La Xylella fastidiosa non è più soltanto una fitopatia da contenere. In Puglia è diventata una questione economica, sociale e identitaria, un’emergenza strutturale che ha riscritto il paesaggio e messo in ginocchio un comparto strategico dell’agricoltura regionale. A oltre dieci anni dall’avanzata del batterio, la sfida si gioca oggi su tre livelli: rigore scientifico, risorse straordinarie e capacità di fare sistema tra istituzioni e mondo agricolo. È in questo quadro che si inserisce l’azione della Regione Puglia, affidata al nuovo assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli, chiamato a raccogliere un’eredità complessa e a imprimere un cambio di passo in una battaglia che non può più permettersi esitazioni. L’approccio della Regione: dialogo e strumenti operativi. Paolicelli ha impostato il suo mandato sul confronto costante con le organizzazioni agricole e su una lettura non ideologica del fenomeno. “Oggi – spiega – il tema fondamentale è quello delle risorse, avendo già una strategia di monitoraggio avanzato e di contenimento che non ha precedenti storici per una fitopatia”. In attesa del Piano Olivicolo Nazionale 2026-2030, che dovrebbe mobilitare circa 500 milioni di euro, la Regione rivendica il ruolo svolto nella costruzione del documento strategico, in particolare per le misure dedicate alla gestione della Xylella e alla rigenerazione del comparto olivicolo. Paolicelli si dice anche favorevole a ipotesi di strumenti speciali, come l’istituzione di una “Zona a Specialità Xylella”, suggerita dall’associazione di categoria Confagricoltura Puglia, purché accompagnata da rigore operativo, controlli efficaci e piena condivisione con il mondo agricolo. Per il Presidente pugliese di Confagricoltura, Antonello Bruno, il batterio killer dovrebbe in fatti essere inquadrato come una vera e propria calamità naturale, alla pari di un terremoto, di un alluvione etc, e come tale affrontata. “In altri contesti emergenziali, afferma Bruno, lo Stato ha attivato procedure straordinarie. Per la Xylella questo non è avvenuto. Eppure i danni sono enormi: ha fatto più danni dell’Ilva, ma nessuno lo dice”. La prima segnalazione ufficiale dei focolai risale all’ottobre del 2013, a Gallipoli e Alezio nel leccese. Analizzando il conteggio sulla base delle ore di lavorazione che richiedono gli impianti di olivi, fino al 2021 si sarebbero persi circa 33 mila posti di lavoro, con migliaia di braccianti costretti a cambiare mestiere a causa del crollo delle giornate lavorative nel post-Xylella. Confagricoltura chiede di riconoscere i territori colpiti come aree “terremotate”, con risorse speciali, sospensione delle cartelle esattoriali, fiscalità agevolata e accesso facilitato al credito. L’allarme non riguarda più soltanto il Salento, ormai irrimediabilmente distrutto: ora anche le aree da Polignano in su – avverte Bruno – rischiano di essere totalmente perse nei prossimi anni”.
Per il presidente di Confagricoltura, servono monitoraggi continui, espianti immediati, contenimento rigoroso dell’insetto vettore e il coinvolgimento attivo delle associazioni e degli stessi agricoltori. “È una guerra, conclude, e nella guerra la prevenzione è decisiva, come fondamentale è il ruolo degli olivicoltori che dovranno essere i primi a riconoscere e segnalare le prime avvisaglie di contagio della pianta, evitando di pensare che l’arbusto possa guarire, visto che al momento non c’è alcuna forma di risoluzione che non sia l’estirpamento”. Sulla stessa linea di fermezza si colloca CIA – Agricoltori Italiani, intervenuta dopo il ritrovamento di un albero infetto a Bitonto. Il presidente regionale Gennaro Sicolo parla chiaro: l’eccellenza dell’olio bitontino non è in discussione, ma l’episodio rappresenta un monito severo. “Si proceda senza esitazioni all’eradicazione, afferma, e allo stesso tempo è fondamentale essere precisi, puntuali e rigorosi sulle buone pratiche di prevenzione. Nessuna tolleranza verso ritardi, sciatteria o inadempienze, soprattutto da parte delle amministrazioni locali. Bitonto vive di olivicoltura ricorda Sicolo – ed è un settore che crea reddito, occupazione e stabilità per moltissime famiglie”. Per Coldiretti Puglia “Il nuovo assessore regionale all’Agricoltura Paolicelli ha ricevuto il mandato da pochi giorni, ma i primi segnali vanno nella direzione giusta. La gestione dell’emergenza a Bitonto, con l’eradicazione dell’ulivo colpito da Xylella, un intervento chirurgico, tempestivo e responsabile, che rappresenta un buon auspicio per il lavoro che ci attende. È fondamentale continuare su questa strada, rafforzando ulteriormente l’Osservatorio fitosanitario regionale che negli ultimi anni ha costruito un sistema solido di monitoraggi, controlli e analisi, indispensabile per difendere il patrimonio olivicolo pugliese. Ora però serve uno scatto in avanti. Il nuovo assessore dovrà battersi con forza per un secondo Piano di rigenerazione, agganciato al Piano olivicolo nazionale che tenga in dovuto conto il grande potenziale olivicolo e oleario pugliese, che includa tutti quei territori e quelle aziende rimaste fuori dai primi interventi. Va attivato un programma robusto di rigenerazione sui territori colpiti, ma anche prevenzione serrata a beneficio delle regioni limitrofe e dell’area del Mediterraneo. L’obiettivo deve essere chiaro, ridare forza e vigore al comparto olivicolo, tutelare l’ambiente e ricostruire il paesaggio. È una sfida enorme, ma è l’unica strada possibile se vogliamo davvero dare un futuro all’olivicoltura pugliese”. Una sfida che non ammette più ritardi tra i fondi previsti per la ricostruzione del patrimonio olivicolo pugliese, 432 milioni di euro nel Piano Olivicolo Nazionale e le risorse del CSR regionale, la partita contro la Xylella entra in una fase decisiva. La vera differenza, però, la faranno la rapidità delle decisioni, la coerenza delle azioni e la capacità di trasformare l’emergenza in una strategia di lungo periodo. Perché la Xylella non è solo una malattia delle piante. È una guerra per il futuro dell’olivicoltura pugliese. E questa volta, arretrare non è più consentito.
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