Per settimane il dibattito pubblico sulla cosiddetta “superstrada garganica” si è consumato più a suon di slogan che di  documenti, nel gioco della contrapposizione dialettica tra i sostenitori, che parlano di infrastruttura strategica per rompere l’isolamento del promontorio, e le associazioni ambientaliste, le quali denunciano invece il rischio di uno stravolgimento irreversibile del territorio. In mezzo, però, è rimasta una domanda semplice che molti cittadini continuano a porsi: ma concretamente come vogliono realizzarla? Il dossier tecnico del progetto ci viene in aiuto. Leggendolo, la prima cosa che emerge è che non esiste un’unica “superstrada”, ma una serie di ipotesi molto diverse tra loro, con impatti, costi e soluzioni tecniche differenti. Il tratto più delicato è indubbiamente quello tra Vieste e Mattinata, identificato come “Itinerario 3”, cioè il collegamento che attraversa l’area più sensibile dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Ed è proprio qui che si concentra lo scontro. La soluzione più “soft” è quella che prevede l’adeguamento delle strade già esistenti, in particolare la SS89 e, in alternativa, la SP53 o la SP54. In pratica si interverrebbe sull’attuale viabilità con allargamenti, rettifiche di curve, nuove rotatorie e piccoli tratti in variante per migliorare sicurezza e tempi di percorrenza ma senza creare un tracciato completamente nuovo.

“Dopo lunghe battaglie, il Governo, attraverso il PNIISSI, ha finanziato con circa nove milioni e mezzo di euro la progettazione esecutiva della diga di Palazzo d’Ascoli. Purtroppo, però, sono in fase di autorizzazione impianti eolici che ricadrebbero proprio nell’area in cui dovrebbe sorgere l’infrastruttura, nel territorio del Comune di Ascoli Satriano. Una scelta che rischia di compromettere definitivamente la possibilità di realizzare un’opera indispensabile per alleviare il problema idrico della Capitanata”.

Sulla carta erano tutti dalla stessa parte. Nessuno dei presenti nella sala consiliare di Vieste si è detto contrario al completamento della Superstrada del Gargano. Tutt’altro: politici, amministratori, comitato promotore e cittadini hanno continuato a ripetere la stessa parola: “necessaria”, soprattutto quando il discorso si è spostato sulla sanità, sui tempi di percorrenza e sull’isolamento del promontorio. Eppure, proprio mentre tutti si dicevano favorevoli all’opera, il confronto è finito spesso per trasformarsi in uno scontro politico imbastito di accuse reciproche, rivendicazioni, ritardi rinfacciati e responsabilità scaricate sugli altri. Alla fine, quindi, l’assemblea pubblica sulla Superstrada del Gargano andata in scena nella sala consiliare di Vieste sabato 16 maggio  si è chiusa senza una proposta operativa condivisa, senza un cronoprogramma, senza un documento politico unitario e, soprattutto, senza quei rappresentanti nazionali e tecnici che molti si aspettavano di vedere seduti ai tavoli. Paradossale, se si pensa che sul principio erano praticamente tutti d’accordo. Nessuna voce fuori dal coro, nessuna nota di dissenso. Ciò nonostante il confronto è stato difatti una resa dei conti politica, in cui non sono mancate accuse di immobilismo e continui scaricabarile sulle responsabilità degli ultimi anni. La sala del consiglio comunale appariva piena. Ma la sala consiliare di Vieste resta comunque uno spazio ridotto. Fuori, il resto della città sembrava vivere il sabato sera quasi normalmente. Qualcuno ironizzava: forse molti stavano scegliendo la pizza del fine settimana invece di discutere dell’opera pubblica più evocata degli ultimi vent’anni sul Gargano. Assenti anche gran parte degli ambientalisti, almeno quelli più esposti nel dibattito pubblico degli ultimi anni. Assenti diversi sindaci garganici: oltre al Sindaco di Vieste, solo il Primo Cittadino di Peschici Luigi D’Arenzo ha ritenuto di dover essere presente - i rappresentanti di Rodi Garganico, Mattinata, Vico del Gargano non pervenuti. Assenti Raffaele Piemontese e Rossella Falcone. Assenti parlamentari nazionali del territorio, eccezion fatta per l’onorevole Giandiego Gatta. Assente l’Anas. E proprio questa assenza è diventata uno dei temi centrali del confronto.
Ad aprire la linea più dura è stato il sindaco di Vieste e presidente della Provincia di Foggia Giuseppe Nobiletti, che ha scelto un tono piccato. Più che rilanciare l’ottimismo, ha messo sul tavolo il rischio concreto che l’opera resti bloccata ancora a lungo: “Dal 2022 sono passati quattro anni e chi stava al governo non ha fatto niente. Non sono state messe risorse, non è successo assolutamente nulla”, ha detto senza giri di parole.

Doveva essere il confronto pubblico sul futuro della superstrada del Gargano. È diventato invece un lungo faccia a faccia politico, a tratti nervoso, con assenze pesanti, accuse reciproche e cittadini intervenuti direttamente dalla sala. L’assemblea convocata dal Comitato territoriale pro superstrada del Gargano nella sala consiliare di Vieste si è chiusa oltre le 20:00, dopo più di due ore di interventi e una bagarre finale che ha fotografato bene il clima attorno all’opera. A pesare soprattutto sono state le assenze. Non si sono presentati i vertici Anas invitati dal comitato già il 6 marzo. La società ha inviato una nota soltanto il giorno prima dell’incontro, facendo saltare la partecipazione. Assenti anche i sindaci di Rodi Garganico, Vico del Gargano e Mattinata, così come l’assessore regionale Raffaele Piemontese, la consigliera Rossella Falcone e gran parte dei rappresentanti politici indicati nell’invito.

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