L’annuncio è arrivato come un colpo inatteso, benché possibile: Vieste è stata esclusa dalla short list delle dieci città candidate a diventare Capitale Italiana della Cultura 2028. La notizia è arrivata mentre in Comune si lavorava - quasi in parallelo - a un’altra candidatura, quella a Capitale Italiana del Mare, deliberata poche ore prima dell’esclusione. Una coincidenza simbolica che racconta bene il momento politico e identitario della città: un passo indietro, seguito immediatamente da un passo avanti. Il Sindaco Giuseppe Nobiletti non nasconde il dispiacere, ma evita drammi: “Pensavo che il nostro progetto fosse buono, si vede che quello delle altre destinazioni è stato ritenuto migliore. Siamo un po’ rammaricati, certo, ma non ci ferma”. Nessun attacco alla commissione, nessuna polemica. “Non conosciamo le motivazioni. - spiega a l’Attacco - Esprimono solamente una valutazione su quali progetti siano i migliori. Questo però non ci impedisce di ripresentarci l’anno prossimo, con un nuovo dossier basato sul tema che verrà scelto”. Se la delusione c’è, è temperata dalla convinzione che la città abbia ormai compiuto un salto di qualità nella progettazione culturale. E qui entra in gioco l’assessora Graziamaria Starace, curatrice del dossier, coordinato dalla dott.ssa Mariangela Perrone (esterna alla giunta di “Vieste sei tu”): “Uno ci prova, ma non è scontato che ci dicano di sì. Vieste quest’anno ha avuto talmente tanto che ottenere anche questo sarebbe stato il massimo. Arrivare tra i primi dieci ci avrebbe dato la possibilità di diventare Capitale regionale della Cultura, ma è chiaro che abbiamo concorso con città molto strutturate”. Starace rivendica con serenità l’impostazione scelta: un progetto che metteva al centro la comunità, più che il territorio. “Forse questa impostazione non è piaciuta. Ma non vuol dire che il dossier non fosse valido. Era - e resta - il nostro piano strategico culturale. Evidentemente gli altri erano più convincenti, ma questo ci sprona a fare meglio. Comunque chissà che la prossima volta il progetto risulti persino meno bello, ma ci consenta di entrare...” ironizza.
Nel frattempo, però, Vieste non si ferma. Proprio perché il dossier culturale aveva già un forte impianto marinaro - fatto di storia della pesca, vocazione costiera, paesaggio, identità di comunità affacciata sull’Adriatico - è stato naturale “rimodularlo” per partecipare alla nuova selezione nazionale come Capitale Italiana del Mare. Ciò nonostante “la delibera - precisa Nobiletti - è stata preparata il 19 gennaio, prima di sapere dell’esclusione. Inoltre evidente che non è un progetto che si presenta in un giorno: ci lavoravamo da tempo”.
Starace conferma: “Il bando ci è piaciuto perché ci dava la possibilità di raccontare Vieste attraverso il mare, senza snaturare la nostra visione. Abbiamo puntato sulle potenzialità paesaggistiche, ma senza rinunciare alla centralità della comunità: per noi non è la Puglia, ma i pugliesi; non il Gargano, ma i garganici; non Vieste, ma i viestani. È un’impostazione che forse non sempre paga nei concorsi, ma rappresenta la nostra identità politica e culturale”.
Il confronto, questa volta, è ancora più complesso: tra le candidate ci sono città che hanno fatto la storia della navigazione mediterranea. “Partecipano repubbliche marinare come Genova - ricorda Starace - che per secoli sono state il punto di riferimento nel Mediterraneo. È un confronto, non una gara. Vedremo cosa accadrà”.
Dietro queste parole si intravede un cambio di fase: Vieste, dopo aver consolidato la propria immagine turistica nazionale, sembra voler definire una narrativa più profonda, legata alla cultura e all’identità del mare. Non solo spiagge e accoglienza, ma un modello più ampio di città costiera contemporanea.
Per Starace, ora fresca di Assessorato regionale al turismo, le prospettive non si fermano alla candidatura: “Stiamo valutando tanti altri progetti. Avere un ruolo in Regione ci permetterà di esaminare in modo più organico nuove opportunità e dare continuità al lavoro avviato”. Un’affermazione che suggerisce come la dimensione culturale e marittima di Vieste possa diventare un asse strategico anche nei rapporti istituzionali con Bari.
Intanto, la città incassa la delusione per la Capitale della Cultura ma rilancia con una nuova sfida nazionale, più aderente alla propria identità storica. Nobiletti lo dice chiaramente: “Non ci fermiamo”. E Starace ribadisce: “Non è un lutto”.
La sensazione è che Vieste abbia compreso una cosa fondamentale: per competere davvero, serve un racconto forte, credibile e coerente. La strada è tracciata. Ora resta da capire se il mare - che da sempre dà senso alla città - saprà diventare anche la chiave della sua prossima grande occasione.
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