C’è un modo comodo per ricordare Carlo Nobile. Dire che è stato Sindaco, assessore, amministratore, uomo di cultura, protagonista di una stagione politica e turistica di Vieste. Tutto vero, per carità. Ma sarebbe poco, forse troppo poco. Perché parlare di Carlo Nobile, a Vieste, significa toccare un pezzo intero di storia cittadina. A ricordarlo, con affetto ma senza santini, è Ninì delli Santi, suo amico storico, compagno di tante battaglie culturali e turistiche, voce della radio viestana per decenni. Uno che con Nobile ha lavorato, discusso, litigato, costruito: “Con Carlo bisognerebbe scrivere la storia di Vieste”, dice a l’Attacco. E non è una frase buttata lì. Perché quel rapporto, racconta, nasce dentro una stagione in cui Vieste provava a darsi un pensiero. Non semplicemente una stagione di concerti, manifestazioni estive e cartelloni, una vera politica del turismo, un’idea di città. “Carlo era particolare - racconta delli Santi - nelle sue intuizioni c’erano cose che erano proprio geniali, aveva una visione. Abbiamo girato mezzo mondo, abbiamo fatto migliaia di eventi. Ma lui aveva in testa una politica del turismo”. Ed è forse questa la parola che torna più spesso nei ricordi di chi lo ha conosciuto: politica. Non nel senso stretto del partito o dell’amministrazione. Politica nel senso più largo, cioè pensare un territorio, immaginarlo dopo dieci, venti, trent’anni e capire dove stesse andando il turismo prima ancora che diventasse industria di massa, che si parlasse di marketing territoriale, overtourism, brand identity, turismo esperienziale.
Per delli Santi, il pensiero di Carlo Nobile si racchiudeva in una frase semplice: “Il turismo è vendita di bellezza ed emozione”. “Poi io ci ho aggiunto i servizi - dice - perché senza servizi non vai da nessuna parte”. Non era una formula pubblicitaria, la loro. Era quasi una linea culturale. Secondo Nobile, Vieste non poteva limitarsi a vendere il mare o il posto letto, bensì doveva vendere la sua anima, la sua identità. E qui, inevitabilmente, arriva una delle critiche che lui rivolgeva spesso agli operatori e anche alla politica locale: l’assenza di una visione comune. “Carlo era amico degli operatori turistici, ma li criticava pure ferocemente quando tiravano troppo la corda - ricorda delli Santi - uno dei suoi tormentoni era: “il turismo è l’ipocrisia del paesaggio”. Perché vedeva il rischio di un paese che pensava solo ai posti letto, agli alberghi, ai numeri, senza capire che il turista vive il paese intero”. In questo il discorso diventa attuale, poiché molte delle riflessioni che Nobile faceva trenta o quarant’anni fa sembrano scritte oggi. “Lui diceva sempre che non bastava riempire gli alberghi - spiega delli Santi - perché il turista poi esce fuori e quando lo fa deve trovare una città ordinata e pulita. Non puoi pensare solo al tuo orticello”.