Contro le mosse del Consorzio ASI di De Paolis a Manfredonia si spera nella riforma dei porti e nel Ministero

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E’ passato quasi un mese dalla clamorosa invettiva lanciata dal sindaco di Manfredonia Domenico la Marca contro la governance del Consorzio ASI di Foggia, al grido “giù le mani dal porto”. L’inedito scontro istituzionale era culminato nella minaccia di uscire dalla compagine (di cui il Comune sipontino rappresenta il terzo socio, dopo Comune di Foggia ed ente Provincia), a meno che l’invocazione al neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro non sortisca l’effetto di riaprire il confronto e bloccare le azioni che il Consorzio sta realizzando, decise negli scorsi anni. Mentre il riconfermato presidente Agostino De Paolis mantiene il silenzio sulle forti polemiche nel Golfo, non si è avuta alcuna notizia rispetto a ciò che avrebbe replicato Decaro, che non si capisce come potrebbe intervenire. La scorsa settimana a Palazzo San Domenico si è riunita la maggioranza del centrosinistra per affrontare proprio il tema del Consorzio ASI, e dunque delle aree retroportuali e del raccordo ferroviario Frattarolo-Manfredonia. Stando a quanto trapela, non sarebbero emerse posizioni discordanti rispetto alla linea di Pd, sindaco e Molo 21 (la lista di la Marca) e in effetti nessuna dichiarazione di altro segno è arrivata da altri eletti della coalizione di governo. Tacciono le amministrazioni dei Comuni limitrofi di Monte Sant’Angelo e Mattinata, a guida pure piddina e di centrosinistra (col sindaco montanaro Pierpaolo d’Arienzo che è anche segretario provinciale dei dem), legatissime entrambe all’assessore regionale ai trasporti e infrastrutture Raffaele Piemontese, cui è vicino lo stesso De Paolis. Trapela, però, dal Pd di Monte il convincimento che sia “una questione di poltrone”, un chiarissimo riferimento alla mancata elezione del sipontino Paolo Campo alla presidenza dell’ente pubblico economico. E’ davvero difficile comprendere cosa possa fermare la programmazione che il Consorzio ASI sta realizzando, compreso l’appalto per la concessione di aree retroportuali che sta per essere aggiudicato all’unico operatore partecipante alla procedura. Sono peraltro scaduti i termini per la proposizione del ricorso al TAR. E allora? 

Fonti piddine si lasciano sfuggire che “bisogna sperare nel Ministero e nella nuova riforma dei porti, cui è funzionale la riperimetrazione voluta dall’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale”, impugnata dal Consorzio ASI. Poche speranze residue, che paradossalmente vedono il Pd e il centrosinistra locale guardare al governo Meloni.

Il riferimento è a quanto approvato a dicembre scorso dal Consiglio dei ministri, che con la riforma dei porti intende segnare un passaggio decisivo per il futuro della logistica e dell’economia marittima italiana. Con questo passaggio si dá il via ad una riforma attesa da anni, che introduce una visione unitaria, obiettivi chiari e responsabilità definite, ponendo le basi per un sistema portuale moderno, competitivo e pienamente integrato nelle grandi rotte del Mediterraneo e dell’Europa.

Al centro del nuovo assetto vi è la nascita di Porti d’Italia spa, una società pubblica partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e vigilata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, chiamata a svolgere un ruolo di regia nazionale. La nuova società sarà responsabile della gestione dei grandi investimenti infrastrutturali strategici, della manutenzione straordinaria, dell’individuazione delle opere di interesse economico generale e della promozione unitaria del sistema portuale italiano sui mercati internazionali. Le 16 Autorità di sistema portuale restano pienamente operative e mantengono la gestione territoriale degli scali, la manutenzione ordinaria e il rilascio delle concessioni, ma vengono sollevate dal peso finanziario delle grandi opere. Il nuovo equilibrio economico è garantito dalla capitalizzazione di Porti d’Italia spa attraverso l’utilizzo degli avanzi di amministrazione non vincolati del sistema, consentendo alle Autorità di concentrarsi sull’efficienza operativa e sullo sviluppo locale.

La riforma introduce inoltre una significativa semplificazione delle procedure, accelerando l’approvazione dei piani regolatori portuali, rendendo più rapidi i dragaggi e favorendo il riutilizzo dei materiali in un’ottica di economia circolare, rafforzando al contempo i poteri di vigilanza del MIT per garantire il rispetto dei tempi e delle regole. Ora la parola passa al Parlamento, chiamato a esaminare e approvare in via definitiva una riforma strategica per il Paese. Il Governo chiede un confronto serio e responsabile, orientato al merito e ai risultati, per dotare finalmente l’Italia di un sistema portuale all’altezza delle sfide globali. 

E’ chiaro che se fosse andata in porto l’operazione volta a sostituire a De Paolis, come presidente, l’ex sindaco/consigliere regionale Pd sipontino Paolo Campo oggi non si starebbe parlando della mobilitazione di Palazzo San Domenico contro le scelte del cda relative al retroporto e al collegamento ferroviario con Foggia Incoronata. Interventi che si inscrivono nella strategia di De Paolis tutta votata a favorire lo sviluppo della logistica e, in particolare, della piattaforma Lotras di Incoronata, dove il patron sipontino Armando de Girolamo ha portato il colosso Fhp. Campo avrebbe fatto dietrofront rispetto a progetti rispetto ai quali appaiono, dopo anni, tardive le proteste. Difficile pensare che invocando l’intervento del presidente della Regione Antonio Decaro si possa, ad esempio, impedire l’aggiudicazione – davvero imminente – della zona retroportuale di 51.700 all’unico raggruppamento di imprese che ha partecipato alla procedura pubblica, quello formato dalla Daunia Work srl di Luigi Dattoli (che faceva parte del Gruppo Mescia) con le mandanti Fratelli Paradiso srl di Canosa e Spagnuolo Ecologia srl di Manfredonia della famiglia Spagnuolo.

Mentre i lavori da oltre 121 milioni di euro per la rifunzionalizzazione del Bacino Alti fondali (ovvero il porto industriale) procedono con estremo ritardo e con serissimo rischio di perdita dei fondi PNRR visto che la scadenza è ormai prossima, la Marca ha puntato il dito contro tre questioni: “E’ incomprensibile la scelta del Consorzio ASI di Foggia di impugnare il decreto con il quale il MIT ha ampliato il perimetro delle già esigue aree retroportuali e, ancor peggio, di assegnare per 30 anni mediante un bando parte delle aree ad esse adiacenti, per altro in assenza di un progetto di insediamento e di concreti investimenti e soprattutto senza alcun coordinamento con il piano regolatore portuale in fase di adozione. C’è poi il protocollo d’intesa sul ripristino della linea ferroviaria Frattarolo - porto Alti fondali: a questo riguardo, il Comune di Manfredonia, di concerto con l’Autorità di sistema portuale, intende effettuare gli approfondimenti necessari ad assicurare che il progetto sia davvero utile e funzionale allo sviluppo dei traffici portuali”.

Ma De Paolis non retrocede, tutt’altro. “Il contesto economico attuale e le difficoltà relative alla scarsità delle risorse idriche presentano difficoltà ed interrogativi che possono modificare gli assunti a base sia della programmazione triennale delle opere sia delle previsioni economiche e finanziarie”, ha detto al cda presentando a dicembre scorso il programma delle opere 2026-2028 e il piano economico e finanziario 2026.

“Tuttavia, pur in tale consapevolezza, il Consorzio deve concentrarsi nelle politiche di programmazione di interventi infrastrutturali che contribuiscano allo sviluppo economico del territorio accedendo a tutte le opportunità che i finanziamenti pubblici consentono. Il piano triennale predisposto è ambizioso ma necessario per dare pieno sviluppo alle politiche di investimento e dotare il territorio di infrastrutture efficaci che siano di impulso allo sviluppo socio economico dello stesso. In egual modo il piano economico-finanziario per l’anno 2026 rappresenta il culmine di una attività di offerta di servizi che ha come assunto fondamentale un corretto equilibrio di gestione sia economica che finanziaria. In questa ottica il Consorzio ha iniziato a dotarsi di strumenti “aziendali” che consentano di perseguire questo obiettivo senza incorrere negli errori degli anni precedenti Se, come ribadito, il Consorzio deve rappresentare il culmine di una programmazione infrastrutturale per un importante sviluppo economico e sociale della provincia di Foggia, tale attività non può esimersi da sani ed efficienti principi organizzativi ed economici; solo una struttura interna efficace in termini di funzioni e responsabilità può consentire al Consorzio di realizzare le prerogative e gli obiettivi che la legge ed il suo statuto gli impongono”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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