ricchezza delle famiglie di questa terra sulla base del numero di abitazioni possedute in proprietà, vista la mancanza di un tessuto imprenditoriale innovativo e competitivo, oggi paradossalmente la ricchezza delle famiglie si misura sul denaro contante posseduto in banca (risparmio), un paradosso in economia che indica quanto sia forte il decadimento. 

Addirittura le famiglie benestanti di Capitanata investono i loro risparmi in alloggi fuori sede (Milano, Roma, Bologna etc) dove generalmente studiano i loro figli e dove rimarranno a vivere per il resto della vita. 

In un recente convegno organizzato da questo giornale, dall’Università di Foggia e dalla Provincia di Foggia sul tema del declino demografico ho iniziato il mio intervento dicendo ad ognuno dei partecipanti di prepararsi una via di “fuga” rispetto al cataclisma economico, sociale e demografico che ci aspetta nei prossimi anni, illustrando appunto i dati del declino, e se siamo arrivati al punto in cui neanche la casa ha più il giusto valore e rendimento allora si che siamo oltre il punto di non ritorno, e la fuga è l’unica soluzione almeno per chi se la può permettere. 

Con l’aiuto fondamentale dell’AI e di modelli predittivi (machine learning) ho analizzato il valore delle case in Capitanata negli ultimi cento anni a valori correnti, e il risultato è sconvolgente. Vi è sempre stato un incremento del suo valore reale fino al 2013, tranne periodi limitati di forte recessione, depressione o cigni neri. Mai come negli ultimi quindici anni il valore delle abitazioni si è ridotto così tanto da impoverire tutti in maniera significativa. Per quanto ci riguarda non siamo più nel problema dei divari territoriali limitati a quelli economici, ma siano giunti in quelli di mancanza o forte riduzione dei diritti di cittadinanza, tanto da portarci a pensare a vie di “fuga” possibili. 

Non si tratta più di essere pessimisti o ottimisti, si tratta invece di essere consapevoli dei dati e della situazione in cui siamo precipitati (punto di rottura), per cercare di non dare più il farmaco farlocco che lenisce il dolore quanto diventa insopportabile e pericoloso, per poi riprendere con più intensità, ma di attuare una cura che ristabilisca la salute, anche se lunga e dolorosa. Si deve necessariamente cominciare da istituzioni nuove e di qualità, classi dirigenti competenti e consapevoli che le condizioni del paziente non si possono risolvere senza aiuti pubblici e investimenti innovativi e aggiuntivi poiché il paziente è impossibilitato ad alzarsi senza un sostegno importante poiché pesantemente debilitato dal tempo. E’ l’ora delle buone politiche pubbliche per le aree arretrate del mezzogiorno nel mezzogiorno, come è la provincia di Foggia, altrimenti lo scenario apocalittico non solo è probabile ma certo.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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