A Vieste il distaccamento dei Vigili del Fuoco parte dai volontari: "Un'ora per attivarsi non è sostenibile"

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Si torna a parlare, concretamente, del distaccamento dei Vigili del Fuoco a Vieste. Lo si è fatto mercoledì 1 aprile, nella sala consiliare del Comune, durante un incontro pubblico che ha riunito vertici provinciali del Corpo, amministrazione e cittadini interessati. In prima fila, soprattutto loro: gli aspiranti volontari. Sedici presenze, un numero che supera già la soglia minima necessaria per avviare il percorso.
Un passaggio che segna un’accelerazione su una vicenda che si trascina da anni. Il distaccamento, infatti, è già stato decretato, ma non è mai diventato operativo.
All’incontro hanno partecipato il comandante provinciale Giulio Capuano, il vicecomandante Francesco Tucci, la responsabile del personale Anna Citro, l’ingegnere Antonio Scocco - promotore dell’iniziativa - e la vicesindaca di Vieste Mariella Pecorelli. Dopo gli interventi istituzionali, spazio alle domande del pubblico, con un confronto diretto che ha chiarito dubbi e passaggi operativi.
“Oggi abbiamo illustrato l’impianto normativo che disciplina il volontariato dei Vigili del Fuoco - spiega Capuano a l’Attacco - il prossimo step è raccogliere le adesioni e verificare i requisiti per l’iscrizione negli elenchi del Ministero dell’Interno”.
Un percorso che passa da più fasi: presentazione delle candidature, valutazioni amministrative, controlli sanitari, formazione. Solo dopo si potrà parlare di operatività. 
Ma il cruccio, oggi, è un altro: la partecipazione: “Il distaccamento attende di essere reso operativo - sottolinea il comandante -e questa operatività passa dalla disponibilità dei cittadini volontari. Una volta completato l’iter, potranno contribuire subito al soccorso pubblico”.

Non un dettaglio. Perché qui non si parla di volontariato generico, ma di una componente riconosciuta del Corpo nazionale, con competenze e responsabilità precise: “Il soccorso pubblico è di esclusiva competenza dei Vigili del Fuoco - ricorda Capuano - e viene garantito sia dalla componente permanente sia da quella volontaria. I margini di intervento sono gli stessi: tutela della vita, dei beni, della sicurezza”. Un elemento che cambia radicalmente il quadro rispetto alle associazioni di protezione civile: “Il volontario è equiparato, durante il servizio, al vigile del fuoco permanente. Ha le stesse tutele, le stesse garanzie”, aggiunge.

Ma è quando si parla di tempi e territorio che emerge il vero punto critico. “Oggi per raggiungere Vieste serve circa un’ora, sia da Vico sia da Manfredonia”. Il dato, confermato dall’ingegnere Scocco a l’Attacco, restituisce la misura della questione: “Siamo isolati - spiega - sia sul piano sanitario sia su quello dei Vigili del Fuoco. E le associazioni di protezione civile non possono fare soccorso pubblico. Questo significa che oggi c’è un vuoto operativo”.

Un vuoto che, secondo Scocco, rende il distaccamento non solo utile, ma necessario: “È un risultato fondamentale per Vieste. Parliamo di sicurezza reale, non teorica”. Non a caso definisce l’incontro “epocale”. Anche perché, per la prima volta, c’è una base concreta da cui partire. “Mi sarebbero bastate cinque persone - dice - oggi ne abbiamo potenzialmente sedici. È un segnale forte”.

Dietro c’è un lavoro lungo: “È il mio ennesimo tentativo -  racconta - come è successo per la Croce Rossa, che oggi è una realtà dopo anni di tentativi. Stavolta credo che possiamo farcela”. L’obiettivo è costruire un gruppo stabile, operativo 24 ore su 24, con disponibilità flessibile. “Il sistema è elastico - spiega -ognuno dà la propria disponibilità, come già avviene nella protezione civile. Ma la struttura deve essere attiva sempre, soprattutto nei periodi più critici come l’estate”.

E proprio qui entra un altro tema: il coordinamento. “Non esiste incompatibilità tra protezione civile e Vigili del Fuoco - chiarisce Scocco - anzi, sarebbe auspicabile il contrario. I volontari possono integrare le competenze e operare con una copertura normativa che oggi manca”.
Un passaggio che apre anche a un’altra lettura, più ampia: “Avere personale formato significa anche avere valore aggiunto per le attività del territorio - aggiunge - pensiamo alle strutture turistiche, dove sono richieste competenze antincendio. Qui parliamo di persone già qualificate”.

Tra le criticità emerse, anche la scarsa presenza femminile. “Mi auguro che le donne partecipino - auspica l’ingegnere - hanno tutte le capacità per farlo. È un aspetto su cui dobbiamo lavorare”.
Dal punto di vista istituzionale, il messaggio è chiaro: il tempo delle attese è finito. “L’urgenza c’è sempre stata - ribadisce Capuano - ma oggi diventa ancora più evidente perché il distaccamento è stato già decretato. E quando c’è un decreto, bisogna dare risposte”.

Risposte che ora passano da un passaggio concreto: trasformare le adesioni in operatività. Il percorso è avviato, ma resta una domanda sullo sfondo: quanto tempo servirà ancora perché Vieste abbia finalmente un presidio stabile dei Vigili del Fuoco? Per ora, il primo passo è stato fatto. 
E arriva, dopo anni, con qualcosa che finora era mancato: persone pronte a mettersi in gioco.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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