1^ edizione della Scuola dei Metodi SISEC, Panichella: “Una priorità è l’istruzione tecnica e professionale”
Non solo territori segnati dallo spopolamento e da difficoltà, ma comunità capaci di esprimere risorse sociali, innovazione e nuove possibilità di sviluppo. È il messaggio emerso dal convegno “Aree interne tra disuguaglianze e prospettive di sviluppo”, che ha concluso la prima edizione della Scuola di Metodi della Società Italiana di Sociologia Economica (SISEC) ospitata a Celenza Valfortore. Per una settimana il piccolo comune dei Monti Dauni è diventato un laboratorio nazionale di ricerca e formazione accogliendo docenti, ricercatori e dottorandi provenienti dalle Università di Milano, Milano-Bicocca, Bologna, Catania, Padova e Teramo, impegnati nello studio delle trasformazioni sociali, sui temi delle disuguaglianze territoriali ed economiche delle aree interne italiane. Fabrizio Ferreri, sociologo del territorio dell’Università di Catania e componente della Commissione Scientifica dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”, ha posto l’attenzione sulla necessità di superare due narrazioni contrapposte: quella dei piccoli comuni raccontati come realtà fragili e destinate al declino e quella, altrettanto limitante, dei borghi descritti in modo idealizzato come luoghi sospesi nel tempo. La sfida, secondo Ferreri, è individuare una terza via, capace di dare valore alle risorse locali e promuovere nuovi percorsi di sviluppo svincolandosi dal modello urbano. Il Sindaco di Celenza Valfortore Massimo Venditti ha sottolineato il valore della collaborazione tra ricerca scientifica e amministrazioni locali: “Per Celenza Valfortore è stato un onore ospitare la prima edizione della Scuola di Metodi della SISEC. Per i piccoli comuni dei Monti Dauni, i dati e le analisi emerse dalle ricerche sono strumenti preziosi per affrontare una delle sfide più importanti del nostro tempo: contrastare lo spopolamento e costruire nuove opportunità per il futuro delle aree interne”. Nazareno Panichella, docente dell’Università di Milano e responsabile scientifico della Scuola di Metodi SISEC, ha fatto chiarezza sul concetto di spopolamento. “Se ne parla molto, ma spesso si guarda al fenomeno solo da un punto di vista quantitativo. Si misurano le persone che escono e che entrano in un territorio, ma si sottovaluta un fattore molto importante: il processo selettivo dello spopolamento. Quindi, chi sono le persone che si spostano, quali sono le loro caratteristiche individuali e come la diversa propensione a spostarsi da determinati territori cambi la struttura delle relazioni all’interno sia delle società di partenza che delle società di destinazione”, spiega a l’Attacco.
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