Lo scontro istituzionale sulle aree retroportuali di Manfredonia, anziché rientrare, si aggrava ulteriormente. A febbraio scorso fu l’amministrazione comunale sipontina, guidata dal Sindaco Domenico la Marca, a criticare le scelte del cda del Consorzio ASI di Foggia presieduto dal riconfermato Agostino De Paolis, giudicandole non condivise e facendo riferimento anche al contenzioso apertosi tra l’ente pubblico economico e l’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale. Adesso è direttamente il presidente dell’ente barese, l’avvocato e professore Francesco Mastro, a firmare una durissima nota contro l’ASI, inviata lo scorso 30 marzo per conoscenza anche a Ministero delle infrastrutture e trasporti, Agenzia del demanio, Avvocatura dello Stato, Regione Puglia, Agenzia delle dogane, Guardia di Finanza, Capitaneria di porto di Manfredonia, Comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo. Il tema è quello della delimitazione dell’area retroportuale del Bacino Alti Fondali (il porto industriale del Golfo), impugnata dal Consorzio ASI. Mastro in primis lamenta che la propria precedente ed analoga nota di dicembre 2025 è rimasta priva di riscontro e che tale “mancato riscontro alle richieste formulate da questa Autorità ha determinato un sensibile ritardo nell’avvio delle attività propedeutiche alla perimetrazione fisica degli ambiti oggetto della delimitazione ed alla verifica dello stato dei luoghi, necessaria per l’adozione dei conseguenti provvedimenti”. Ma l’Autorità di sistema portuale ha deciso di andare avanti. “L’inerte condotta del Consorzio non appare coerente con il rispetto del dovere di lealtà e di collaborazione istituzionale, che deve improntare l’azione amministrativa, così rendendosi doveroso senza ulteriore indugio l’avvio delle iniziative intese a dare attuazione al decreto di delimitazione del 30 luglio 2025”, continua Mastro. “Né la pendenza del giudizio civile introdotto dal Consorzio ASI davanti al Tribunale di Foggia per l’annullamento del verbale di delimitazione e il riconoscimento della proprietà delle particelle catastali interessate in capo ad ASI, può costituire una giustificazione valida a procrastinare nel tempo i necessari adempimenti amministrativi e tecnici”.
Il presidente Mastro sottolinea che “il provvedimento di delimitazione, che ha riconosciuto l’appartenenza al pubblico demanio ab origine dei beni indicati, è stato debitamente approvato del Direttore Marittimo e confermato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con la conseguenza che esso è pienamente valido ed efficace”. Poi l’ente barese boccia anche un’altra decisione di De Paolis, inerente all’Agenzia marittima Galli e Figlio di Manfredonia, guidata da Vincenzo Prencipe, che da tempo ha reso il retroporto un importante hub per la movimentazione di componentistica per impianti eolici e che aveva fatto richiesta tre anni fa di ulteriori aree in cui aggiungere anche attività di produzione. “Risulta invece che coi suoi provvedimenti il Consorzio, in manifesta carenza di potere, avrebbe autorizzato l’Agenzia Marittima Galli e Figlio ad occupare due aree (lotti A e B) antistanti alla zona dei nastri trasportatori per attività di stoccaggio di componenti eoliche varie per una superficie complessiva di 22mila mq (entrambe ricadenti nel perimetro oggetto del verbale di delimitazione), sino al 31.3.2026, ordinando contestualmente alla società lo sgombero dell’area a decorrere dalla medesima data”, afferma Mastro.
“Tale arbitraria determinazione, oltre a non essere stata preventivamente condivisa con questo ente, rischia di arrecare gravi danni non solo all’operatore, ma anche alla affidabilità commerciale ed operativa del porto, con inevitabili effetti negativi a cascata sull’indotto, sul mantenimento dei livelli occupazionali e sulle prospettive di sviluppo dell’intero territorio di riferimento. Non si può ignorare, in quanto oggettivamente provato, che gli spazi assentiti in uso alla Agenzia Galli sono da lungo tempo occupati da impianti eolici sbarcati da navi che hanno scalato a più riprese il porto di Manfredonia, in forza di contratti pluriennali stipulati tra rilevanti società internazionali e operatori locali. L’eventuale perdita totale, anche solo parziale, del traffico connesso al project cargo - settore merceologico nel quale il porto di Manfredonia negli ultimi anni ha faticosamente conquistato una leadership nell’ambito dei porti dell’AdSPMAM - determinerebbe altresì gravi conseguenze anche sui rilevanti investimenti in corso da parte di questa Autorità (circa 120 milioni di euro), finalizzati alla rifunzionalizzazione del BAF e all’incremento della sua capacità prestazionale operativa del porto industriale dello scalo sipontino. Peraltro, non può negarsi che il deposito di merci provenienti dalle navi (attività che rientra a pieno titolo tra le operazioni portuali come definite dalla legge) rappresenta da anni l’unica concreta utilizzazione delle aree retroportuali oggetto della delimitazione, che, per la gran parte risulta, senza tema di smentita, in un grave stato di abbandono. Parimenti inammissibile è il mancato coinvolgimento di questa Autorità in merito alla valutazione delle istanze rivolte al Consorzio dalla Agenzia Galli & Figlio srl, o da altre imprese operanti su tali aree, successivamente al perfezionamento del verbale di delimitazione ed alla richiesta di questo ente formulata lo scorso 1° dicembre”.
La vicenda attinente a Prencipe è assai rilevante perché a febbraio fu proprio una delle contestazioni mosse dall’amministrazione comunale di Manfredonia e da partiti di maggioranza. Mastro continua ricordando che l’AdSPMAM aveva invitato il Consorzio ASI “ad astenersi da eventuali iniziative interessanti gli ambiti territoriali oggetto del procedimento in corso, sì da evitare situazioni di potenziale conflittualità gestoria ed amministrativa”. Ma “successivamente alla approvazione e alla conferma dell’atto di delimitazione, risulta poi che il Consorzio lo scorso novembre avrebbe sottoscritto con la Regione Puglia l’allegato disciplinare di regolazione dei rapporti per la realizzazione dell’intervento di “Ripristino collegamento ferroviario stazione Frattarolo – agglomerato ASI/porto Manfredonia”, utilizzato quale presupposto per il diniego al rinnovo dell’autorizzazione alla Agenzia Galli, poiché l’area occupata da quest’ultima sarebbe asseritamente “…necessaria al fine di consentire al Consorzio di avviare con la dovuta tempestività le attività tecniche, propedeutiche e operative connesse all’attuazione…” dell’intervento infrastrutturale stesso”, continua Mastro. “Ebbene, in disparte il fatto che non si conosce lo stato di avanzamento concreto dell’attività progettuale, gli impegni assunti con l’Accordo contrastano palesemente con quanto dichiarato dal Consorzio in sede di conferenza di servizi indetta dalla Struttura di Missione ZES sulle istanze presentate dalla Paradiso Sviluppo soc. consortile a r.l e dalla stessa Agenzia Galli & Figlio srl”.
In particolare, nel parere espresso sull’istanza Galli, il Consorzio ASI ha dichiarato: “Fino alla conclusione del procedimento di delimitazione in corso, le aree interessate dall’intervento progettuale non possono essere considerate nella piena e libera disponibilità giuridica del Consorzio ASI, atteso che l’accertamento dei confini del demanio marittimo potrebbe incidere significativamente sull’assetto proprietario e sull’effettiva titolarità delle medesime”. “Tale posizione contrasta a sua volta con l’incauto inserimento dell’opera nel Programma triennale delle attività 2026–2028, approvato dall’assemblea generale del Consorzio ASI Foggia in data 18 dicembre 2025, e quindi successivamente al 30 luglio 2025, data di emanazione del decreto di approvazione del verbale di delimitazione, per effetto del quale parte delle aree ove tale intervento dovrebbe realizzarsi sono state dichiarate in fatto e in diritto appartenenti al pubblico demanio marittimo”, continua, aggiungendo che “risulta altresì in stridente contrasto col provvedimento di delimitazione adottato, approvato e confermato dalle Amministrazioni statali competenti, l’obbligazione assunta dal Consorzio per effetto della quale è stata garantita “la piena disponibilità di quanto oggetto di finanziamento per le verifiche, da parte della Regione Puglia, nonché degli altri organismi di controllo”. Mastro conclude invitando il Consorzio a trasmettere, entro sette giorni dalla data della comunicazione, quanto già richiesto il 1° dicembre 2025. “In mancanza e senza ulteriore preavviso, l’AdSPMAM, anche in ragione delle possibili conseguenze in termini di responsabilità erariale derivanti dal comportamento negligente del Consorzio, si vedrà costretta ad avviare, direttamente, le attività connesse alla perimetrazione dell’area retroportuale inclusa nella delimitazione ex articolo 32, effettuando tutte le verifiche e gli accertamenti utili a documentare lo stato dei luoghi e i conseguenti adempimenti”.
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